Sabato è stata la prima partita, dopo il lockdown, con 1000 tifosi a cui è stata data la possibilità di assistere a Cosenza-Cittadella.
Potrebbe sembrare già scritto per chi crede nel destino, o solo un caso per i più scettici. Certo è, che abbiamo lasciato gli spalti dopo la gara contro il Cittadella non sapendo che sarebbe stata l’ultima partita alla quale noi tifosi avremmo assistito nello scorso campionato (serata bagnata e per niente fortunata per il Cosenza) e proprio contro il Cittadella abbiamo ricominciato a respirare aria “da Stadio” in questa nuova stagione calcistica.
Sicuramente un aria diversa, fatta di regole e divieti. Prima fra tutte vige la regola, che ha fatto e fa ancora discutere, di dare a soli mille spettatori la possibilità di assistere alle partite all’interno dello stadio. Qui, non appena varcato l’ingresso, non vi è controllo di presenza di fumogeni, piuttosto si lascia spazio alla mascherina indossata, altrimenti non si entra e si può tornare a casa, e la parola d’ordine è “distanziamento”.
E ‘per il nostro bene, certo, ma cosa pensa realmente un tifoso che viene privato del proprio spazio vitale e soprattutto cosa diventa il calcio senza i suoi sostenitori?
Da molto tempo si discute sul “calcio moderno”, ci si chiede se effettivamente questo non sia diventato uno sport d’élite (vedi le PAYTV senza le quali non si può assistere ad una partita ,o i prezzi dei biglietti che ora con la riduzione degli ingressi sono aumentati in modo esponenziale).Forse questa grave epidemia ha solo messo in luce un aspetto ormai caratterizzante di questo nuovo calcio? E cioè che gli interessi economici prevalgono su tutto?
Complesso rispondere ad un quesito così spinoso. E Forse tutto questo ai tifosi nemmeno importa perché l’amore per la propria squadra, per i propri colori, vince sempre su tutto. Cosa fai allora quando non puoi andare allo stadio ?
Ti riunisci nel bar dove ti ritrovavi con gli amici prima della partita, o in quello del tuo rione, con mascherine, distanziamento, ma INSIEME!? Perché questa è e sarà sempre una parola chiave di questo sport. Molti tifosi del Cosenza hanno accettato queste nuove disposizioni. E pur di tornare allo stadio hanno cercato di accaparrarsi un biglietto dei mille disponibili. Altri hanno deciso che fino a quando tutti non potranno rientrare allo stadio (per la regola che caratterizza i tifosi “o tutti o nessuno”) continueranno a restare uniti per la propria squadra ,sostenendola a malincuore a distanza .
Come in tutte le favole a lieto fine tutto tornerà come prima. Come quando abbracciarsi dopo un gol con uno sconosciuto in preda all’entusiasmo era un gesto così vero e spontaneo. Quando cantare uniti i cori per la propria squadra era solo espressione di una gioia pura. E, quando vedremo in campo uno spettacolo di colori, di bandiere, sentiremo cantare insieme migliaia di persone, allora grideremo tutti a gran voce che il calcio è, e resterà sempre dei tifosi.
VALENTINA MITIDIERI
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