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Processo Marlane, attesa per la sentenza

Già oggi potrebbe arrivare il verdetto di primo grado per la fabbrica tessile di Praia a Mare responsabile della morte di 94 dipendenti

Potrebbe arrivare già nelle prossime ore la sentenza nel processo di primo grado al Tribunale di Paola per i morti della Marlane, la ‘tintoria della morte’ a Praia a Mare che ha provocato, come accertato in dibattimento, almeno 94 decessi tra i suoi lavoratori.

Processo Marlane
Processo Marlane, attesa per la sentenza

Fino al 1987 era di proprietà dell’Eni poi è passata nelle mani di Gaetano Marzotto,imprenditore del vicentino. Ma nulla sembra essere cambiato perché gli ex dipendenti sono stati colpiti nel corso degli anni da tumori di vario genere imputabili agli agenti chimici che avrebbero respirato a contatto con le tinte senza tutele e protezioni. Inoltre nei terreni vicini alla fabbrica, a soli duecento metri dal mare, sono state scoperte ingenti quantità di fusti e contenitori, residui di fanghi e metalli pesanti, cromo totale ed esavalente, altissime concentrazioni di zinco, arsenico, nichel, mercurio, piombo fino anche a cinque volte sopra la soglia di tolleranza.

Secondo l’accusa il principale responsabile è l’ex sindaco di Praia a Mare, Carlo Lomonaco, che all’epoca era responsabile del reparto tintoria e per il quale i pm Paola Maria Camodeca e Linda Gambassi hanno chiesto dieci anni di reclusione con l’accusa di disastro ambientale. Pene più lievi, ma comunque importanti, sono state richieste anche per gli altri imputati: 6 anni per Pietro Marzotto, proprietario della tintoria, 5 per Silvano Storer, ex ad del gruppo, per Jean De Jaeghe, per Lorenzo Bosetti ed Ernesto Antonio Favrin (per un periodo presidente del gruppo tessile). E ancora 8 anni per Vincenzo Benincasa, 7 anni e 6 mesi per Lamberto Priori, 3 anni per Salvatore Cristallino, 4 anni e 6 mesi per Giuseppe Ferrari, 3 anni e 6 mesi per Attilio Rausse mentre l’unica assoluzione richieste è quella per Ivo Comegna. Ora per le famiglie degli operai sono momenti di attesa, aspettando giustizia.

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