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Caos rifiuti ad Altomonte, scoppia il caso appalti: “La raccolta differenziata è ferma al minimo di legge”

L’inchiesta di Francesco Pacienza mette a nudo i dati del comune bruzio, fermo al 65% di riciclo mentre la popolazione diminuisce. Sotto accusa la ditta TRC e il silenzio dei Commissari di fronte alle presunte violazioni del capitolato.

di Francesco Pacienza

Benvenuti ad Altomonte, lo straordinario comune dove le leggi della fisica e della demografia si piegano al volere… della spazzatura. Dal 2019 al 2024 abbiamo assistito a un fenomeno da Nobel: la popolazione diminuisce, ma i Rifiuti Urbani non arretrano di un millimetro. In compenso, la percentuale di Raccolta Differenziata ha vissuto una faticosa e “significativa” flessione all’ingiù, planando pigramente su quel misero 65% che rappresenta la soglia minima di legge. Un successo strepitoso, se vi piace paragonarvi agli standard medievali, o se semplicemente ignorate che il resto della provincia di Cosenza viaggia su ben altri binari di efficienza.

Ma il vero capolavoro non sta nei numeri, sta nella gestione. Un’epopea di inottemperanze contrattuali vissuta nell’assoluto e mistico silenzio di chi dovrebbe controllare.

Prendete il contratto d’appalto. Nero su bianco, c’è scritto che la ditta aggiudicataria deve distribuire a domicilio un arcobaleno di sacchetti : grigio/nero per l’indifferenziato, giallo per il multimateriale, azzurro per la carta, verde per il vetro e bianco per l’organico. Cinque colori. Semplice, no? E invece no! Ad Altomonte la ditta TRC ha deciso che la vita è già troppo complicata per perdersi in sfumature: un bel monocolore per tutti e passa la paura! In palese contrasto con la consuetudine nazionale, con il regolamento comunale (Delibera n°13 del 24.06.2013) e con l’appalto stesso, si differenzia… al buio. 

E dove si ritirano questi sacchetti? Il capitolato imporrebbe una distribuzione domiciliare o presso sportelli dedicati con tanto di tracciabilità. Da noi, invece, pare si prediliga lo “street marketing”: piazze, piazzette e dintorni di attività commerciali, trasformando il ritiro delle buste in un allegro mercatino rionale, privo di qualsiasi monitoraggio adeguato. 

Parliamo del Centro di Raccolta Comunale (CERD). Il contratto parla chiaro: l’appaltatore prende in comodato l’isola, ci mette i cassoni , garantisce l’apertura minima di un giorno a settimana (con almeno tre sabati al mese tassativi la mattina) e almeno un pomeriggio , con personale addetto a registri e ricevute. E invece, anche sul funzionamento dell’Isola Ecologica, la gestione reale sembra seguire un regolamento tutto suo, rigorosamente non pervenuto. 

Per non parlare della totale assenza di tutela per le fasce deboli. Bambini piccoli? Anziani non autosufficienti? Il settore prevederebbe dotazioni e frequenze di ritiro tarate su misura per queste famiglie. Ma ad Altomonte, evidentemente, si applica il principio del “fai da te”.

Se cercate informazioni su come e quando buttare la spazzatura, mettetevi comodi: non aspettatevi il materiale informativo cartaceo a domicilio, sacrosantamente preteso dal bando e dal Capitolato. La ditta preferisce i Social Media. Un post su Facebook costa meno della stampa di una guida pratica, ed è molto più “cool”. Resta solo un piccolo, insignificante dettaglio: qualcuno spieghi ai geni del marketing aziendale che la zia Filomena, 85 anni compiuti, difficilmente si collegherà a Instagram con lo smartphone per capire dove mettere il cartone del latte. Ma tant’è, forse l’azienda spera in un’improvvisa mutazione genetica dei nostri anziani in digital manager d’assalto. Peccato che i criteri di gara premiassero una vera campagna di sensibilizzazione porta a porta per ottimizzare i flussi, non i “like” di cortesia su una pagina web.

E la domanda sorge spontanea: come faranno le centinaia di famiglie di emigrati che d’estate rientrano dall’estero o dal Nord a orientarsi tra orari, giorni e turni di raccolta senza uno straccio di documento cartaceo da consultare? Mistero. Anche perché, a proposito di trasparenza, qualcuno si è degnato di spiegare ai cittadini come e perché siano cambiate le categorie merceologiche da conferire e le relative modalità? Ovviamente no. Ad Altomonte la differenziata non si impara: si indovina. Da contratto questa voce da 5 punti di vantaggio a parità di offerta.

Di fronte a questo scenario, ci si aspetterebbe una reazione leonina della stazione appaltante. Dopotutto, l’Ufficio Tecnico ha il compito di controllare i formulari mensili , verificare la qualità dei rifiuti e, se necessario, applicare penali. Invece assistiamo alla totale sottomissione del Comune nei confronti della ditta appaltatrice. Un’inerzia preoccupante. 

Nemmeno una pioggia di PEC inviate ai Commissari Straordinari (il 9 e 15 dicembre 2025, e ancora il 1° febbraio 2026) è riuscita a scuotere il palazzo dal suo torpore. Certo, il bando lo ha redatto la precedente amministrazione, ma i Commissari oggi detengono tutti i poteri di indirizzo, gestione e controllo dell’ente. Voltarsi dall’altra parte mentre il capitolato d’appalto viene ridotto a carta straccia non è un’opzione.

Cari Commissari, illustre Ufficio Tecnico, la ditta TRC intasca regolarmente un canone pubblico da quasi 200.000 euro all’anno. Per quella cifra, permetteteci il lusso di pretendere che l’unica cosa a non essere “differenziata” non siano proprio i doveri contrattuali. Sveglia! Nel frattempo, questo colosso burocratico si rivela per ciò che è: un gigante d’argilla che barcolla vistosamente su fragilissimi piedi di sabbia.

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