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Brescia- Cosenza: quanta goduria in quella curva semivuota

di Viviana Rosito

Nella città bruzia c’è un mantra che resiste al tempo e alle generazioni: “ancora appriassu aru cusenza iati”.

Pochi tifosi del Cosenza allo stadio

E la risposta dei “malati del Cosenza” non può che essere questa: come ogni “malattia” inguaribile non c’è pillola che tenga. Una fede laica che resiste ai fallimenti, alle retrocessioni, alle inefficienze societarie, alle penalizzazioni, alla distanza. Insomma se vieni colpito dalla malattia rosso-blu non hai più scampo, la porterai con te per tutta la vita, ma soprattutto ovunque andrai. I vessilli del Cosenza ti seguiranno anche fuori sede.

E lo sanno bene i pochi reduci presenti ieri al “Mario Rigamonti”di Brescia residenti al nord che hanno potuto, ma soprattutto voluto, esserci. Essere presenti anche per chi non ha potuto a seguito del provvedimento emesso dalle autorità bresciane con cui si è deciso di vietare la trasferta lombarda ai residenti a Cosenza e provincia. Decisione, che, a torto o ragione, ha portato anche tanti altri tifosi, residenti altrove, a disertare lo stadio delle “rondinelle”.

Non era una partita qualsiasi. Si tornava al “Rigamonti” dopo il gol di Meroni nell’incredibile serata del 1° giugno 2023. Quel golal 95’ che ha sancito la permanenza del Cosenza nella serie cadetta e la retrocessione del Brescia (poi riammessi a seguito della bocciatura dell’iscrizione della Reggina). I più erano rassegnati a un pareggio. Sugli spalti del settore ospiti echeggiava quel classico: “Ci metto la firma per una x”. Qualcun altro nutriva buone sensazioni e credeva nella forza di questo gruppo, che seppur sulla carta non del tutto all’altezza del campionato cadetto, sta dimostrando cuore e personalità e dando prova di giocare un buon calcio estraniandosi completamente dai problemi extra campo.

Contro le previsioni dei più scettici, o probabilmente scaramantici di professione, allo scadere del 45’ il Cosenza è avanti di due gol e sugli spalti si respira un turbinio di emozioni. Il primo a mettere la palla dentro è Zilli. Poco prima del fischio di inizio qualcuno ha detto: “Chissà se oggi Zilli…..”. Mai predizione fu più esatta. Il raddoppio lo sigla il milanese Mazzocchi dal dischetto. Durante l’intervallo, sugli spalti semideserti, si sente qualcuno riportare gli altri con i piedi per terra: “Calma è ancora lunga”. E come dargli torto: al 77’ le “rondinelle” riaprono la partita e al 90’ il centravanti Bianchi riporta il risultato in parità mettendo la palla dentro di testa e gelando il cuore dei tifosi rosso-blu. Sugli spaltidel settore ospiti si incrociano sguardi increduli.

Il calcio è così: si passa dall’esplosione di gioia al rammarico in pochi minuti.

Ma la squadra guidata da Alvini ci crede e non si arrende fino alla fine. È scoccato da poco il 94’ quando Charlys con un gran tiro di destro riporta i rosso-blu nuovamente in vantaggio. Il giusto risultato per una partita quasi completamente dominata dalla compagine silana.

Nel settore ospiti, insolitamente e tristemente in “inferiorità numerica”, è un tripudio di emozioni, esultanze che resteranno nella memoria, come tutte quelle che in questi anni il Cosenza ci ha regalato a pochi secondi dal fischio finale. Se tifi Cosenza lo sai, hai quasi sempre una condanna: soffrire per tutto l’arco dei 90 minuti e ancora di più nei quindici-venti minuti finali. E, talora,rimanere beffato a pochi minuti dalla fine, altre volte, invece, come ieri uscire dallo stadio con il cuore colmo di gioia.

E il mattino dopo una vittoria al “Rigamonti” il risveglio ha un sapore diverso. Che tu viva a Cosenza o a Milano, o in qualsiasi altro posto, entrare nel tuo bar d’abitudine sarà meraviglioso. Il barista indubbiamente ti chiederà: “Che ha fatto il Cosenza ieri?”.“Ha battuto il Brescia 2-3 allo scadere dei minuti di recupero”.

“Chiamatele emozioni se volete”.

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