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“Anime Nere” conquista critica e pubblico al Festival di Venezia

Anime Nere, film di Francesco Munzi in gara al Festival di Venezia e ispirato all’omonimo romanzo, ha conquistato critica e pubblico

Vendette, legami di sangue e faide nella Calabria contemporanea. Questa la trama di “Anime Nere”, diretto dal regista Francesco Munzi, che ha riscosso parecchi consensi al Festival del Cinema di Venezia sia da parte della stampa sia dal pubblico, che gli ha riservato ben 13 minuti di applausi.

"Anime Nere", film ispirato al romanzo sulla 'ndrangheta, conquista critica e pubblico al Festival di Venezia
“Anime Nere”, film ispirato al romanzo sulla ‘ndrangheta, conquista critica e pubblico al Festival di Venezia

Qual è il segreto del successo di “Anime Nere”? Francesco Munzi non ha dubbi  “è merito del corto circuito che provoca questa storia, con un piede nell’arcaico e un altro nel contemporaneo. Siamo in una delle terre più sconosciute e selvagge d’Italia, l’Aspromonte e questa storia, tratta dall’omonimo libro di Gioacchino Criaco  mi ha colpito profondamente, un innamoramento che mi ha portato in tre anni a convincere i produttori e a riuscire a realizzare questo film sulla carta non certo facile“.

La trama parla di tre fratelli: Luigi, Rocco e Luciano. Luigi, il più giovane, scappa dalla Calabria dopo l’omicidio del padre e diventa un trafficante internazionale di droga, Rocco si è trasferito a Milano e fa l’imprenditore. A prima vista un borghese comune, in raltà vive grazie al denaro sporco di Luigi. Infine Luciano, il maggiore, è rimasto nella sua terra per cercare di scampare alla ‘ndrangheta. Ma quando il figlio ventenne Leo fa di tutto per farsi notare dalla ‘ndrangheta, Luciano dovrà realizzare, non con poco amaro in bocca, che quello è il destino ineluttabile della sua famiglia.

La pellicola è prodotta da CinemaUndici e Babe Films in collaborazione con Rai Cinema, uscirà il 18 settembre e verrà distribuito dalla Good Films in più di 100 copie. Le riprese sono state effettuate nei veri luoghi citati nel libro, da Africo a Locri passando per Bianco e Bova e il cast, oltre a contare numerosi attori non professionisti che recitano in dialetto, può vantare nomi del calibro di Marco Leonardi, Barbara Bobulova, Peppino Mazzotta, Anna Ferruzzo, Fabrizio Ferracane e Giuseppe Fumo i quali (ad eccezione della Bobulova che interpreta un personaggio milanese) hanno dovuto imparare il dialetto africese per rendere il risultato ancora più realistico. “Ho avuto inizialmente un approccio documentaristico, ero pieno di pregiudizi, per me quella zona era un punto sulla cartina, invece le cose sono andate diversamente. Da Africo si può vedere meglio l’Italia perchè ho scoperto che esiste ancora una ‘questione Sud’, un’estraneità al Paese che si sente molto e che il dialetto in qualche modo rivendica e marca“, aggiunge il regista.

Mario Caligiuri, l’assessore regionale alla cultura, ha accolto la notizia positivamente, ma senza nascondere qualche riserva “Mi fa piacere che il film di Munzi porti la Calabria al Lido, che si tratti di un film tratto da un romanzo di uno scrittore calabrese e che sia stato applaudito. Ma quello che non è accettabile è assistere all’uscita di titoli e articoli di commento che trasudano stereotipi sulla Calabria ‘a mano armata’ e sull’equazione calabresi-’ndrangheta che certamente respingiamo e che non ci appartiene“.

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