“Dopo mesi di accuse il centrodestra butta giù la maschera e ammette a denti stretti che il dietrofront della Baker Hughes sul progetto a Corigliano-Rossano non è un caso ma sarebbe da ricondurre ai fondi Zes 2023, più appetibili rispetto a quelli del 2024. Proprio a partire dal 1gennaio 2024 risulta infatti istituita la Zes unica per il Mezzogiorno e soppresse le 8 e più limitate territorialmente Zes esistenti. Ecco quindi la necessità di piegare l’interesse pubblico a quello privato. Ecco quindi le sortite del centrodestra urbi et orbi per mascherare il proprio fallimento”, così in una nota Vittoria Baldino vicecapogruppo M5S a Montecitorio.

“Nel mondo non esiste un altro esempio di Zes estesa come quella del Mezzogiorno con i suoi 123 mila chilometri quadrati – prosegue Baldino. Lontano dal rappresentare un elemento di forza del modello italiano la Zes unica è semmai un elemento di debolezza che ne depotenzia le reali capacità attrattive. Le Zes di successo nel mondo confermano caratteristiche precise: tutte sono identificabili con aree geografiche limitate e nate perlopiù in prossimità di grandi città e ben collegate con importanti infrastrutture come porti, autostrade e aeroporti. Così si è finito solo col rendere tutto più confuso e meno gestibile da un punto di vista amministrativo. Nessuna grande impresa potrà mai scegliere di insediarsi nelle aree interne o luoghi periferici poco attrezzati dal punto di vista infrastrutturale. Prova ne sono gli investimenti legati alla Zes in Calabria praticamente fermi al palo. Pochissimi nuovi insediamenti, qualche ampliamento di stabilimenti esistenti e poco altro. Occorreva salvaguardare le Zes esistenti, rinunciare alla tentazione dell’accentramento, che è tipico delle destra, per costruire con gli attori locali, partendo dai sindaci, lo sviluppo dei territori ricadenti nelle Zone economiche speciali già esistenti.
La vicenda Bucker Hughes confermerebbe dunque – conclude Baldino – che la riforma delle Zes voluta dal governo Meloni è solo una brutta operazione di potere del governo a danno della Calabria, dopo la sciagurata riforma dell’autonomia differenziata”.
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