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Caso AMACO, USB dopo la rinuncia di Caldiero: “Istituzioni fuori dall’ambiguità. Stop ai licenziamenti, si salvi il TPL a Cosenza”

Il sindacato d’base prende atto del passo indietro del Curatore sulla presidenza dei Revisori in Comune, ma incalza Regione, Municipio e Ferrovie della Calabria: «Sospendere le procedure concorsuali e aprire un tavolo urgente per 108 famiglie».

La rinuncia del dott. Fernando Caldiero alla Presidenza del Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Cosenza conferma quanto USB aveva già posto come tema politico e istituzionale: nella vicenda AMACO esisteva, quantomeno, un evidente problema di opportunità.

Prendiamo atto della scelta di non assumere l’incarico, motivata dalla volontà di evitare sovrapposizioni, strumentalizzazioni e possibili interferenze con la procedura di liquidazione giudiziale AMACO.

È una decisione che rimuove un elemento di ulteriore ambiguità, ma non cancella il problema di fondo.

Il punto non era, e non è, un giudizio personale sul Curatore. Il punto è la necessità che una vicenda così delicata venga gestita con il massimo livello di terzietà, prudenza istituzionale e trasparenza, perché riguarda contemporaneamente la liquidazione di una società pubblica, il destino di 108 lavoratori, la vendita dei beni aziendali e la continuità del trasporto pubblico urbano della città di Cosenza.

Resta però aperta una domanda politica: perché il Comune di Cosenza ha proceduto a quella nomina senza valutare preventivamente l’evidente intreccio istituzionale tra la funzione di Curatore della liquidazione giudiziale AMACO e quella di Presidente dell’organo di revisione contabile del Comune, già socio unico della stessa AMACO?

La rinuncia evita oggi una sovrapposizione di ruoli, ma non chiarisce come sia stato possibile arrivare a proporla e votarla in un momento così delicato.

Nel frattempo, la comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo conferma un quadro estremamente preoccupante. Il Curatore assume come scenario sostanzialmente inevitabile la cessazione integrale dell’attività, l’avvio del licenziamento collettivo per tutti i lavoratori, la riduzione dei servizi dal 1° settembre e la vendita atomistica dei beni aziendali.

Preoccupa anche il tono complessivo dell’atto, a partire dall’espressione “avvia, suo malgrado”, che introduce una valutazione soggettiva in una comunicazione che dovrebbe conservare il massimo rigore istituzionale. Ancora più delicato è il tentativo di ricondurre il mancato perfezionamento della vendita del ramo TPL al mancato accordo sindacale, quasi trasformando il sindacato nel responsabile implicito dell’attuale situazione.

Questa impostazione non è accettabile.

Il sindacato non ha il compito di firmare qualsiasi accordo pur di agevolare una procedura. Ha il dovere di verificare che le garanzie siano certe, esigibili, non frammentate e non condizionate a futuri passaggi societari o amministrativi.

Allo stesso modo, non può essere sottovalutato il passaggio in cui si richiama l’interesse della procedura e del ceto creditorio a raggiungere un accordo sindacale per evitare l’aggravio del cosiddetto ticket di licenziamento. La tutela dei creditori rientra certamente nel mandato della Curatela, ma non può diventare l’unico parametro attraverso cui decidere il destino di un servizio pubblico essenziale.

AMACO è in liquidazione giudiziale. Il trasporto pubblico urbano di Cosenza no.

Non sono in liquidazione le linee, il diritto alla mobilità, i bisogni dei cittadini, le professionalità dei lavoratori, il deposito, l’officina, i mezzi e l’infrastruttura materiale necessaria all’esercizio del servizio.

Per questo USB interviene anche come soggetto sindacale presente nel settore del Trasporto Pubblico Locale, in COMETRA e in Ferrovie della Calabria, ma sicuramente come portatrice di un interesse collettivo: la continuità del servizio pubblico, la tutela del diritto alla mobilità della città di Cosenza e la salvaguardia dell’infrastruttura urbana del TPL.

La stessa comunicazione della Curatela dà atto dell’esistenza di interlocuzioni con COMETRA, Regione Calabria e Ferrovie della Calabria. Se queste interlocuzioni esistono, non possono essere trattate come una mera eventualità mentre, nel frattempo, si procede con licenziamenti, riduzione dei servizi e vendita dei beni.

Al contrario, proprio l’esistenza di tali interlocuzioni dovrebbe imporre la sospensione di ogni atto capace di rendere irreversibile lo smantellamento dell’azienda e dell’infrastruttura necessaria al servizio.

COMETRA non è un soggetto estraneo. Le linee già esercite da AMACO ricadono nel sistema consortile e regionale del TPL. Ferrovie della Calabria può rappresentare una possibile soluzione pubblica o a regia pubblica, coerente con l’esigenza di costruire un sistema integrato della mobilità urbana ed extraurbana.

Regione Calabria e Comune di Cosenza non possono continuare a comportarsi da osservatori.

USB chiede che ogni procedura di licenziamento, ogni riduzione strutturale dei servizi e ogni vendita dei beni funzionali al TPL siano sospese o comunque subordinate a un tavolo istituzionale urgente.

Chiediamo a Regione Calabria, Comune di Cosenza, COMETRA, Ferrovie della Calabria, Giudice Delegato e Comitato dei Creditori di verificare immediatamente:

1.    se esistano le condizioni per garantire la continuità del servizio attraverso COMETRA;

2.    se Ferrovie della Calabria possa assumere un ruolo diretto o indiretto in una soluzione pubblica o a regia pubblica;

3.    quali beni e mezzi siano indispensabili all’esercizio del servizio e debbano essere sottratti alla dispersione;

4.    quali strumenti possano essere attivati per evitare o sospendere i licenziamenti;

5.    come garantire il transito del personale al soggetto che dovrà comunque assicurare le linee;

6.    quale piano industriale e istituzionale si intenda costruire per il trasporto pubblico dell’area urbana.

La rinuncia alla Presidenza del Collegio dei Revisori chiude una possibile sovrapposizione di ruoli, ma non chiude la questione AMACO.

Resta il rischio che l’assenza di decisione politica venga coperta dalla procedura giudiziale.

Resta il rischio che una città venga privata del proprio servizio pubblico di mobilità attraverso una sequenza di atti formalmente concorsuali ma sostanzialmente devastanti per l’interesse collettivo.

Resta il rischio che il lavoro di 108 persone e il diritto alla mobilità dei cittadini vengano trattati come effetti collaterali della liquidazione di una società.

Il Curatore ha il compito di gestire la liquidazione giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di impedire che quella liquidazione diventi lo smantellamento del trasporto pubblico urbano.

AMACO può cessare come società. Il servizio pubblico e la trasparenza istituzionale no. 

USB Cosenza
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