Non è passata in Consiglio regionale la proposta di legge sulla doppia preferenza di genere che dopo 4 anni di varie discussioni e rinvii è stata definitivamente annullata. Il provvedimento, infatti, non ha ottenuto la maggioranza.

A sollecitare l’approvazione della norma non sono servite nè le rivolte in aula delle associazioni femministe, più volte chiamate all’ordine, nè la provocazione della mattina in cui due persone incappucciate hanno lasciato un manichino di donna senza testa e senza braccia davanti alla sede del Consiglio.
La norma per essere approvata aveva bisogno di minimo 16 voti favorevoli. I votanti per i quattro articoli della pdl (proposta di legge) sono stati 29. I voti favorevoli 15 (Oliverio, Sculco, Bova, Aieta, Giudiceandrea, Nucera, Guccione, Romeo, Sergio, Irto, D’Agostino, Bevacqua, D’Acri, Mirabello e Battaglia). Astenuti 13 (Gallo, Orsomarso, Tallini, Parente, Neri, Morrone, Arruzzolo, Gentile, Pedà, Pasqua, Nicolò, Scalzo ed Esposito) e un solo voto contrario di Orlandino Greco.
“Pagina buia per la Calabria e per il regionalismo calabrese, perché ci si è nascosti dietro un voto di astensione” sono le parole della consigliera Flora Sculco, che aveva proposto la legge, per esprimere delusione ed amarezza.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della regione Mario Oliverio che ha affermato “Oggi è stata scritta una pagina buia e triste per la Calabria, perché è stata rappresenta la nostra regione per quello che non è: come una regione arretrata, non al passo con i cambiamenti che a livello nazionale ed europeo sono già largamente in atto”, a poi concluso dicendo “La Calabria non merita di essere rappresentata come una terra regredita. Chi oggi si è assunto questa responsabilità, affossando un provvedimento innovativo, necessario sul piano culturale, al passo con i tempi che viviamo, dovrà darne ragione ai calabresi e a tutto il Paese”.
E’ intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto che ha affermato “Oggi si è persa un’occasione per rendere migliore la nostra democrazia”, poi ha aggiunto “Sono stato fermamente a favore della doppia preferenza in tutti questi mesi, continuo a esserlo e lo sarò fino in fondo. E’ una battaglia di civiltà, ci ho creduto fino a oggi e continuerò a spendermi perché la parità di genere in politica è un dovere a cui la Calabria non può e non deve sottrarsi”.
Secondo il capogruppo del Pd Romeo “la verità è che la minoranza non voleva la preferenza di genere ma non ha il coraggio di dirlo” che ha chiesto l’interruzione dei lavori del Consiglio. Successivamente i consiglieri di centrosinistra (Greco escluso) hanno abbandonato l’aula.
Dunque, ad oggi, la doppia preferenza di genere non è legge.
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