Sarà un weekend senza calcio in riva al Crati, così come sui campi dei principali campionati del bel paese.
Riflettori puntati sui palcoscenici internazionali dove andranno in scena le gare valide per le qualificazioni alla fase finale di Euro 2020, il primo della storia a non avere una sede fissa bensì uno svolgimento itinerante.

Si tratta dell’ultima sosta del campionato cadetto: da venerdì 29 marzo, con l’anticipo tra Cremonese e Verona, parte il rush finale. Non ci sarà più tempo per respirare, una serie di impegni ravvicinati porteranno tutti d’un fiato verso la conclusione della regular season. Il Cosenza, nella fattispecie, terminerà in anticipo rispetto alle altre chiudendo il suo torneo alla penultima giornata in quel di Salerno, dove si augura di arrivare con la salvezza già in tasca.
La classifica dice che la compagine rossoblù ha piantato radici solide nella terra di mezzo, lontana sei punti dalla griglia playoff e distanziata sempre di sei punti da una posizione che condannerebbe a giocarsi la permanenza in serie B in due accesissime sfide playout. Per scongiurare quest’ultima ipotesi e mettersi al riparo da un epilogo thrilling l’undici di mister Braglia è chiamato a raccogliere tra gli otto e i dieci punti nelle restanti otto gare.
Iniziando magari dal prossimo match casalingo contro il Palermo secondo in classifica. La vittoria in casa rossoblù manca dallo scorso 26 febbraio, quando a cadere nel fortino bruzio fu il Carpi, rispedito in Emilia con le pive nel sacco dal diagonale vincente di Gennaro Tutino. I silani hanno poi rallentato il passo, collezionando un solo punto nelle successive tre gare e vedendo così ridursi il margine oltre la soglia di sopravvivenza.
Oltre a sottolineare le funzioni terapeutiche che questa sosta avrà sull’organico rossoblù, con i probabili recuperi di elementi chiave come il playmaker partenopeo Luca Palmiero, è interessante guardare al passato ed evidenziare le differenze con le situazioni di classifica dei lupi prima degli altri stop forzati imposti dal calendario. Alla settima giornata, all’indomani del pareggio strappato in extremis sul campo del Carpi grazie al fendente da posizione impossibile di Báez, il Cosenza languiva tristemente in penultima posizione appaiato al Venezia a 4 punti e preceduto dal solo Livorno.

Poco meglio al gong della dodicesima giornata, che anticipava la seconda sosta stagionale: Lecce corsaro al “San Vito Marulla” e silani che rimangono in quartultima posizione a 8 punti distanziati di tre lunghezze dal Padova (oggi i veneti sono sotto di ben 11 punti). Al cenone di San Silvestro, prima della lunga sosta invernale, i calciatori rossoblù si presentano in smoking, con la tranquillità di chi ha superato in scioltezza le difficoltà iniziali e ora osserva con sguardo fiero cinque compagini dall’alto in basso, il che equivale ad essere virtualmente salvi.
Se si guarda ad oggi si può dire che la vita sorrida alla compagine rossoblù. Quella di mister Braglia, a detta dello stesso tecnico, è diventata una squadra di categoria. Attributi al posto giusto, solidità e organizzazione: tutte caratteristiche lodate anche da un tecnico esperto e navigato come Serse Cosmi, da poco approdato sulla panchina del Venezia. Per l’entourage tecnico rossoblù c’è solo da compiere l’ultima delle dodici fatiche: portare vivo il lupo, guardiano della Sila, alla via della salvezza.
(Immagine di copertina IlCosenza.it)
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