L’imperativo è mettersi alle spalle la battuta d’arresto di Caserta e impiegare tutte le residue forze nella semifinale di coppa con la Viterbese, rinviata per le avverse condizioni metereologiche e posticipata a martedì prossimo.
L’occasione è ghiotta: il Cosenza può conquistare l’immediato riscatto e mettere subito a tacere i primi mugugni dei tifosi. Non che questi rimbrotti non abbiano ragione di esistere, perché a conti fatti i silani sono si caduti dopo 14 risultati utili consecutivi ma in campionato non assaporano la vittoria da poco più di un mese ormai.

Paradossale che, dall’inizio del periodo di parziale appannamento, le uniche prestazioni degne di nota siano arrivate al cospetto delle prime due della classe (pareggio contro il Catania nella 25°giornata di campionato, vittoria contro il Lecce nei quarti di finale di Coppa). Gli uomini di Braglia hanno invece fatto enorme fatica contro avversari abbastanza modesti racimolando un misero pareggio contro un Siracusa in special edition “catenacciara”, Fidelis Andria e Reggina. A questi si aggiunge il capitombolo con la Casertana.
Avevamo sollevato la questione già qualche settimana addietro, nell’articolo del 5 febbraio: “Cosenza, sai cosa ti aspetta d’ora in poi. Impara a infrangere le barricate”. Come in un romanzo gotico di Edgar Allan Poe, è un Cosenza che combatte con i suoi stessi fantasmi. Sono gli spettri dell’abulia offensiva: è lapalissiano che alla squadra rossoblu mancano i gol degli attaccanti, magari grazie a quelli si sarebbe evitato qualche pareggio di troppo. I numeri non mentono mai: dei 28 gol realizzati in campionato solo 7 sono arrivati dagli attaccanti; il capocannoniere è Mirko Bruccini, con 7 reti all’attivo, e di professione fa il centrocampista.
Alla vigilia della partita di coppa con il Lecce mister Braglia cercò di minimizzare l’impegno precisando che la priorità rimane sempre e comunque il campionato. A distanza di 15 giorni il dubbio che non sia così è lecito, l’atteggiamento della squadra sul terreno di gioco potrebbe fare pensare l’esatto contrario. Attenzione, puntare tutto sulla coppa potrebbe rivelarsi un autogol clamoroso. È pur sempre una competizione insidiosa e la storia ci insegna che in 180 minuti può succedere di tutto.

La certezza di trionfare, come successe tre anni or sono, non esiste: peraltro le avversarie, a partire dalla Viterbese, sono ostacoli duri da superare. E se poi ci trovassimo a fine aprile con un pugno di mosche in mano? A due giornate dal termine del campionato non ci sarebbe più il tempo materiale per recuperare posizioni ragguardevoli in chiave playoff. No, non può e non deve essere così. La speranza è che questa sia solo un’insinuazione, nulla di più.
Non c’è ragione di mettersi le fette di prosciutto sugli occhi, si tratta di una mini crisi. E se per caso siete in cerca di rassicurazioni, o di certezze, chiamatele come volete, le potrete trovare nelle parole del condottiero Braglia subito dopo la sconfitta al “Pinto” di Caserta. Sono parole che suonano come un diktat: “Una brutta gara che non si dovrà più ripetere”.
Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it.
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