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Top & flop: le pagelle di Siena-Cosenza

Ancora non ci credo che siamo tornati in serie B dopo 15 lunghissimi anni! Mi sembra i tornà guagliunieddru, che emozione! E’ la vittoria di tutti, nonostante gli immancabili tentativi d’u priavite i turnu di guastare la festa collettiva, introducendo nell’ambiente rossoblu degli elementi di irrazionale oscurantismo medievale. Si beghiceddre i paise sono tipiche delle piccole realtà. Nua simu Cusenza, cioè una grande piazza libera, critica e democratica. I tifosi hannu i fà i tifosi, cioè devono esaltarsi nelle vittorie e criticare quannu i cose un vannu bone. Del resto, critiche ed elogi sono le due facce della stessa medaglia, ossia quella della spontaneità dell’essere tifoso di calcio . Prendendo spunto dalla celebre frase di mister Mutti, “se volete lo spettacolo andate al Rendano”, pì i prediche ci su misse a duminica. Insomma, va bene l’apologia ma attenzione picchì simu intru u 2018! E nente, a mia fà già rida cussì. Godimuni sa vittoria, buona serie B a tutti!

Umberto Saracco (ph. IlCosenza.it)

SARACCO 10 (“U politico d’a prima repubblica”): Calmo, pacato e serafico fino a quando il pallone non arriva dalle sue parti. In quelle circostanze diventa un animale. Para unu i chiri politici da DC o du P.C.I. nati pi fà politica e formatisi nelle segreterie dei partiti. Peccato per il rigore perchè si era tuffato benissimo ed era quasi arrivato a prendere il pallone.

IDDA 10 (“U macellaru”): E’ uno dei protagonisti indiscussi dei playoff rossoblu. Un c’ha lassatu nente, mancu i musche. Ha palìatu tutti e tuttu e ha chiusu a difesa. In una forma psicofisica mostruosa. Davanti a iddru puru Messi si fussa cacatu intra na grasta.

DERMAKU 10 (“U muru”): Il gigante italo-albanese è la colonna difensiva dei lupi. E’ completo perchè riesce a coniugare forza fisica (ionna è dua metri), rapidità e qualità nei disimpegni. Anche a Pescara blocca tutti i varchi, anche se non era facile contro un cliente difficile come Marotta. Infatti, l’attaccante senese riesce a s’arrobbà nu rigoricchio cu na simulazione plateale. Ma in quella circostanza è statu nu pollo (o nu curnutu) l’arbitro.

CAMIGLIANO 10 (“U compare”): Gioca una partita gagliarda, tosta, vibrante. E un fa nente si liscia chira palla ca consente a Marotta i si jettà e di s’arrobbà nu rigore. E’ un guerriero e lo ha dimostrato dando grande solidità ad un pacchetto arretrato che già poteva contare sulla macelleria di Idda e sulla maestosità di Dermaku.

CORSI 10 (“U lupu onorario”): U capitano n’ha fattu scialà puru a Pescara e non poteva essere altrimenti. Sentiva fortissimamente la responsabilità del suo ruolo: avìa di guidà tutta Cusenza in serie B ed è stato impeccabile. Anzi, il suo nome ed il suo volto rimarranno scolpiti nella leggendaria storia del calcio cosentino. La foto che lo immortala mentre alza la coppa in mezzo ai suoi compagni sarà presto posizionata nella Hall of Fame realizzata dall’Associazione Cosenza nel Cuore all’interno del tunnel del nostro tempio.

BRUCCINI 10 (“U raffinatu”): Iddru è u nobile d’a squadra. U blasone si vida appena tocca a palla. Arriva a Pescara in ottima forma fisica e mentale. Infatti, gioca una partita spaziale condita col gol che apre le danze ca pi mia è stata n’emozione nuova, quasi sadomaso. Piacere e dolore. Vi giuru, aru gol i Bruccini ei abbuscatu tanti i chiri paccari ca si mi minava intra Cusenza era miegliu!

Il gol di Bruccini

PALMIERO 10 (“U prufissuricchiu”): A sa partita è statu totale, nel senso ca ha ‘mmischatu qualità e quantità come solo i veterani sanno fare. Iddru è tipo Saracco: su giovani ma viecchi al tempo stesso. Scherzi a parte, la sua finale è da incorniciare. Si sapìa ca sa partita si vincìa a centrocampo. E qual è u problema? C’è Palmiero ca fà u banco! Da segnalare, inoltre, l’assist per il gol di Allan.

MUNGO 10 (“U forsennatu”): Vo paglia pi cientu cavaddri. Fuja a destra, a sinistra, supa e sutta u campu. E’ ovunque e aggredisce il pallone con la ferocia del vero lupo. La sua finale è di grande intensità e generosità. Ha dato tutto se stesso per la maglia rossoblu.

D’ORAZIO 10 (“U fenicottero”): Corsa, grinta, precisione e qualità, signori e signore u fenicottero è tutto qua. Mamma chi finale ca ha jocatu: padrone incontrastato della fascia sinistra. E pu cu chiru tunnel i suola…mu signu visto e rivisto forse mille vote!

TUTINO 10 (“U campione…chiru vero”): Se all’inizio della stagione avìamu nu campiune i vave sup’u web (Caccavallo), iannu avanti su cazz’i campione l’amu truvatu pi daveru e si chiama Gennaro Tutino. A Pescara ha fatto una gara pazzesca impreziosita da un assist e da un gol alla CR7. Gennarì, vida c’avissi i fà, in serie B rimani cà!

OKEREKE 10 (“U nivuru i whatsapp”): Autentica spina nel fianco o, dato il suo soprannome, ancun’atra cosa della difesa senese. Corre e pressa come un matto e con la sua velocità tiene costantemente in apprensione la squadra di Mignani. Grazie ad un suo intelligente movimento Tutino trova via libera per sbunnare la porta dei toscani e mandare in paradiso i lupi. I playoff lo hanno consacrato sempre decisivo.

DALLA PANCHINA

CALAMAI 10 (“U motorinu”): Subentra a Mungo per dar nuova linfa al centrocampo rossoblu. Ovviamente, porta a termine il suo compito in maniera ottimale. Del resto, per tutto il campionato, ha avuto un rendimento spaventoso. Sfiora anche un gol ma, a dire il vero, mi para ca sill’è fumatu. Ma va benissimo così. Anzi, no. Addi pagà na cena a Manolo, il suo mental coach.

Baclet con mister Braglia (ph. Mannarino)

BACLET 10 (“U ciùatu totale”): Trasa, signa e chiuda i partite. A Cusè simu tutti ciùati pi Baclè, che, comunque, è a sua volta u chiù ciùatu i tutti. Alzi la mano chi un si volissa abbrazzà ad Allan. Al di là du coro personalizzato, d’i mojito e di tutta l’euforia ca su guagliune ha saputu portà intr’a tifoseria rossoblu, è stato il quid pluris dei lupi durante i playoff. Il gol che ha regalato la serie B al popolo rossoblu non poteva che essere il suo. In queste magiche settimane, ho provato sensazioni antiche nel sentire i bambini gridare i nomi dei calciatori rossoblu mentre jocavanu a porta tedesca. Il nome più gettonato dai lupacchiotti era il suo. E chi ni facimu i Messi, Ronaldo e Neymar…nua avimu Baclè e avimu tuttu!

PEREZ 10 (“U ‘ntostinu”): Entra benissimo in partita ed aiuta i compagni a portare a compimento questa impresa straordinaria. Apre spazi e mina paccari. E’ il Perez che abbiamo conosciuto in questa annata, cioè nu ‘ntostinu ca si fa i selfie davanti u specchiu d’a palestra cu tutti i muscoli pompati appena finiti l’esercizi. Rimarranno indelebili le sue lacrime di gioia al termine della semifinale contro gli austriaci del Sudtirol ma si l’annu prossimo un comincia a ‘mpizzà ni vidi chianti! Comunque, grande cuore e grande spirito per il soldato.

BONIOTTI 10 (“U bravu guagliune”): S’è fattu i cazzi sua pi tuttu u campionato. Mai una parola fuori posto e sempre al fianco dei compagni. Ogni qualvolta Braglia lo ha chiamato in causa ha dato il suo contributo con estrema diligenza. U deci s’u merit puru iddru, come del resto tutti i calciatori protagonisti diretti ed indiretti di questi magici playoff.

LOVISO 10 (“U pitture”): Anche lui, come Boniotti, entra allo scadere e contribuisce alla realizzazione del sogno rossoblu. E’ un ragazzo importantissimo nello spogliatoio silano, un allenatore-giocatore sempre pronto a dispensare consigli e massime d’esperienza. Si Palmiero è nu prufessure picciriddru, iddru è nu prufessore ordinario. A firma sua l’ha lassata indelebilmente supa a semifinale i ritorno contro u Sudtirol curi dua pittate geniali presupposti delle reti dell’accesso alla finalissima di Pescara.

All. BRAGLIA 10 e lode (“U mastrune”): Nessun termine del nostro magnifico dialetto rende bene l’idea di chi e cosa è Piero Braglia se non nu mastrune. A Pescara compie l’ennesimo capolavoro tattico che, a su giru, travolge inesorabilmente il giovane Mignani. Durante la gara è un fiume in piena e conduce i suoi giocatoria alla conquista della gloria. I cazzìatuni, con relativa minaccia di sostituzione, nei confronti di Tutino e Okereke, colpevoli semplicemente i respirà nu pocu dopo u dua a zero, fanno capire compiutamente i motivi per i quali u Cusenza ha vinto, anzi ha stravinto i playoff, demolendo ogni avversario che gli si poneva davanti: la fame da lupi e la voglia di superare i propri limiti e di scrivere una pagina di storia. La promozione del Cosenza certifica quanto sia importante avere un allenatore di un certo tipo per raggiungere i risultati. “Guarà, intelligenti pauca, la continuità tecnica è il mezzo per affrontare al meglio il prossimo campionato di serie B che, come da tradizione per la cadetteria, sarà logorante e tremendamente difficile”.

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