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La psicoterapia cognitivo-comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una disciplina scientificamente fondata, attualmente considerata la più valida tra i modelli proposti per il trattamento della maggior parte dei disturbi psicologici.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale
La psicoterapia cognitivo-comportamentale

Questo approccio prevede una complessa correlazione tra emozioni, pensieri e comportamenti e ricorre, nella maggior parte dei casi, alla spiegazione più semplice e al recupero del senso comune. Si va a lavorare sulle distorsioni cognitive, infatti non sono gli eventi a creare il disturbo quanto piuttosto la modalità con cui a livello cognitivo noi interpretiamo quell’evento (leggi di più su Psicoterapia Scientifica).

Cosa significa cognitivo?

Cognitivo significa che l’espressione manifestata da un soggetto in un comportamento deriva sempre da uno stato mentale e non è l’esito di un automatismo. Nell’approccio cognitivo, sia le doti innate che quelle acquisite dopo, non sono considerate come automatismi ma come strumenti che il soggetto utilizza liberamente. Questi strumenti sono infatti conoscenza (cognitivo letteralmente significa conoscenza) usata dall’individuo. La visione dell’aspetto cognitivo è incentrata sul soggetto e mette in primo piano emozioni e sensazioni che solitamente vengono un po’ trascurate.

Di conseguenza, le abilità cognitive sono quei processi attraverso i quali un soggetto percepisce, manipola, registra e esprime informazioni, che utilizza in qualsiasi compito che affronta. Alcune delle competenze cognitive di base sono: la percezione (come si cattura un’informazione attraverso i 5 sensi), riconoscimento (capacità di categorizzare un oggetto), attenzione (funzione che permette di elaborare le informazioni), memoria (capacità di immagazzinare ricordi e recuperarli a distanza di tempo), abilità motorie, linguaggio e funzioni esecutive (processi cognitivi superiori che dirigono e controllano le abilità di base).

Ogni abilità cognitiva coinvolge una specifica parte del nostro cervello. Infatti, disfunzioni o lesioni cerebrali possono andare a compromettere una o più di queste abilità.

Il metodo cognitivo-comportamentale

Questo orientamento si fonda sulla Teoria Cognitivista che afferma che alla base di un disturbo psicologico ci siano distorsioni ed errori di pensiero che generano convinzioni errate, che nel tempo si trasformano in veri e propri schemi mentali, difficili da sradicare. Altra teoria importante è quella comportamentale, che cerca di esaminare e ristabilire i processi psico-cognitivo e quello disfunzionali alla base della psicopatologia. La parte emotiva dell’individuo non viene assolutamente trascurata, anzi è messa in primo piano. Il soggetto deve imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni.

Altri obiettivi del metodo cognitivo-comportamentale sono: la riduzione dell’evitamento di particolari situazioni, la ristrutturazione dei pensieri, l’agevolazione delle proprie capacità nel far fronte a situazioni difficili. Non è infatti una situazione in sé a procurare il disturbo e generare stati negativi per il paziente, ma il modo in cui lui reagisce e dà significato a ciò che è successo.

Il metodo cognitivo-comportamentale serve a trattare:

  • Ansia e attacchi di panico
  • Depressione
  • Disturbi psicosomatici
  • Disturbi alimentari
  • Dipendenze
  • Disturbi sessuali
  • Disturbi del sonno

Il fine del metodo cognitivo-comportamentale è quindi quello di promuovere un positivo cambiamento nei pazienti, alleviare la sofferenza emotiva e permettergli di vivere una vita appagata e serena. È utile sia per i disturbi in ambito psicologico che comportamentale. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è orientata allo scopo, centrata sul problema attuale, mirata ad una collaborazione tra paziente e terapeuta, mira a rendere il paziente terapeuta di sé stesso.

Tecniche cognitivo-comportamentali

Le tecniche utilizzate nell’approccio cognitivo-comportamentale sono un mix tra quelle usate dagli psicoterapeuti del comportamentismo e quelle dei cognitivisti. Due caratteristiche, molto importanti, che accomunano tutte le tecniche sono quelle di essere strutturate e direttive. Ogni seduta viene organizzata dall’inizio, in modo da sapere quali argomenti si andranno a trattare durante il colloquio. Vengono assegnati dei compiti al paziente, tra una seduta e l’altra ed è prediletto l’uso di un diario dove registrare le proprie emozioni.

La tecnica più usata è quella della Desensibilizzazione sistematica, utilizzata nel trattamento delle fobie, si basa sul principio che non è possibile essere, nello stesso momento, ansiosi e rilassati. Si cerca di creare stati di ansia mentre il paziente è in uno stato di profonda calma, questo per aiutarlo a rimanere calmo anche in situazioni problematiche. La terapia inizia con un colloquio e con la somministrazione di test della personalità.

Un’altra tecnica utilizzata è l’allenamento al comportamento assertivo, che serve a superare angosce e inibizioni sociali al fine di favorire il rapporto interpersonale. Si parte sempre da situazioni facili, andando via via a toccare quelle più difficili. Il paziente impara a sviluppare l’autocontrollo, apprendendo nuove tecniche e comportamenti che poi fa propri.

Infine abbiamo la tecnica del Condizionamento avversativo, che si basa sul concetto per cui se una risposta è seguita da un dolore, la sua risposta ne risulta indebolita. Viene utilizzata per il trattamento delle dipendenze, in particolare quelle da alcool, fumo o disturbi alimentari e sessuali. Oggi è la meno praticata proprio a causa della questione “dolore”. Lo stimolo negativo viene somministrato attraverso immagini nocive o negative (lo stare male per l’ubriaco, ad esempio).

Le tecniche servono ad allenare il paziente al riconoscimento del meccanismo che genera la sensazione negativa. Servono anche a trattare le credenze che sono alla base dei pensieri automatici. Un altro approccio usato spesso è quello del Problem Solving che si basa sulla capacità di affrontare eventi esterni stressanti. All’inizio il paziente viene aiutato a vedere la soluzione fino al momento in cui riesce ad essere autonomo.

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