Due dimissioni a stretto giro di tempo (Cotticelli e Zuccatelli) e una nomina rispedita al mittente, quella di Eugenio Gaudio. Non c’è pace per la sanità in Calabria, regione nella quale non si riesce a trovare un commissario ad acta. Sull’argomento è intervenuto questa sera Nicola Gratteri.
Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, ospite nella trasmissione ‘Otto e mezzo‘, in onda su La7 e condotta dalla giornalista Lilli Gruber, si è così espresso: “Non entro nel merito delle decisioni private di ciascuno dei tre. Cotticelli, Zuccatelli e Gaudio sono profondamente diversi l’uno dall’altro, non si possono trovare analogie”.

Sulla questione del commissariamento Gratteri dice: “C’è un peccato originale. Quando lo si fa o si dà carta bianca al commissario o si finisce per essere dei commissari prefettizi che sostituiscono sindaci di comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. In questi casi si congelano tutte le funzioni al punto tale che la gente ha nostalgia del precedente governatore mafioso. Se oggi avessimo 100 posti di terapia intensiva non saremmo in zona rossa“.
In molti chiedono le dimissioni del ministro della Salute Speranza: “La nomina del commissario non è prettamente del ministro, ci sono almeno 5/6 persone che operano la scelta”.
Sull’ipotesi Gino Strada il magistrato si pone in maniera netta e decisa: “Non lo vedo adatto per la Calabria. So le cose straordinarie che ha fatto in Africa ma il problema della nostra regione sono i buchi e le ruberie nelle varie Asp. C’è bisogno di un manager, non di un medico. Allo stesso modo non c’era bisogno di 5 ospedali da campo perché ci sono 18 ospedali chiusi. Bastava aprire alcuni di questi. Non siamo in Afghanistan in periodo di guerra. Fa più scenografia, fa più notizia propendere per soluzioni del genere”.
Gratteri descrive poi il profilo ideale per ricoprire il ruolo di commissario della sanità in Calabria: “Andrebbe bene un calabrese emigrato, che è andato via per bisogno e ha fatto concorsi al nord per non rimanere al sud e piegarsi a concorsi controllati dalla massoneria deviata o dalla ‘ndrangheta. Il nome ce l’ho già in mente ma non lo dico. Ce ne sono comunque a decine, partiti con le borse di cartone che ora sono riusciti ad affermarsi”.
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