Il candidato del centrosinistra, dopo la sonora sconfitta al primo turno contro Occhiuto, non rinuncia alla carica di consigliere comunale e spiega la sua versione dei fatti

Nel corso di una conferenza stampa in cui si è presentato da solo, mentre il Pd cosentino e anche regionale è chiamato a riflettere su un risultato che non è solo un successo personale di Occhiuto, ma anche e soprattutto una sveglia per il suo partito, ha ammesso che il successo al primo truno del suo sfidante è chiaramente dovuto anche al fatto che parte del centrosinitra ha votato per lui.
Una china che la dirigenza Pd, forse, non aveva previsto così ripida, ma che si è certamente delineata anche – secondo molti soprattutto – nelle ore convulse che portarono alla sfiducia di Occhiuto in consiglio comunale a pochi mesi dalla fine del suo mandato. Se quel giorno le cose fossero andate diversamente, forse, ora staremmo aspettando quantomeno i ballottaggi. Ma la storia (soprattutto quella politica) non si fa con i se e con i ma. E Guccione, in solitaria, ha sentito l’esigenza di raccontare la sua versione: “Mi chiamò Magorno nel settembre del 2015 – ha detto Guccione – per propormi la candidatura ed iniziamo a ragionare, insieme con Lotti e Guerini. Poi il percorso si è interrotto, probabilmente perché una parte del partito non condivideva la mia candidatura e sono entrati in campo Presta e Paolini. I sondaggi già davano un consenso bulgaro nei confronti di Occhiuto. Si parlava inoltre di 14 liste che mi avrebbero sostenuto, ma in realtà non c’erano. Presta si ritira e in pochi giorni siamo arrivati alla mia candidatura e abbiamo chiuso con otto liste, con una serie di errori politici che hanno comportato una difficoltà”.
“Potevo decidere di stare sulla riva del fiume – ha aggiunto Guccione – ed aspettare che il cadavere passasse. Ed invece, nonostante le perplessità che già avevo espresso, mi sono candidato consapevolmente. Non è stato un sacrificio, ma una scelta politica, per dare una prospettiva al centrosinistra a Cosenza. Il dato elettorale eclatante è che le liste di Occhiuto hanno preso il 55%, accaparrandosi il premio di maggioranza. Questo significa che una parte del centrosinistra e dei grillini ha votato Occhiuto. Non sono un ingenuo e sapevo delle lotte intestine interne alla coalizione del centrosinistra, prima, dopo e durante Presta, e che di certo non scompaiono con una candidatura di prestigio. Le cose non posso rimanere così. C’è bisogno di un cambiamento a Cosenza, ma anche in tutta Calabria. Non chiedo la testa di nessuno, ma le cose sono così oggettive che non possiamo non tenerne conto. C’è chi ha combattuto con noi e chi ha votato gli altri. Così non abbiamo vita lunga, abbiamo bisogno di un progetto politico e di governo che allo stato non c’è. Un problema che non può essere risolto con la caccia al responsabile. Il Pd deve prendere coscienza che rischia di rimanere estraneo alla Calabria. I voti presi a Cosenza, il 7%, testimoniano che il problema è reale. Non mi dimettero’ da consigliere comunale perché andrò avanti fino in fondo, mettendoci la faccia e battendomi per tutto ciò che ho predicato in campagna elettorale, in primis la legalità”.
Per Guccione, comunque, non tutto è perduto: “Una cosa voglio precisare: abbiamo la forza di ripartire e anche rapidamente – ha detto ancora il candidato sindaco sconfitto – se usciamo dalle logiche di appartenenza e ci impegniamo a ricostruire il Pd. Non possiamo essere un comitato elettorale, ma un partito che raggruppa le competenze di questa città ed essere espressione vera di Cosenza”.
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