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Carlo Rinaldo

Chiesa e piazze profanatrici, Rinaldo analizza l’aggressione simbolica alla statua di San Giovanni Paolo II a Roma

La Chiesa è spinta sempre più in piazza, zaino in spalla e kefiah al collo (che fanno molto chic), da una parte degli alti prelati e dei responsabili dei vari gruppi che li seguono ciecamente. Quei cortei nelle piazze italiane che dovrebbero reclamare pace, giustizia, diritti, probabilmente solo declamati per attrarre più gente, ma aventi altri fini. Si sceglie dunque di farlo per colpire politicamente la parte avversa ma purtroppo, ancor più grave, anche per colpire la memoria identitaria di un popolo.

Questo è il significato dell’imbratto della statua di un Papa che ha fatto della riconciliazione tra i popoli, del dialogo e della ricerca della pace segni indelebili del suo pontificato. E Giovanni Paolo II, così come già altri, sono ridotti a bersaglio di uno scontro sempre più polarizzato. L’imbrattamento della statua di San Giovanni Paolo II davanti alla stazione Termini non è solo un atto vandalico.

È un’aggressione simbolica che rivela il degrado del discorso pubblico. Se anche un’immagine sacra diventa preda di slogan aggressivi, significa che la democrazia culturale – sempre più vittima della sindrome del rumore – è brutalmente ferita: non si ascolta, si aggredisce. E il passaggio è drammatico: colpire un simbolo non è un atto innocuo; è la spia di un clima che rischia di diventare sempre più tossico. Bisogna allora ripensare il valore della memoria e restituirla al suo contesto. E difendere la memoria non è solo un atto politico ma è anche spirituale.

E questo è superiore per un credente. Questa numerosa parte di Chiesa sta assecondando quella parte atea che per odio politico dileggia anche i simboli della nostra Fede. Ma questa deriva va avanti già da lustri, fin da quando si è scelto di rinunciare ai Crocefissi nelle aule scolastiche. DOV’È L’INDIGNAZIONE DI QUESTA PARTE DI CHIESA DI FRONTE A QUESTO ULTIMO ULTERIORE ATTO SPREZZANTE LA FEDE? PERCHÉ NON SI SCENDE IN PIAZZA ANCHE PER QUESTI INACCETABILI OLTRAGGI ALLA FEDE E ALL’IDENTITÀ DI UN POPOLO?

Se si protesta per strada solo per seguire iniziative altrui, di una certa parte politica, allora sorge il dubbio che c’è una spinta a non contraddire questi alti prelati ed un pizzico di narcisismo modaiolo. Sono domande che interpellano tutti, ma soprattutto i cattolici. Molta parte della Chiesa è schierata a sinistra con Cardinali e Vescovi che fanno politica diretta: invitano senza nessun pudore a votare quei partiti che già hanno dato prova di volere l’aborto nei diritti fondamentali.

Del resto, molte Diocesi italiane sono in mano ad esponenti di sinistra. È il nuovo collateralismo tra Chiesa e politica, iniziato da tempo, fondato dalle nuove correnti teologiche d’avanguardia, guidato dai vescovi oppositori di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Esso è alimentato dal nuovo pastoralismo anti-dottrinale ed è inevitabile che diventi anche politico. Per i cattolici c’è anche un’altra via: esercitare l’obiezione di coscienza nei confronti di questa tendenza suggerita dall’alto.

Di argomenti per disobbedire a questa ce ne sono a iosa e tutti riscontrabili nella Dottrina. Ma di cosa si parla oggi nella formazione dei vari gruppi ecclesiali?

Carlo Rinaldo
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