Il sindaco Franz Caruso accoglie l’illustre concittadino che sceglie ancora una volta le sue radici per svelare l’ultimo romanzo.
Un romanzo d’amore verso quella New York che non solo continua ad affascinarlo, ma dove si è ormai stabilito da quasi 32 anni ed alla quale ha dedicato anche l’ultimo capitolo della sua decalogia sulla Grande Mela, “Una mattina gloriosa”, edito da Mondadori e che, come è ormai divenuta consuetudine, ha voluto presentare nella città, Cosenza, dove si situano le sue radici. Lo scrittore Antonio Monda è tornato nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi, l’anno dopo la presentazione di “Incontri ravvicinati” ( nel 2023 vi aveva presentato anche “Il numero è nulla”) per rinverdire la buona tradizione di far conoscere al numerosissimo pubblico cosentino la sua ultima fatica letteraria, presentata nell’ambito della rassegna “LibrinComune”, ideata e curata da Antonietta Cozza, e che prende le mosse una mattina di aprile del 1912 intorno al molo 59 dove è atteso l’arrivo del Titanic, il più grande transatlantico mai costruito, simbolo universale di un progresso scientifico e tecnologico che promette di non avere limiti.
A fare gli onori di casa ieri, il Sindaco di Cosenza, Franz Caruso, che ha espresso orgoglio e soddisfazione per il ritorno a Palazzo dei Bruzi dello scrittore, “illustre conterraneo, concittadino e italiano nel mondo”. Un’occasione ancora più straordinaria l’ha definita il Sindaco “non solo perché Antonio Monda presenta il suo decimo ed ultimo libro di questa decalogia dedicata a New York e alla storia del ‘900 americano, ma anche perché per la prima volta ad intervistarlo, oltre al caro amico Biagio Politano, sarà il fratello Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano.
Un’occasione più unica che rara che hanno voluto regalare alla città cui è stato riservato un vero e proprio privilegio con in più la possibilità di addentrarci in questo ultimo lavoro che suggella il ciclo narrativo dedicato alla città di New York e alla storia americana. Bentornato a casa, Antonio! – così ha chiuso il suo saluto istituzionale Franz Caruso.
Rispettando una felice consuetudine, l’abbrivio alla presentazione lo ha dato il magistrato Biagio Politano cui è stato affidato il compito di fornire la chiave di lettura del libro. Un capitolo, quello raccontato in “Una mattina gloriosa” che oltre ad essere la summa di un percorso, Politano ha definito “un libro compiuto ed insieme una storia corale ed un affresco straordinario che è la sintesi mirabile di tutti i nove precedenti volumi dedicati a New York nei quali sono disseminate tutte le tracce già presenti nei capitoli pregressi: il potere, le fake news, l’omicidio, la fede, le radici, quelle giudaico-cristiane e via di questo passo”. Per Biagio Politano, “il romanzo di Monda è un bellissimo racconto di New York e del campionario di umanità varia che la popola, perché New York è il mondo, dove è presente un coacervo di culture. Ma il libro è anche il pretesto per raccontare l’uomo e le donne”. E tra i diversi personaggi cita Nora Dempsey che rappresenta la dolcezza assoluta, in antitesi con Jack Dempsey che è stato il più feroce dei pugili.
Un accostamento che, stando all’interpretazione che ne dà Politano, “salda per l’ennesima volta i due estremi: il bene e il male, la purezza e il fango”. Il magistrato immagina che il racconto proceda come una macchina da presa, data la passione di Monda per il cinema. “E’ il racconto di tutte le persone che si affollano attorno al molo 59. La telecamera si muove, inquadra i singoli e ad un certo punto esplode, come esplode il romanzo”. Il dibattito attorno al libro conosce un suo momento di svolta quando entra in scena Andrea Monda, fratello dello scrittore e direttore dell’Osservatore Romano che utilizza subito il registro ironico per entrare nella parte ed offrire al pubblico, in un piacevole ribaltamento dei ruoli, l’occasione di assistere ad una sorta di “sana e piacevole inquisizione familiare”.
“Siamo distanti geograficamente- esordisce Andrea Monda – c’è un Oceano che ci divide. Il mio datore di lavoro, Papa Leone, è americano, però è un americano molto distante dal Presidente di Antonio che in realtà ha due Presidenti. Uno è Sergio Mattarella che salutiamo sempre con il dovuto rispetto e ammirazione, l’altro sapete chi è. Ma hai un solo Papa – sottolinea rivolgendosi al fratello sul quale aggiunge che “ha scritto questo romanzo negli ultimi mesi. Antonio non è un uomo del 1912, ma è un uomo del 2026 che vive tutta la tensione e la drammaticità di questo momento e va ad attingere alla storia e all’esperienza dei nostri antenati per capire un po’ meglio il presente. Il 1912 è un crocevia della storia. Due anni dopo, infatti, scoppia il primo conflitto mondiale”. Si preoccupa che il suo giudizio sul libro del fratello possa non avere la giusta distanza e il giusto distacco, ma Andrea Monda non esita quando, definendo il romanzo un romanzo d’amore, indica in New York la destinataria di questo sentimento autentico. “Cosenza è stata la sua prima città, Roma è stata la città dove si è sviluppata la prima parte della sua vita, ma New York è la città che lo ha affascinato e lo affascina ancora e che lo ha lanciato nel futuro”.
Quindi riaggiusta il tiro, quando afferma che comunque “Una mattina gloriosa” “non è una sviolinata d’amore verso New York, ma dipinge comunque un quadro drammatico e a tinte fosche con personaggi terribili e terrificanti, che sono poi quelli autentici, mentre quelli inventati sono una sorta di controcanto, per dire che nonostante tutto c’è del buono”. Per Andrea Monda, alla fine Antonio “vince la sua scommessa, va in fondo e non fa sconti e, dandomi per la prima volta ascolto, utilizza come registro narrativo la terza persona, muovendo i personaggi in maniera armonica, anche se poi il male vince a mani basse, come in “Magnolia” di Paul Thomas Anderson.
Il territorio sembra occupato dal diavolo e si fa fatica a trovare degli angeli luminosi”. Quando prende la parola, Antonio Monda non può che aderire alle analisi fin qui compiute confermando che la vera protagonista del libro è la città di New York “che diventa capitale culturale del mondo nel 1940 e credo che lo sia tutt’ora. Una città popolata da persone in parte autentiche, accanto alle quali ho messo figure inventate. Queste ultime – ha chiarito lo scrittore – compensano i personaggi malvagi e negativi, o quanto meno molto ambigui, realmente esistiti. Questo conduce a un quadro molto cupo, ma c’è sempre uno spiraglio di luce che porta alla redenzione”. Cita alcuni personaggi del libro. Tra questi William J.Sidis, un bambino prodigio, figlio di uno psichiatra. “C’era chi lo considerava un genio assoluto e chi lo considerava un pazzo pericoloso”. Un’altra breve digressione la riserva Biagio Politano che assegna al libro la logica del nonostante.
“Nonostante tutti i contrasti, la storia è salva”. Una chiave di lettura sulla quale Antonio Monda concorda pienamente. Quindi, prima di chiudere, lo scrittore svela un ultimo retroscena sulla fotografia che campeggia sulla copertina del suo libro. “E’ una fotografia autentica ed è l’ultima foto del Titanic. C’è una storia straordinaria attorno a questa foto, scattata da un sacerdote gesuita che si chiamava Francis Brown, un fotografo dilettante che si imbarcò sul Titanic a Southampton e che, prima di fare la traversata, face tappa in Irlanda. Una volta in Irlanda il padre provinciale del suo ordine gli mandò un fonogramma con l’intimazione di scendere subito dalla nave perché la sua missione era un’altra. Malinconicamente abbandonò il Titanic e prima che la nave si allontanasse scattò questa foto in cui è racchiuso tutto il libro”.
Il finale a sorpresa è tutto nelle mani di Andrea Monda che, capovolgendo il format del Festival “Le conversazioni”, diretto da Antonio e nel quale grandi attori, registi ed altre figure della cultura mondiale sono sottoposti dallo scrittore ad un fuoco di fila di domande, sottopone il fratello ad un simile “supplizio” chiedendogli di tutto, dal film preferito (Il Padrino) a chi racconta meglio New York tra Scorsese, Coppola o Woody Allen (la risposta di Antonio va a quest’ultimo, senza esitazione alcuna) al miglior brano di musica classica (anche qui, senza esitazioni, Monda risponde “il secondo movimento di Mozart K88”). Un gioco che avrebbe potuto continuare all’infinito, sotto lo sguardo divertito di una platea pienamente soddisfatta. Alla fine il Sindaco Franz Caruso ha consegnato ad Antonio e Andrea Monda il sigillo della città di Cosenza.

Vai al contenuto



