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Meno uno a Cosenza-Catanzaro: il derby è…

Voler provare a dare un senso a quello che si prova prima, durante e dopo un derby è impresa ardua.

Il rischio che si corre è quello di diventare banali non riuscendo minimamente ad avvicinarsi a quel nugolo di emozioni e sensazioni che solo un evento come questo può suscitare nei tifosi e, perché no, anche nei protagonisti in campo. Abbiamo provato a cercare l’origine di questa espressione e su Wikipedia troviamo una plausibile ricostruzione storica: secondo il Wimbledon Football Supporters’ Handbook, i giochi di Shrove Tuesday (Martedì grasso) iniziarono nel XVIII secolo.

Cosenza-Catanzaro 2016/17 (ph.Cavaliere)
Cosenza-Catanzaro 2016/17 (ph.Cavaliere)

Il più famoso ebbe luogo a Derby quando i giovani della parrocchia di All Saints sfidarono quelli della vicina Saint Peter; parteciparono tutti gli uomini di età superiore ai 18 anni, cercando di portare la palla da una parrocchia all’altra, nel 1731 il sindaco fece un inutile tentativo di sopprimere il gioco, ripetuto ogni anno dai suoi successori fino al 1848, da quel momento il nome “Derby” fu attribuito a qualsiasi partita di calcio giocata con feroce campanilismo tra club vicini. Quindi il derby pare proprio significare sifda, rivalità, quel bisogno innaturale nell’uomo moderno di scontrarsi con il “nemico” per un effimero senso di prevalenza e superiorità.

E di queste manifestazioni lungo il nostro stivale ne ricordiamo tante: dal Palio di Siena, al Calcio Fiorentino, sino alle regate storiche delle Repubbliche Marinare ed al Gioco del Ponte pisano. Tutte manifestazioni che, con le moderne sfide calcistiche tra città e tifoserie rivali, hanno un tratto unico e comune: il bisogno di sentirsi almeno per un giorno più forte dell’altro. Allora se vogliamo intendere il senso di un derby non possiamo guardare solo all’aspetto calcistico ma, in realtà, c’è tanto di più. Il calcio oggi rappresenta un fenomeno di massa dove ognuno può sentirsi libero di essere altro da se e dove può individuare un rivale contro il quale sfogare, magari evitando l’esplosione di istinti ancestrali di violenza, le proprie ansie e la propria voglia di primato.

Esultanza finale (Catanzaro-Cosenza 2016/17)
Esultanza finale (Catanzaro-Cosenza 2016/17)

Derby, una parola semplice ma che racchiude in se mille e uno significati, ognuno di noi gli da il suo, per ognuno di noi esserci e magari vincerlo ha una motivazione diversa. Sono quelle rare manifestazioni del vivere quotidiano che “livellano”, come diceva Totò, due popoli l’uno contrapposto all’altro, che magari il giorno prima hanno condiviso lo svolgere della vita quotidiano e che continueranno a farlo il giorno dopo, ma che in quel preciso istante, esattamente in quel posto, precisamente per una strana e ancestrale motivazione, saranno contrapposti, rivali e, modernamente, acerrimi nemici.

Allora il derby è, semplicemente è, essenzialmente è. Per un solo risultato, per un solo effimero ma soddisfacente momento di gloria o per lenire le ferite di un infausto esito della disfida. Brutia me genuit, perché il derby è.

Antonio Pallo

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