Non c’è settore dell’economia che possa dirsi completamente al sicuro dalle minacce dell’usura e dal racket alla ricerca di imprenditori, di partite iva pulite grazie a cui si possono fare i guadagni illeciti. Negli ultimi tempi fanno gola le attività turistiche, di ristorazione, i supermercati , e nel caso di Alessio Cassano ( Presidente dell’associazione Antiracket “Lucio Ferrami” di Cosenza) le intimidazioni sono avvenute all’ interno della sua attività di onoranze funebri.

Alessio Cassano è il Presidente dell’associazione Antiracket “Lucio Ferrami” di Cosenza, che si occupa di prevenzione e di contrasto del racket e di usura attraverso disposizioni legislative,un associazione in memoria dell’ imprenditore Ferrami, vittima della ‘ndrangheta negli anni 80 , e per il giovane imprenditore locale annoverarlo come esempio da seguire è doveroso.
“Dalla paura si deve prendere la forza per arrivare a denunciare, come ho fatto io : sono stato vittima di richieste estorsive, ed in un primo momento ho preso tempo, l’ unico modo per resistere.
Il mio approccio è stato quello di non dare seguito alle loro richieste sin da subito, ho cercato di evitare la denuncia rimandando sempre più una mia risposta, ma quando una mattina di sei anni fa ho trovato dei proiettili sotto la porta della mia attività ho deciso di procedere con la denuncia, poiché quelle pallottole potevano mietere vittime, di conseguenza ho capito che si stava facendo sul serio”.
Con questa nota forte e figlia di una consapevolezza di base in sostituzione della paura, Alessio riesce a delineare un quadro netto e chiaro del fenomeno mafioso, eppure quando si parla di reato estorsivo, ci si trova davanti un mondo variegato (costituito anche da persone di nostra conoscenza, sebbene appartenenti alle cosche locali , e il più delle volte gli estorsori sono persone molto vicine alla cerchia di amici di riferimento, che iniziano la loro “attività estorsiva “facendo leva sulla debolezza di chi ha un impresa da portare avanti) ma che spesso rimane sommerso, a causa della paura a denunciare, del timore di ritorsioni e spesso anche dalla difficoltà nel capire dove e a chi affidarsi e a chi sporgere denuncia.
A Cosenza, per dirla con Alessio Cassano, il pizzo esiste ed è un dramma senza fine, scaturito dalla mancanza di denunce,e della cultura omertosa che caratterizza il capitale sociale: le mafie utilizzano il racket per entrare nel territorio, per scalfire le pareti dell’umanità con lo svilimento del lavoro, mortificando gli investimenti, la proprietà intellettuale e la libertà di impresa, si pensi che l’ associazione di cui è presidente Cassano non riceve denunce da ben 3 anni.
Per contrastare questi fenomeni, ci sono dei provvedimenti come le disposizioni in materia di usura ( la legge 108 del 1996 ) e il Fondo di Solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’ usura, a favore di chi si oppone al racket, e si occupa precipuamente di erogare benefici economici ( mutui senza interesse per chi esercita attività economica);al fianco di altre misure di tutela delle vittime.
In primo luogo ogni forma di estorsione è racket,e chi si presta all’ esercizio di questo atto delittuoso pretende la somma di denaro secondo scadenze puntuali ( ogni mese o ogni quattro mesi in prossimità del Natale, Pasqua e Ferragosto) ; di fatto si sta avvicinando la tappa di Ferragosto che, per quanto possa essere una data di “fermo dal lavoro per alcuni”, per chi fa richieste di pizzo è la prima data utile, alla mercè degli imprenditori che cedono per mettere al riparo la propria famiglia o se stessi, divenendo complici di un reato.
“Basta avere la volontà e penso che sia il momento giusto “sempre” per denunciare e invito a chiamare il numero verde 800.561.063 ( Mani Libere-Associazione Antiracket Lucio Ferrami Cosenza) , un appello che non segue orpelli o giochi di parole, ma entra nel cuore delle persone in modo diretto e con gli strumenti da utilizzare, affinchè ci sia pi fiducia nelle istituzioni, coadiuvate da associazioni, Prefettura e Forze dell’Ordine.
Vai al contenuto




