In quasi due ore il comico emiliano Gene Gnocchi al Cine Teatro Garden di Rende riesce a rappresentare l’aspetto umoristico della realtà, in un susseguirsi di sacro e profano, elementi delle cronache dei nostri giorni, politica, religione e sport, in un mescolanza a tratti davvero esilarante di gossip, esasperazioni di alcuni personaggi, cronaca rosa ,allusioni al sesso e ai tabù legati ad esso ( una delle peculiarità del mattatore emiliano è quella di costruire cerchi concentrici intorno a tematiche leggere ).

La sua caratteristica principale è quella di rendere le scenette iper-reali, cioè la sua arte di comico e umorista italiano va oltre la risata, più che definire l’approccio alla realtà che è espresso nell’umorismo, mira a descrivere tutte quelle circostanze della vita quotidiana che, con molta probabilità , accomunano la maggior parte delle persone, in modo da avvicinare sempre di più il suo pubblico al suo tipo di teatro, alle rappresentazioni quasi vere, catturando applausi, partecipazione e tanta allegria.
Uno spettacolo che viene presentato come penultimo appuntamento della rassegna teatrale del Rende Teatro Festival, la cui organizzazione è del direttore artistico Alfredo De Luca ( Dedo Eventi) mentre la comunicazione è di Nestore Verre della For&ver Creative Company e con il patrocinio del Comune di Rende; durante lo show “Cose che capitano…..Ancora”, il comico di razza Gnocchi appare perfettamente a suo agio accanto alla gente che lo ascolta, ride insieme a lui e partecipa quando lo stesso comico si rivolge simpaticamente dal palcoscenico a qualcuno di loro, improvvisando anche battute tête-à-tête.
Sono “cose che sono capitate a sua insaputa”, quelle stesse cose che al volto noto del programma Dimartedì condotto da Giovanni Floris, o meglio ancora al conduttore di punta delle domeniche sportive, di Striscia la notizia e di altri format di satira allo stato puro,lo hanno accompagnato nel corso della sua carriera tra alti e bassi, marcando però il confine tra le storie che chiudono un’identità e quelle che aprono alla ricerca di un sé da scoprire e da inventare; difatti la carriera di un comico va sempre inventata, un comico deve studiare il suo personaggio e lo deve fare con grande spirito di sacrificio, sottolineando l’importanza del ragionamento, ed imparando soprattutto a conoscere gli argomenti in tutte le sue forme, in fondo l’arte, il mestiere degli attori, degli interpreti consiste proprio nella capacità di immedesimarsi nei racconti e nei siparietti da portare in scena.
Nella prima parte dello spettacolo arriva in veste di Gene Gnocchi, successivamente in quella di un cantante quasi rock che insieme al suo chitarrista “sui generis” compongono pezzi belli e brutti secondo gli schemi interpretativi di un pubblico in grado di percepire lo scorrere del tempo, dei cambiamenti e di una comicità vivace, sagace e per niente scontata.
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