Banner Conad

Cosenza, quando Pescara dà e poi dopo (forse) toglie

Cosenza, un triste epilogo? Forse non ancora. Ieri i Lupi cedono anche, ancora, contro il Pescara in uno stadio che i Cosentini conoscono bene e che, ancora, rimbomba delle urla di gioia.

2-1 il risultato allo stadio ‘Adriatico G.Cornacchia’ di Pescara in favore dei padroni di casa. Dopo un primo tempo da applausi, qualche tentennamento ed errori nel secondo, arriva la quarta sconfitta consecutiva per un Cosenza che non meritava assolutamente di perdere, non così, non su quel terreno.

Una traversa di Pierini, la palla che proprio non voleva entrare, l’espulsione ancora ingiustificata di Sciaudone, non hanno aiutato certo un Cosenza che probabilmente ha messo in campo tutte le sue armi possibili.

La partita di ieri ha chiaramente dimostrato quanto il problema mentale sia ben superiore di quello tecnico. La fame, la pressione, l’ansia e la responsabilità stanno impadronendo la mente dei calciatori e non solo.

Una partita che avrebbe giovato, rasserenato e probabilmente calmato gli animi per qualche giorno ma che, invece, ha rafforzato ancor di più il pensiero che qualcosa in questa squadra proprio non vuole andare. Ma cosa!? 

Gli occhi di Kevin Marulla a fine partita, le lacrime degli oltre 100 supporters rossoblu al fischio finale dell’arbitro, i sorrisi spenti, le maglie a coprire il volto, i restanti tifosi increduli davanti la tv, hanno forse dato un triste epilogo a questo campionato che è diventato quasi un incubo.

A distanza di 2 anni dalla promozione, su quella stessa erba dove Capitan Corsi alzò il trofeo che decretò il Cosenza vincitore dei play-off, probabilmente si è verificato il definitivo declino di una squadra che, con le unghie e con i denti, non riesce più a risalire da un baratro che diventa sempre più profondo.

Quando uno stadio solo 2 anni prima è in grado di regalare una gioia attesa oltre 15 anni e poi, in una sola partita, riesce a togliere quella piccola speranza che ormai era rimasta condannando ad un triste destino.

Lo stadio Adriatico conosce bene questi Lupi, li ha conosciuti più che bene. La rabbia, la fame, la vendetta, i sorrisi, le urla, le lacrime di gioia, il canto degli oltre 10 mila tifosi, ancora risuonano su quel terreno che ieri bruciava così tanto.

I tifosi, la squadra, la società ricordano, però, allo stadio ‘Cornacchia‘ che a tutto c’è un tempo, che il Lupo si sta riprendendo dalle proprie ferite, che ancora nulla è perduto finché non verrà decretata realmente la fine.

Qualcuno ricordi a chi ha poca memoria che il Cosenza non muore letteralmente MAI!

Condividi questo contenuto