“Loro stanno chiusi ma, alla prima opportunità, salgon subito e la buttan dentro a noi”.
Chissà che a Piero Braglia non siano venute in mente queste parole scritte e cantate da Max Pezzali nella canzone “La dura legge del gol”. Avrà paventato anche lui questa ipotesi, in effetti la partita di ieri tra Cosenza e Siracusa avrebbe potuto assumere la sembianze di una beffa. I padroni di casa hanno tenuto in mano il pallino del gioco per l’intera gara senza però mai riuscire ad affondare.
Le statistiche evidenziano il predominio dei silani nel possesso palla ma rimane la penuria delle occasioni da gol create. Solo un miracolo di D’Alessandro sulla battuta ravvicinata di D’Orazio, proprio sugli sviluppi dell’azione in cui la panchina rossoblu è balzata tutta in piedi per reclamare un presunto fallo di mano di un difensore aretuseo. Una squadra quella siciliana totalmente rintanata nella sua metà campo, intenta esclusivamente a spezzare ogni trama di gioco degli avversari e a portare a casa con i denti il punto cercato dal primo al novantesimo minuto.

Il pareggio può starci, non basta controllare il match per meritare il successo, né fare collezione di calci d’angolo: se l’estremo difensore azzurro avesse tremato più spesso allora Corsi & co. avrebbero avuto motivo di recriminare e prendersela magari anche con la mala sorte. Il tecnico toscano Braglia c’ha provato a scardinare il bunker ospite mutando il volto dell’attacco con l’ingresso di Baclet e Okereke al posto di Perez e Tutino, e poi provando a giocarsi anche la carta Mungo.
Non è andata, e così negli ultimi dieci minuti è apparso il fantasma della più classica delle beffe: a questo punto la prudenza ha prevalso sull’istinto, meglio evitare l’assalto all’arma bianca, meglio non prestare il fianco a eventuali ripartenze o improbabili colpi dell’ultimo minuto e agguantare il nono risultato utile consecutivo.
Fallito l’aggancio al quarto e al quinto posto, visto il contemporaneo pareggio del Rende sul campo della Virtus Francavilla. In compenso si riduce il distacco nei confronti del Trapani fermo per riposo, ridotto ora a 6 punti: il gradino più basso del podio è un obiettivo ampiamente alla portata del team rossoblu, in particolar modo dopo aver toccato con mano la scarsa consistenza delle squadre che lo precedono (Lecce e Catania escluse).

La parziale scusante del coach ospite Paolo Bianco è stata il campo in pessime condizioni (diventato ormai un amaro refrain) e le numerose assenze in organico. Non regge del tutto, l’atteggiamento costantemente teso ad innervosire l’avversario e la palla scaraventata nove volte su dieci in tribuna non rende onore alla posizione occupata in graduatoria.
Qual è la morale della favola? Il Cosenza non è più bistrattato, ora è temuto, bisognerà abituarsi all’atteggiamento ostruzionistico delle rivali di turno e mettere sul piatto la qualità necessaria ad abbattere le barricate con astuzia. Questo Braglia lo sa, non a caso ha iniziato a pungolare i suoi e a pretendere maggiore coraggio nelle giocate individuali. Sono queste che spesso regalano la vittoria nelle domeniche stregate.
Immagine di copertina dell’articolo Rosito.
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