Durante il consiglio comunale del 07/08/2019, recante ad oggetto “approvazione dello Statuto comunale”, i consiglieri di minoranza Pietro Marasco (Movimento 5 Stelle) e Arsenia De Donato (Voci in Cammino), quali membri della commissione consiliare istituita per la redazione dello Statuto, hanno ritenuto opportuno non partecipare alla discussione (abbandonando l’aula) e, soprattutto, chiedere il rinvio del punto all’ordine del giorno, adducendo come motivazione alla loro scelta il mancato coinvolgimento della Cittadinanza nella redazione dello stesso.

Più volte, nel corso delle numerose commissioni, gli stessi esortavano gli altri membri della maggioranza ad aprirsi ai cittadini per coinvolgerli e renderli partecipi delle decisioni adottate; inoltre, nel corso dell’ultima conferenza dei capigruppo questa richiesta è stata inoltrata per l’ennesima volta, anche alla presenza del presidente del Consiglio comunale. Al netto delle bugie dette da alcuni membri di maggioranza della commissione, e in particolare dal presidente Anna Teresa Gagliardi, l’invito a coinvolgere i cittadini resta agli atti della stessa commissione. Non si contesta il contenuto dello Statuto, ben fatto ed innovativo, ma le modalità adottate negli ultimi mesi per giungere alla sua approvazione.
Proprio per questo, avremmo certamente approvato lo Statuto, ma solo dopo averlo discusso e portato a conoscenza dei cittadini. Rileviamo come il Movimento Presila Unita, fautore della fusione del Comune Unico, abbia oggi definitivamente tradito la sua natura e i suoi ideali di partecipazione e coinvolgimento diretto della Cittadinanza alla cosa pubblica, tanto sbandierato in campagna referendaria prima ed elettorale poi, asservendosi totalmente ai desiderata della maggioranza, appoggiandone in toto le scelte e, costituendo, nei fatti, la ruota di scorta della maggioranza stessa. Maggioranza che ha ignorato la richiesta di rinvio del punto all’ordine del giorno, avanzata non solo dai consiglieri Marasco e De Donato, ma anche dagli altri membri di minoranza presenti in aula, procedendo alla votazione e determinando, di fatto, la presunzione ed arroganza di approvare in autonomia uno Statuto che dovrebbe rappresentare le regole di base di una comunità e che per questo richiederebbe la massima condivisione e coinvolgimento; scelta questa, che ha costretto gli altri membri di minoranza presenti in aula ad abbandonare la stessa al momento della votazione.
Vai al contenuto




