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Buon viso al cattivo gioco del Cosenza, ora si cambia registro

C’è poco da dire e da commentare: non possono e non devono esserci scusanti di fronte ad una sconfitta casalinga così pesante.

Nel settennato della gestione Guarascio il Cosenza subisce il secondo e poco onorevole 0-3 da una compagine della provincia, dopo il Montalto nella stagione 2012/13 domenica è toccato al Rende espugnare il “S.Vito Marulla”. Per i silani uno schiaffone in pieno volto a tre anni esatti dal trionfo in Coppa Italia.

Il gol fallito da Okereke (ph. Mannarino)
Il gol fallito da Okereke (ph. Mannarino)

Un anniversario celebrato nel peggiore dei modi, con un’inaspettata debacle che ha fatto infuriare i tifosi. Il pubblico di fede rossoblu non ha risparmiato proprio nessuno, cori e invettive rivolti al patron, al ds e in ultimo alla squadra, che in una sorta di mea culpa è andata al gran completo sotto i settori più caldi a prendersi i giusti rimbrotti.

Il Rende vince comportandosi da Rende, capitalizzando al massimo le azioni di contropiede e le palle vaganti, per poi approfittare delle distrazioni degli avversari. Le ambizioni del Cosenza di mettere le mani sul derby avevano già subito una mazzata nel primo tempo, quando in realtà i padroni di casa, per numero di occasioni create, non stavano affatto demeritando.

Pesa come un macigno sull’economia del match la svirgolata clamorosa di Okereke sotto porta. Gettata alle ortiche l’occasione del possibile vantaggio l’undici di Braglia ha perso gli equilibri, si è sfaldato e, come nell’era Fontana, è stato messo al tappeto con due ripartenze letali finalizzate da Actis Goretta e Viteritti.

Gli eventi della gara hanno travolto i rossoblu: mister Braglia conosceva bene i pregi della compagine biancorossa e anziché contrastarli, si è fatto di tutto per metterli in mostra. Il solito annosissimo problema della scarsa precisione degli avanti rossoblu ha fatto il resto, sono stati riservati scampoli di partita a tutti i componenti del reparto offensivo, per ognuno di loro un aggettivo non solo alla singola prestazione ma alla stagione complessiva: Okereke gigioneggiante, Baclet inesistente, Tutino fumoso, Perez ectoplasmico, Mungo confusionario.

Negativo il bilancio dei derby disputati in questo campionato: una sola vittoria, sul campo della Reggina, poi tre pareggi e due sconfitte. La parte più difficile viene ora, dopo aver toccato il fondo bisogna trovare le motivazioni per ripartire e affrontare gli ultimi due impegni con la Virtus Francavilla in trasferta e il Trapani in casa. Dopo ci saranno i playoff e i silani dovrebbero parteciparvi, ma con quali prospettive e soprattutto con quali credenziali?

Mister Braglia durante la partita di domenica (ph. IlCosenza.it)
Mister Braglia durante la partita di domenica (ph. IlCosenza.it)

C’era una crepa nei rapporti tra ambiente e club che si è trasformata in una voragine, ci siamo finiti dentro tutti, dagli addetti ai lavori fino ai singoli dirigenti, staff e calciatori. Chi ha strenuamente tentato di difendere l’indifendibile, di salvare il salvabile per puro attaccamento ai colori o semplicemente per mantenere a galla il “progetto” è costretto ad alzare bandiera bianca di fronte alla propria onestà intellettuale e all’amore della verità.

Chi può tirarci fuori dal burrone se non un programma lungimirante e solido? Questa è la nostra unica salvezza, da affidare a uomini di calcio (leggi alla voce Direttore Generale, figura mancante nei quadri societari), a personaggi che le dinamiche di questo sport le conoscono in profondità avendolo praticato in prima persona o lavorando nel settore da anni. L’improvvisazione non paga: non l’ha fatto finora, perché dovrebbe farlo adesso che l’asticella delle pretese e delle aspettative si è inevitabilmente alzata a dismisura?

Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it.

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