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Ascolta solo buona musica e “Bohemian Rhapsody” sarà estasi pura

La musica scandisce il tempo, accompagna le nostre giornate e diventa colonna sonora della vita.

Segna in maniera indelebile attimi belli e brutti, tocca le corde dei nostri ricordi. Chi di voi, al solo scandire delle prime note, non ha esclamato: “Questa canzone mi ricorda…“? È questo il valore inestimabile della musica, di tutto il suo potere. Chiudi gli occhi e ti sembra di tornare indietro nel tempo, quando quelle sensazioni e quelle emozioni erano ancora vive. Quelli come me che si avvicinano ai 40 vengono percorsi da un brivido all’attacco iniziale di “Notti magiche“: in un attimo siamo ragazzini, in un attimo è di nuovo Italia ’90.

Questioni anagrafiche non mi hanno permesso di vivere gli anni delle grandi innovazioni musicali, dell’esplosione del rock e del pop. Non ho avuto la fortuna di ascoltare i primi passaggi in radio dei successi di band come Beatles, Rolling Stones, Deep Purple, Led Zeppelin e di solisti inarrivabili come Jimi Hendrix, Eric Clapton, David Bowie e compagnia “cantante”.

Fortunatamente la musica, come ogni forma d’arte, sfugge ai canoni temporali, rimane scolpita e si tramanda ai posteri. Nel mio caso ha funzionato proprio così: se oggi ho come punto di riferimento quell’epoca, se nella mia playlist personale i nomi sopra citati non mancano lo devo alla mia curiosità di approfondire le conoscenze, di scandagliare nelle discografie per apprezzarne tutti i singoli passaggi e le produzioni. Un ruolo fondamentale lo ha avuto la mia famiglia, che non ringrazierò mai abbastanza per avermi inculcato il senso della musica di qualità.

Non solo toni rockeggianti ma anche melodie prettamente italiane, dell’epoca d’oro dei grandi cantautori. Crescere a pane e De Andrè, con contorni a base di Dalla, De Gregori e Battiato bagnati da fiumi di Battisti e Guccini è un privilegio che non tutti hanno avuto e di cui io mi fregio con orgoglio.

Ho preso in mano il primo cd dei Queen che avevo poco più di 11 anni. Era “Innuendo“, l’ultima perla di una lunga carriera discografica nonché il testamento del suo frontman Freddie Mercury, morto il 24 novembre 1991 dopo essersi ammalato di AIDS. Le melodie di quell’album iniziarono a risuonare all’interno della mia stanza. Rimasi estasiato dal frullato di generi e dalla chitarra spagnoleggiante di “Innuendo“, dalla magia di “I’m going slightly mad” (l’ultimo video girato dalla band, dove si nota un Mercury visibilmente dimagrito e provato dalla malattia) e dalla forza struggente di “The show must go on“.

Da lì a diventare fan il passo è stato breve. Alla notizia del primo ciak di “Bohemian Rhapsody” è stata una conseguenza logica andare in modalità “attesa spasmodica” e fare il conto alla rovescia dell’uscita del film nei cinema. Non mi sono messo in coda per la prima, ho preferito aspettare, per godere a pieno della visione in beata e relativa tranquillità.

Mai scelta si è rivelata più azzeccata: due ore col fiato in gola e la pelle d’oca. Il ritratto di Freddie e della band che ne esce fuori rende pienamente onore alle smisurate capacità artistiche di ognuno dei componenti, profondamente diversi tra loro anche sotto l’aspetto caratteriale. Ed è proprio qui che risiede il segreto del successo dei Queen, la voglia di dare spazio alle singole idee esplorando così svariati orizzonti musicali.

Mi ha arricchito enormemente assistere con ammirazione alla genesi e all’incisione dell’opera summa, di “Bohemian Rhapsody”, definita, da un presunto produttore discografico che pare non sia comunque mai esistito, troppo lunga con i suoi 5 minuti e 56 per ottenere un passaggio in radio. E pazienza se alcune ricostruzioni non siano perfettamente attinenti alla realtà dei fatti. Un film, per quanto nella fattispecie sia un biopic, non è né Wikipedia né l’enciclopedia De Agostini.

Ben vengano le licenze narrative, soprattutto se in questo caso non stravolgono la realtà. Ora accendo la radio e dopo aver ascoltato un paio di pezzi sono sicuro che verrò assalito dal solito rimpianto: “Quanto avrei voluto nascere qualche anno prima, nonostante la consapevolezza di aver sicuramente dilapidato gran parte dei miei risparmi per piazzare la tenda a Wembley”.

IL VIDEO UFFICIALE DI “Bohemian Rhapsody”

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