Tre giorni di eventi tra il Castello di Petramala e il borgo antico. Organizzatori felici: “Una luce accesa contro l’abbandono dei territori”.
Si è conclusa la tredicesima edizione del Cleto Festival, una tre giorni (19, 20 e 21 agosto) che ha trasformato il suggestivo borgo cosentino in un laboratorio a cielo aperto di cultura, democrazia e partecipazione. L’evento ha saputo intrecciare con equilibrio momenti di profonda riflessione politica e civile a momenti ludici e ricreativi: dai laboratori per bambini e famiglie (come “Avviamento alla Musica” a cura di Le Tarme e “Family Mandala” curato da Donatella Papo), fino al grande successo delle visite guidate del BorgoTrek -“Cleto, tra storia e leggenda”. Un itinerario affascinante che ha condotto i visitatori fino al maestoso Castello di Petramala per le suggestive sessioni di Spazi Sonori con aperitivo al tramonto — impreziosite dalle esibizioni del Girardi, Piazza, Caicco Trio e dello spettacolo “Mi chiamo Lico” di e con Danilo Lico.
La piazza e le vie del centro storico sono state il cuore pulsante del festival, animate da una ricca offerta artistica: dalle mostre d’arte come “Bentu Estu” di Nicola Mette e le esposizioni di Francesca Montuoro e Debora Mirabelli, agli artigiani del mercatino vintage. Il pubblico ha affollato Porta Forgia per le presentazioni di libri, i momenti teatrali – tra cui spiccano le esibizioni di Mammut Teatro e Walter Leonardi – e gli artisti internazionali con lo spettacolo “La Danse du Pied” di Monsieur David e Madame Marion, senza dimenticare lo show di burattini a cura di Graziella Cous Cous. Grandissimo entusiasmo anche per le serate musicali in Piazza Aldo Moro, dove si è ballato fino a tarda notte con l’energia trascinante dei Villa Zuk, i ritmi travolgenti dei Folk N’ Roll, la musica di Davide Di Rosolini e i Figli Illegittimi, e i dj-set conclusivi di EMIX, Happy Music e Virus & DJ R.
Profonda e intensa anche la proposta dei talk serali, dedicati alla narrazione del territorio con l’incontro “Raccontare la Calabria” a cura del vicepresidente Ivan Arella, e a tematiche di forte attualità internazionale con il momento di riflessione “Umanità Negata: Gaza” insieme ai Docenti per Gaza.
Grande la soddisfazione degli organizzatori e dell’associazione La Piazza, sostenuti da una risposta straordinaria di pubblico, con altissimi numeri di visitatori arrivati da ogni parte d’Italia ed entusiasti dell’accoglienza.
Un successo che riassume la visione profonda della manifestazione, ben espressa durante l’apertura nella cornice di Porta Forgia dalla vicepresidente Carola Nicastro, intervenuta al fianco del presidente Fabrizio Rasori, dell’ Assessora alla Cultura Veronica Santoro e del sindaco Armando Bossio:
«Il Cleto Festival non è un semplice spettacolo. Quando portiamo arte, cultura, musica, tra le piazze e i vicoli del borgo di Cleto, questi luoghi riaccendono una luce. Una luce contro l’abbandono e la rassegnazione che combattiamo dal 2011 attraverso progetti di comunità, di cui il festival è il coronamento finale.»
Un festival completamente autofinanziato, reso possibile dal sostegno dei partner, ma soprattutto da una comunità coesa che ogni agosto si mette in moto per ripopolare e far vivere il paese. Un’azione che rivendica con orgoglio la sua natura “politica”, nel senso più alto e aulico del termine: la politica intesa come cura del bene comune, difesa del territorio e ricerca costante della bellezza.
La resistenza della bellezza: il valore dei festival in Calabria
I festival nei borghi calabresi non sono semplici eventi estivi, ma veri e propri prodotti tipici dell’anima: frutti maturi di una terra che resiste, che rifiuta l’oblio e sceglie di restare. In una Calabria ferita dallo spopolamento, ogni piazza che torna a riempirsi, ogni pietra antica illuminata dall’arte e ogni voce che risuona tra i vicoli diventano un atto di poetica ribellione. Il Cleto Festival testimonia che la cultura non è un lusso, ma il seme fondamentale da cui far germogliare la rinascita di una comunità intera.

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