L’Associazione Rurale Calabrese, presenziato dal vice presidente Massimo Belsito all’invito fatto all’imprenditore Gianluca Fuoco risponde presente all’appello, come del resto sta facendo in tutti i comuni che ne stanno chiedendo la collaborazione.
L’associazione rurale Calabrese, ringraziando il sig. Gianluca Fuoco, organizzatore dell’evento, i sindaci dei comuni di Parenti, Rogliano, Aprigliano e Celico vicini alle problematiche dei loro cittadini e dei territori ad alta densità agricola , con molto piacere ha avuto modo di confrontarsi e porre ulteriori domande alla regione Calabria, rappresentata dal dirigente Giacomo Giovinazzo che nonostante il periodo di ferie ha sostituito l’assessore, per impegni amministrativi, sulle problematiche gestionali dell’emergenza cinghiali, sulla peste suina e sui danni provocati dalla fauna selvatica.
Delle tante associazioni di categoria, nonostante avessero dato già il consenso a partecipare solo una di questa era presente, una nota negativa sicuramente che lascerà una macchia indelebile sulle future considerazioni degli imprenditori agricoli che dovevano rappresentare in questa occasione, per meglio dire un’assenza ingiustificata, come quella del presidente dell’atc ambito territoriale di caccia.
Nei vari argomenti, documentati attraverso l’operatore della Rai direttamente sui campi agricoli all’imprenditore Fuoco, salta agli occhi che i danni ai terreni seminati, ai terreni coltivati, ai campi di patate sono esagerati rispetto alla passata stagione, ci chiediamo e del resto lo abbiamo chiesto in diretta al dirigente Giovinazzo, nonostante l’opera di contenimento egregia da parte dei selettori se non sia necessario l’uso delle squadre di cinghialai oppure si sta aspettando l’apertura della Caccia come rimedio più semplice?
Il dirigente Giovinazzo ha risposto che per fine mese è per i primi di settembre ci saranno delle nuove misure e un decreto da parte del commissario nazionale prof. Caputo per utilizzare anche le squadre e i cacciatori formati per ridurre i capi di cinghiali che sono diventati tantissimi.

Nelle stime date dal vice presidente dell’Associazione Rurale Calabrese Belsito il dirigente ha cercato di rettificare il numero esistente sul territorio Calabrese quantificandolo in 500.000 capi, dato che risulta da uno studio a campione sulle regioni Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto del 2017, di sicuro da non sottoporre come dato statistico su una regione come la Calabria che è straordinaria e unica dal punto di vista orografico, ma ancora di più per il fatto che in sei anni ne sono cambiate di cose, sia per il periodo covid, dove la pressione venatoria è stata allentata. Ma un’altra causa è che questa specie ibridata arriva a fare da 10/12 cuccioli per figliolata e le femmine, confermato dalla dottoressa Vizza, che in media sono sei e dopo sei mesi possono essere gravidate, così da far elevare all’ennesima potenza il numero di cinghiali e confermando che i dati statistici messi in campo dal vice presidente Massimo Belsito sono veritieri.
La dottoressa Vizza ha messo in risalto come le zoonosi che si possono sviluppare attraverso questo numero spropositato di cinghiali abbiano messo in difficoltà diverse aziende agricole, impedendo loro di effettuare la tradizionale transumanza verso i territori silani.
Noi ribadiamo da tempo è necessario con effetto urgente, da parte della regione, far riconoscere la specie di cinghiale come invasiva e nociva così da mettere in campo la possibilità di allungare il periodo di pressione venatoria grazie alla deroga prevista dalla legge 157 del 1992.
Tale legge che in molti sbandierano come inadeguata e modificabile ha nei suoi paragrafi la legge in deroga ai nocivi o alle specie invasive, ma viene ancora più amplificata dall’ultima legge di bilancio che conferisce più poteri alle regioni e ai comuni.
Ci chiediamo, nonostante le emergenze, può uno Stato italiano e una regione come la Calabria – che è stata investita dal problema della peste suina africana – restare sotto scacco di un esiguo numero di animalisti? Come mai non si adotta la caccia in deroga ai nocivi e ai corvidi in Calabria che insieme ai gabbiani possono infettare un’intera regione e distruggere un’intera economia agricola?
Tante le nostre domande, ma del resto, nonostante siamo una regione ricca di uliveti nel calendario venatorio 2023/24 non viene annoverato lo storno che risulta nocivo e dannoso per gli uliveti.
Parlando di economia agricola e dei danni alle colture l’attenzione ricaduta anche sui ristori che in alcune aree non sono giustificate dall’esigua azione di contenimento e su altre a dire del dirigente Giovinazzo risultano falsate, ma la nostra attenzione resta sui piccoli imprenditori agricoli che ne pagano il danno maggiore e a volte anche la beffa nel patteggiare le somme dovute ai danni provocati da fauna selvatica con un saldo e stralcio proposto dagli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia).
Ma i sacrifici, gli investimenti degli imprenditori agricoli calabresi chi li ripaga? Il sudore e le tante ore di lavoro nei campi possono essere mortificati in questo modo?
Per quanto riguarda la filiera delle carni, che come associazione rurale ne stiamo chiedendo l’attuazione da oltre quattro anni, sembra che si stia muovendo qualcosa per creare una sorta di sotto filiera retribuita e da conferire ad un’azienda che ne faccia scatolette per animali, almeno chi non è corto di memoria ricorderà che era una delle nostre proposte, ma a noi non serve il consenso, a noi basta che le azioni si facciano.

Nel proporre il ripristino dei macelli in disuso, per i quali, da diversi consiglieri regionali, da entrambe le sponde, ci siamo sentiti dire di continuo la scusa che non sono agibili, vorremmo ricordare a gran voce che molti, anzi quasi tutti gli edifici scolastici calabresi dove vanno i nostri figli e anche i loro non sono agibili, chiediamo di chiudere non un occhio ma bensì tutti e due per poter conferire le carcasse, la carne, le pelli, le interiora verso questi edifici, visto che negli ultimi tre anni si è solo fatta demagogia, sono stati date le celle agli ATC ma solo alcune sono state assegnate per non parlare dei € 40.000 ad ATC ambiti territoriali di caccia per acquistare i cassonetti per lo smaltimento delle carcasse non ancora “pervenute”.
Come associazione rurale Calabrese, come cittadini calabresi, come agricoltori e allevatori che hanno dato lustro a questa regione, chiediamo alla Regione Calabria, all’assessore Gallo, all’ufficio caccia e agricoltura interventi urgenti ed immediati per risolvere l’emergenza sull’economia rurale e agricola calabrese.
Così in una nota il vice presidente dell’Associazione Rurale Calabrese, Massimo Belsito.
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