“A giugno 2026 scadono i termini per utilizzare i fondi Pnrr, due miliardi di euro, destinati alla realizzazione di buona parte di 1723 nuove strutture chiamate Case della Comunità. I ritardi sulla tabella di marcia sono evidenti e risultano pregiudizievoli soprattutto in regioni come la Calabria”.
Lo afferma Francesco De Biase, segretario generale della Uil Pensionati Calabria, commentando i recenti dati forniti dall’Agenas. Secondo il segretario, le problematiche sociali e infrastrutturali della regione incidono negativamente sul benessere delle persone, creando un divario inaccettabile nell’erogazione dei servizi.
I numeri della crisi: Calabria ferma a due strutture
In Italia sono 660 le strutture con servizi attivi, ma solo 172 presentano tutti i servizi obbligatori previsti. “Delle 172 Case della Comunità attive, dai dati emersi, solo 2 sono presenti in Calabria“, spiega De Biase.
“Mancano medici e infermieri di comunità che dovrebbero assicurare servizi domiciliari ai più fragili e altri interventi preventivi necessari anche per ridurre gli accessi ai Pronto Soccorso”.
Aree interne ed emergenza assistenza
La situazione è particolarmente critica per le aree interne:
- Popolazione: Il 70% dei calabresi vive in zone montane o a bassa densità.
- RSA: Coprono solo il 7,6% del fabbisogno reale.
- ADI: L’Assistenza Domiciliare Integrata raggiunge solo il 30,6% degli aventi diritto.
La proposta del sindacato
Per De Biase è necessario un cambio di passo immediato. “Sarebbe auspicabile l’intero utilizzo dei fondi comunitari e anche un maggiore coinvolgimento del terzo settore nell’assistenza territoriale. Bisogna comprendere che le strutture di prossimità sono fondamentali per colmare le disuguaglianze tra Nord e Sud del Paese”.

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