Il professore Eugenio Barone, ordinario di Biochimica alla Sapienza, ha tenuto una lezione-dibattito di alto livello scientifico per gli studenti dell’Istituto “Da Vinci-Nitti” di Cosenza, focalizzata sull’Alzheimer, le nuove frontiere d’indagine e il ruolo della proteina BVR-A nella regolazione del segnale dell’insulina nel cervello.
Cifre drammatiche, rilevate dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (che promuove il “Fondo per l’Alzheimer e le demenze”). È un’emergenza medica, sociale e anche economica, dal momento che sempre più spesso i familiari di chi ha bisogno di un’assistenza continua, sono costretti a lasciare il lavoro.
Il professore Eugenio Barone, ordinario di Biochimica alla Sapienza, ha illustrato i vari aspetti del devastante mondo dell’Alzheimer nel corso di un’occasione speciale: una lezione dibattito con gli studenti dell’istituto d’istruzione secondaria “Da Vinci-Nitti”.
Barone, 44 anni, originario di Paola, è uno dei massimi esperti nel campo ed è anche inventore di un brevetto per il trattamento di disabilità intellettiva e malattie neurodegenerative in soggetti con Sindrome di Down.
L’incontro si è tenuto nell’auditorium dell’Istituto tecnico e professionale.
«Il nostro istituto si occupa delle professioni paramediche e avere ospite un luminare come il professore Barone è un onore ed è un’occasione importante, perché i ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi con i calabresi che hanno avuto successo e che si occupano di ricerca scientifica. Una passione, quella per la ricerca, che può nascere anche tra i banchi».
Con queste parole ha aperto i lavori il dirigente scolastico Damiano De Paola, che guida il “Da Vinci- Nitti” riservando un’attenzione particolare ai momenti altamente formativi fuori dall’aula e in forte connessione con il territorio e le professioni.
La giornalista Rita Russo, dell’area “Ricerca, innovazione e impatto sociale” dell’Unical, nell’introdurre l’incontro ha sottolineato l’importanza della divulgazione scientifica e del rapporto tra il mondo scolastico e l’ateneo, quest’ultimo sempre più interessato alle strategie di public engagement.
Immediato il feeling con gli studenti degli indirizzi di Chimica e Biotecnologie sanitarie. Catturati dal racconto dello scienziato calabrese sulla sua passione per le scoperte scientifiche sulle malattie neurodegenerative e sul suo percorso di studi esemplare, iniziato all’Università della Calabria, dove si è laureato con il massimo dei voti in Chimica e tecnologia farmaceutiche. Una bellissima avventura, che ha entusiasmato gli studenti svelando anche il lato umano di una professione che necessita di tenacia e impegno costanti. Un’avventura proseguita a Lexington, nello stato americano del Kentucky e poi alla Cattolica di Roma, dove ha conseguito un dottorato in neuroscienze, fino in Svizzera, presso la Scuola politecnica di Losanna.
Focus della lezione: il legame tra l’insulino-resistenza e il morbo. Ma anche il legame con le persone con Sindrome di Down, che possono sviluppare precocemente l’Alzheimer e quindi sono sotto la lente d’osservazione, ancora di più rispetto a chi lo sviluppa per invecchiamento. È la nuova frontiera d’indagine. I lavori del gruppo di ricerca guidato da Barone sono al centro della convegnistica internazionale.
Il professore della Sapienza ha spiegato agli studenti della scuola cosentina i meccanismi di comunicazione cerebrale – dove l’area compromessa nel caso dell’Alzheimer è l’ippocampo,- e i processi che portano alla degenerazione cellulare.
A dare i risultati più importanti e aprire nuovi scenari diagnostici e terapeutici, è lo studio del ruolo della proteina biliverdina reduttasi A (la BVR-A) nella regolazione del segnale della insulina nel cervello, con particolare attenzione ai pazienti diabetici e obesi.
«Oggi in Italia un milione di persone sono ammalate di demenza e tre milioni di persone sono impegnate nella loro assistenza come caregiver. Sono numeri importanti».
«E la prevenzione il farmaco più potente che possa esistere. Uno stile di vita corretto, dall’alimentazione, all’attività fisica alla socializzazione, potrebbe prevenire il 45% dei casi nel mondo. Voglio aggiungere un altro dato che è importante conoscere alla vostra età: la bassa istruzione è uno dei fattori di rischio noti».
Una lezione condotta brillantemente che gli studenti del “Da Vinci- Nitti” non dimenticheranno facilmente.

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