Un bilancio positivo per il Festival del Giallo e del Noir tenutosi a Cosenza

Soddisfatta si dice Rosaria Succurro, Assessore alla Comunicazione e agli eventi del Comune di Cosenza. Fondamentale si è dimostrato l’aiuto del Comune e della Provincia di Cosenza che hanno attivamente partecipato al progetto.
“Avessimo avuto più tempo a disposizione, il Festival avrebbe raggiunto risultati ancora più ragguardevoli – ha sottolineato l’Assessore Succurro – Siamo molto soddisfatti per come sono andate le cose. La consistente presenza di un pubblico qualificato e appassionato ci ha indicato la strada per il futuro. Il Festival del giallo e del noir dovrà avere una sua continuità perché è un evento di qualità e perché ha dimostrato ancora una volta che Cosenza è una città ricca di un cospicuo numero di cultori del genere e che può, a giusta ragione, ambire ad avere una sua collocazione nell’ambito di quei festival già molto radicati nel nostro Paese e che stanno crescendo a dismisura un po’ ovunque”.
“La partecipazione, oltre ogni più ottimistica previsione, degli appassionati che hanno affollato il Chiostro di San Domenico nelle due giornate di incontri con gli autori – sottolinea Guagliardi – così come le numerose scolaresche, provenienti anche dalla provincia, che hanno visitato la mostra “Scatti in giallo” al Museo delle Arti e dei Mestieri, i tanti uomini e donne di cultura, attori, musicisti e disegnatori locali che hanno fatto la corsa ad offrire spontaneamente il proprio contributo alla riuscita dell’evento, confermano la bontà dell’intuizione degli organizzatori di riproporre un’esperienza che negli anni passati aveva fatto tanto ben parlare di sé. La mia più grande soddisfazione – prosegue Guagliardi – è stata quella di toccare con mano il gradimento del pubblico e di vedere gli occhi degli scrittori di fama nazionale intervenuti, letteralmente rapiti dal fascino delle sale del Chiostro, dal calore dei lettori, dall’accoglienza ricevuta, impreziosita dalla professionalità e dal garbo degli allievi dell’Istituto Alberghiero Mancini-Tommasi di Cosenza, egregiamente formati dal dirigente scolastico Paola Bisonni, che hanno proposto un’apprezzata degustazione degli Arancini del Commissario Montalbano, accompagnati da un eccellente vino del territorio. Un grande merito va al Comune ed alla Provincia di Cosenza per aver creduto nel progetto e per esserci stati costantemente vicini nella sua realizzazione. Questo Festival, dopo un anno di pausa, è tornato per ambire a diventare un appuntamento fisso nel panorama della già ampia ricca offerta culturale della città. In tal senso non mancano le idee per proporre nel 2016 un Festival ancora più vivace ed entusiasmante. Sono fiducioso che la città, nelle sue componenti pubbliche e private, continuerà a sostenere e a valorizzare questa esperienza”.
Gianluca Marozzi ha dialogato con Antonio Bastanza del suo ultimo libro: “Lo specchio nero”.
“Lo specchio nero” è strutturato come un giallo classico e “alla fine – come ha spiegato al pubblico del Festival lo stesso Morozzi – c’è la spiegazione di tutto”.
Forte del successo dei suoi precedenti libri, “Il giudice meschino” e “Il Patto del giudice”, Mimmo Gangemi, calabrese di Santa Cristina d’Aspromonte, ha dialogato al Festival del giallo con Amelia Nigro, presentando un nuovo capitolo della sua produzione letteraria, edito da Garzanti, “La verità del giudice meschino”, che torna a parlare di ‘ndrangheta e che riprende il personaggio del magistrato Alberto Lenzi. Gangemi sta raccogliendo ora i frutti del suo impegno e non le manda certo a dire quando, per spiegare la sua precedente emarginazione, afferma “ho pagato per aver detto delle verità scomode”.
Non fa molti giri di parole quando afferma che “la ‘ndrangheta è un bubbone terribile”, respingendo però le ricostruzioni secondo le quali “il 27% della popolazione calabrese sarebbe organica alla ‘ndrangheta ed il fatturato annuale della stessa ammonterebbe a 48 miliardi di euro all’anno. Aspetti questi – aggiunge Gangemi – che alimentano un fiato fetido che la nostra regione non si toglierà mai di dosso e che compromette irrimediabilmente anche il turismo”. Ma Gangemi ha indicato anche la strada per uscirne: “solo la cultura e aprirsi con la mente può debellare questo fenomeno”.
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