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Codice rosso, non solo sanzione: la rivoluzione psicologica per autori e vittime di violenza di genere

Il Codice Rosso (L. 69/2019) ha introdotto una risposta più rapida e incisiva alla violenza domestica e di genere. La normativa combina strumenti penali con percorsi psicologici rivolti agli autori di reato, aprendo un dialogo tra giustizia e psicologia. Questo articolo analizza le implicazioni per vittime e autori, l’importanza di un approccio multidisciplinare e le delicate questioni legate alle false denunce.

Protezione tempestiva della vittima

Il Codice Rosso accelera le procedure giudiziarie, garantendo che la persona offesa venga ascoltata entro tre giorni dalla notizia di reato. Dal punto di vista psicologico, questa tempestività è fondamentale per ridurre la vittimizzazione secondaria, ossia il trauma generato da un sistema lento o distante. Le vittime di violenza spesso manifestano ansia, senso di colpa, disorientamento e paura persistente; un intervento rapido può limitare il danno emotivo e favorire una protezione concreta e immediata.

Percorsi di recupero per l’autore di violenza

Una delle innovazioni centrali del Codice Rosso è la possibilità di subordinare la sospensione condizionale della pena alla partecipazione a percorsi psicologici o riabilitativi. Tali percorsi mirano a intervenire su meccanismi di negazione, distorsioni cognitive e difficoltà nella gestione delle emozioni. Tuttavia, l’efficacia di questi interventi dipende dalla motivazione reale del soggetto: senza un impegno autentico, il percorso rischia di ridursi a una semplice formalità giuridica.

Il tema delicato delle false denunce

Nonostante l’indispensabile protezione delle vittime, è necessario considerare anche le false denunce, fenomeno minoritario ma rilevante. L’applicazione del Codice Rosso richiede equilibrio: tutelare tempestivamente la vittima senza compromettere i diritti dell’imputato, rispettando la presunzione di innocenza e il giusto processo.

Gli operatori del diritto segnalano che la maggior parte delle denunce poi risultate non attendibili si registra in contesti di:

Separazioni altamente conflittuali

Contese per l’affido dei figli

Dispute patrimoniali o per il mantenimento

In questi contesti, la denuncia può diventare, consapevolmente o meno, uno strumento per ottenere vantaggi civili, come:

1. Miglior collocazione dei minori

2. Accesso o mantenimento della casa familiare

3. Limitazioni delle frequentazioni dell’altro genitore

4. Pregiudizi che possono orientare il giudice civile

Fattori emotivi come rabbia, paura, risentimento e l’assenza di un filtro iniziale possono alterare la narrazione dei fatti, pur senza configurare una falsità penalmente rilevante. Nonostante teoricamente punibili, le condanne per false denunce sono poche; molte denunce infondate non generano conseguenze penali, ma producono effetti devastanti sulla vita dell’accusato.

Strategie di gestione e prevenzione

Per mitigare gli abusi senza ridurre la protezione delle vittime, si propongono alcune misure concrete:

1. Valutazione preliminare tecnico-specialistica entro 48-72 ore da PM, psicologi forensi e operatori formati sulla dinamica degli abusi.

2. Doppio binario di analisi: distinguere tra casi a rischio alto e casi non documentati o contraddittori.

3. Collaborazione tra giustizia civile e penale per evitare che l’avvio di un procedimento penale condizioni automaticamente le decisioni sull’affido.

4. Applicazione rigorosa del reato di calunnia nei casi palesemente falsi.

5. Formazione specifica per magistrati, forze dell’ordine e centri antiviolenza, dotandoli di strumenti per distinguere tra narrazioni coerenti e credibili, racconti distorti dal conflitto e narrazioni costruite ad arte.

L’obiettivo non è ridurre la protezione delle vittime, ma rafforzarla, evitando che l’uso strumentale delle denunce comprometta la credibilità di chi denuncia violenza reale.

Approccio multidisciplinare

L’efficacia del Codice Rosso dipende dall’integrazione tra magistratura, forze dell’ordine, psicologi, servizi sociali e centri antiviolenza. La giustizia da sola non cura il trauma, e l’intervento clinico da solo non garantisce protezione: solo una rete coordinata può prevenire recidive e favorire un cambiamento reale.

Conclusione

Il Codice Rosso rappresenta un superamento della logica puramente punitiva, combinando tutela immediata della vittima, prevenzione della recidiva e rieducazione dell’autore di violenza. Integrare giustizia e psicologia significa riconoscere che la violenza non è solo un reato, ma una frattura nelle relazioni e nella cultura. Solo con un approccio multidisciplinare e attento il Codice Rosso può diventare uno strumento concreto di trasformazione sociale, oltre che di sanzione penale.

violenza di genere

Dott.ssa Paola Francesca Mantuano & Avv. Sandra Ricco

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