Continua a ritmo spedito il processo per la morte del calciatore Denis Bergamini, deceduto il 18 novembre del 1989 sulla statale 106, nei pressi di Roseto Capo Spulico.
Come già noto, l’unica imputata risulta l’ex fidanzata del giocatore, Isabella Internò, accusata di omicidio volontario aggravato dai motivi futili e abietti.
Al banco dei testimoni, presso la Corte d’Assise di Cosenza presieduta dal presidente Maria Lucente, si sono seduti nella mattinata di ieri i medici legali Roberto Testi, Giorgio Bolino e Vittorio Fineschi.
Le testimonianze dei tre dottori sono state di cruciale importanza perché hanno smentito, senza ormai ombra di dubbio, la tesi del suicidio, provando, in modo scientifico come il calciatore fosse morto per soffocamento prima di essere investito dal mezzo guidato da Raffaele Pisano.
Il medico legale Vittorio Fineschi, utilizzando ricerche scientifiche, slide e foto del corpo senza vita di Bergamini ha affermato che con ogni probabilità il giocatore “è deceduto per soffocamento” ed è stato posizionato sull’asfalto già cadavere.
Vittorio Fineschi ha parlato alla corte dell’utilizzo della glicoforina per verificare la vitalità delle lesioni inferte. Un esame fondamentale per capire se le vittime fossero ancora in vita o meno, nel momento in cui venivano colpite.
Dello stesso parere sono i medici legali Roberto Testi e Giorgio Bolino che hanno parlato di “asfissia meccanica”.
“Il calciatore è stato investito dopo aver perso le funzioni vitali.
Dopo le testimonianza dei medici è stata la volta del controesame dell’avvocato Pugliese, difensore dell’ ex fidanzata del calciatore Isabella Internò.
Il legale ha chiesto espressamente ai teste se Bergamini avesse l’AIDS.
La domanda ha suscitato non poco sdegno in aula, soprattutto da parte degli avvocati della difesa che hanno ritenuto il quesito un affronto alla memoria del calciatore e ad ogni modo, ad oggi, non è possibile rispondere ad un domanda del genere.
Si tornerà in aula il prossimo 8 novembre.
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