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Borghi Vivi in Calabria: AIParC Cosenza lancia il progetto di adozione culturale

Di Anna Maria Ventura

Il progetto “Borghi vivi: adozione di un borgo per contrastare lo spopolamento”, promosso dal Parco Saverio Strati – AIParC Cosenza, nasce come percorso di studio, riflessione e azione culturale dedicato ai borghi della Calabria, partendo dalla provincia di Cosenza, territori segnati da una progressiva rarefazione umana, sociale e simbolica.

Il progetto, approvato dall’Assemblea dei Soci AIParC Cosenza il 15 gennaio 2026, nella Sala De Cardona della BCC di Rende, segna il passaggio dalla riflessione condivisa alla costruzione di strumenti concreti.

La Calabria è un mosaico di borghi antichi, spesso collocati nelle aree interne: paesi di crinale, centri medievali, comunità nate lungo fiumi, vallate e vie di transumanza. Qui la storia non è solo nei monumenti, ma nelle tradizioni orali, nei canti, nei racconti, nei riti religiosi e civili, in quella memoria collettiva che ha garantito per secoli la sopravvivenza dei popoli.

Oggi però questi borghi soffrono una doppia marginalità: demografica e culturale. Alla perdita di abitanti si accompagna la chiusura progressiva dei servizi essenziali, con il rischio che interi territori diventino luoghi senza comunità, custodi muti di un patrimonio destinato a scomparire.

Perché, come ha raccontato con lucidità e dolore Saverio Strati, l’emigrazione ha rappresentato una delle più profonde fratture della storia calabrese. Nei suoi scritti, partire non è mai un gesto neutro: è uno strappo, una perdita, ma anche un legame che continua a vivere nella memoria e nel racconto.

A questa visione si affianca il pensiero di Vito Teti, che ha saputo leggere lo spopolamento come un fenomeno non solo demografico, ma culturale e simbolico. I paesi che muoiono non sono solo luoghi vuoti, ma territori che interrogano il presente, chiedendo nuove forme di restanza, ritorno, o presenza consapevole.

Da Corrado Alvaro fino agli studiosi contemporanei, molti intellettuali calabresi hanno posto al centro della loro riflessione il tema dell’abbandono e dell’emigrazione come destino imposto, che svuota i paesi e insieme produce una diaspora ancora profondamente legata alla terra d’origine.

Accanto all’emigrazione storica, oggi la Calabria vive una nuova forma di partenza, spesso silenziosa e meno raccontata: quella dei giovani laureati e delle nuove professionalità, costretti a cercare altrove opportunità di lavoro, ricerca e realizzazione personale.

È un’emigrazione che colpisce duramente i borghi e le città medie, privandoli di energie, competenze e visione, e che rischia di trasformare interi territori in luoghi abitati quasi esclusivamente da anziani.

Contrastare lo spopolamento significa quindi interrogarsi non solo su come salvare i borghi, ma su come renderli luoghi desiderabili per chi vorrebbe restare o tornare, offrendo spazi di espressione culturale, progettualità, relazione e senso. E di “restanza” e “tornanza”, se ne parla oggi ampiamente.Vito Teti insegna.

In questo quadro nasce l’idea di adozione di un borgo: non un’operazione simbolica, ma un patto culturale e civile tra associazioni, amministrazioni e comunità locali.

Adottare significa prendersi cura senza sostituirsi, abitare culturalmente un luogo, accompagnarne i processi, valorizzarne la memoria e l’identità come risorse vive.

Il progetto “Borghi vivi: adozione di un borgo per contrastare lo spopolamento”, promosso dal Parco Saverio Strati – AIParC Cosenza,” si fonda su un modello di collaborazione ispirato al principio di sussidiarietà (art. 118 della Costituzione), attraverso protocolli d’intesa e convenzioni fra Comuni e associazioni Culturali, nel pieno rispetto delle competenze pubbliche e senza finalità lucrative.È importante chiarire che non esiste attualmente un atto normativo nazionale specifico che disciplini l’adozione di un borgo da parte di associazioni culturali.

Il percorso ideato dal Parco Saverio Strati – AIParC Cosenza si fonda quindi su criteri di buona prassi amministrativa, largamente utilizzati nella Pubblica Amministrazione.

In particolare, il modello di riferimento si ispira:

all’art. 118, comma 4, della Costituzione, che sancisce il principio di sussidiarietà;

al D.Lgs. 267/2000 (TUEL);

alla Legge 241/1990 sul procedimento amministrativo;

alla normativa vigente sull’uso temporaneo e la concessione di beni pubblici.

L’adozione avviene attraverso proposte progettuali, valutazione degli enti competenti e protocolli d’intesa o convenzioni con i Comuni, senza finalità lucrative e senza trasferimenti di proprietà.

L’adozione di un borgo persegue obiettivi chiari:

contrastare lo spopolamento e l’impoverimento culturale; promuovere attività culturali, educative e di ricerca;

valorizzare la memoria storica e il patrimonio immateriale;

favorire la partecipazione attiva della comunità locale.

Si tratta di un lavoro lento, rispettoso, fondato sull’ascolto e sulla presenza, non su interventi calati dall’alto.Tale lavoro dovrebbe promuovere la produzione culturale radicata, non importata, e nuove economie creative locali.

 L’adozione di un borgo assume un significato ancora più forte quando riguarda le aree interne.

Le aree interne della  Calabria,  dai borghi collinari e montani fino ai piccoli centri lontani dalle principali direttrici di sviluppo, rappresentano un patrimonio umano, culturale e paesaggistico di valore straordinario.

Sono territori che hanno garantito per secoli coesione sociale, equilibrio ambientale e forme di vita comunitaria oggi messe a dura prova dalla distanza dai servizi essenziali, dall’isolamento infrastrutturale e da politiche spesso inadeguate o discontinue. Perciò adottare un borgo delle aree interne, dove la presenza dello Stato è spesso percepita come distante e dove la chiusura dei servizi accelera l’abbandono, significherebbe  creare presìdi culturali permanenti, capaci di mantenere vivo il tessuto sociale, di valorizzare la memoria e di favorire nuove relazioni tra chi resta, chi ritorna e chi arriva.

In Calabria non mancano esempi di amministrazioni che hanno provato a invertire la rotta. Accanto alle esperienze note di Riace, Badolato e Camini, merita particolare attenzione il caso di Sant’Agata del Bianco, guidato dal Sindaco Domenico Stranieri.

Qui la valorizzazione dell’eredità di Saverio Strati, l’investimento culturale, la cura della memoria e il dialogo costante con la comunità hanno trasformato il paese in un laboratorio di rigenerazione simbolica e civile. Sant’Agata del Bianco dimostra come una visione amministrativa consapevole, radicata nella cultura, possa restituire dignità e centralità anche a un piccolo borgo dell’area interna aspromontana.

Il progetto si rivolge innanzitutto ai Comuni della provincia di Cosenza, per estendersi poi a quelli dell’intera Calabria: borghi che punteggiano un territorio straordinariamente ricco di storie, paesaggi e identità, ancora capaci di dialogare con il presente. Condizione essenziale per la sua realizzazione è la collaborazione attiva dei Sindaci e delle Amministrazioni comunali.

D’altronde il Parco Saverio Strati nasce con una missione chiara: coltivare memoria e identità non come esercizio nostalgico, ma come atto di responsabilità verso il futuro.

“Borghi vivi: adozione di un borgo per contrastare lo spopolamento”,  è un progetto che non promette soluzioni miracolose, ma propone un metodo fatto di studio, ascolto, alleanze e presenza culturale.

In un tempo segnato da partenze forzate e disillusione, scegliere di prendersi cura dei borghi significa scegliere la speranza: la speranza che questi luoghi possano tornare a essere spazi di vita, di pensiero e di possibilità; la speranza che i giovani possano un giorno non essere costretti a partire; la speranza che la Calabria, partendo dai suoi paesi, possa immaginare un futuro più giusto e più umano.

Borghi Vivi
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