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Cassano ricorda Falcone, Centro “La Pira”: «La lotta alla mafia non è una delega»

Appello dell’associazione nell’anniversario della strage di Capaci per la cittadinanza attiva.

Il 1992 è stato un anno terribile. Il 23 maggio, dello stesso anno, allo svincolo di Capaci, rientrando a Palermo, Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo, circa 500 kg di tritolo fecero saltare in aria l’auto in cui i due viaggiavano, preceduti dagli uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

“Falcone – ricorda Francesco Garofalo, presidente del Centro Studi Giorgio La Pira di Cassano All’Ionio -, fu uno dei primi ad identificare cosa nostra come vera e propria organizzazione criminale smascherandone le fitte trame, attraverso un lavoro meticoloso di indagini accurate e condiviso con il pool antimafia.

Un lavoro che sfociò nel maxi processo del 1986, grazie al quale furono condannati 346 degli imputati legati a Cosa Nostra, tra i quali: Totò Riina, Michele Greco, Pippo Calò e tutti i capi mandamenti delle province siciliane. Anche i “colletti bianchi”, dall’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino ai cugini Ignazio e Nino Salvo”. Ha poi aggiunto: “nulla, toglieremo alla intrepida testimonianza di coraggio affermando che l’importanza, che Giovanni Falcone ha saputo conquistare nella storia dei nostri tempi è, soprattutto, nel grande sforzo di intelligenza delle cose.

Questo sforzo ha segnato il suo essere magistrato. La memoria – ha rimarcato -, è anche la riappropriazione da parte della gente, dei valori che Falcone rappresentò. Il ricordo è anche la dimostrazione di una consapevolezza ormai diffusa: la lotta alla mafia, per risultare alla lunga vincente, non può essere solo delegata all’impegno istituzionale di magistrati e di Forze dell’Ordine. È stata proprio questa intuizione, in fondo, una parte non secondaria del testamento non scritto del magistrato siciliano”.

Strage di Capaci
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