Si è conclusa ieri sera, 9 maggio, la rassegna musicale AlterAzioni, il festival che ha dato lustro alla città di Cosenza attraverso un respiro internazionale fatto di musica senza confini
Anche le cose belle finiscono, arrivano a conclusione, e arrivati al traguardo, come spesso accade si contano i successi, si fa il punto sul progetto e – come in questo caso – si raccolgono e conservano meravigliose note di jazz.

Ieri sera, presso il teatro Morelli di Cosenza, è andato in scena l’ultimo dei 4 appuntamenti musicali previsti per il Festival AlterAzioni, rassegna di musica internazionale che ha visto alternarsi sul palco, settimana dopo settimana, artisti straordinari provenienti dal mondo del jazz, del blues, del rock, del fusion.
Gli ospiti ai quali il festival ha aperto le porte, hanno soddisfatto i gusti di tutti gli appassionati ed hanno anche raggiunto l’attenzione di tutti coloro che da tempo attendevano che a Cosenza, si aprisse un varco dal quale far giungere non solo musica di grande livello, ma anche l’opportunità di far crescere culturalmente questa terra.
A riuscirsi – proprio attraverso la rassegna musicale AlterAzioni – sono state B-Alternative e Mk-Live, che rappresentano l’eccellenza nell’organizzazione di eventi e che sanno come mettere in moto quella macchina che, come in queste settimane, ha reso possibile non solo che gli artisti arrivassero in città, ma che la città tutta potesse usufruire di questa meravigliosa opportunità.

Prezzi modici, per assistere ai concerti, accoglienza e disponibilità con gli organi di stampa, una organizzazione precisa ed attenta anche dal punto di vista della sicurezza, durante le serate, e poi un suono impeccabile, durante le performance e quella disinvoltura che i responsabili della rassegna – Marco Verteramo, Cristian Romeo e Fabrizio Cariati – hanno vestito, a dimostrazione del fatto che sapevano perfettamente come gestire quella macchina che, ieri sera, ha dato vita all’ultimo di 4 concerti, diversi ma tutti di altissimo livello.
E così dopo che sul palco del Teatro Morelli sono giunti il 16 marzo Paolo di Sabatino ed il suo trio, il 14 aprile Scott Henderson, e ed il 21 aprile Jacqui Naylor, ieri sera è stata la volta dello storico duo statunitense Tuck & Patti.
E’ scesa la magia, sul palco ieri sera, accompagnata dalla chitarra di Tuck Andress 63 anni, e Patti Cathcart, 65 anni portati con disinvoltura attraverso quella sua voce nera, calda, profonda, versatile che ieri sera ha spaziato dal jazz al blues, regalando anche momenti di interessantissimo scat.

Lei è entrata in scena con un abito bianco e un soprabito leggero, e dopo pochi minuti si è liberata delle scarpe, lasciando che il contatto con la terra, le dettasse le vibrazioni giuste, da modulare e da lasciare andare attraverso un cantato capace di mettere in evidenza alcune singolari sfumature che sin dagli anni 80, le hanno consentito di restare ancorata nell’attenzione di un pubblico che – come ieri sera – l’ha riconosciuta in quella rinterpretazione in chiave jazz del famoso pezzo “time After time” che ieri sera è arrivato dopo che Patti, ha lasciato il palco a Tuck, suo compagno artistico ma anche di vita, dopo aver detto di amare quell’uomo e quel momento durante i concerti, nei quali presenta quello che è da sempre uno straordinario chitarrista, eclettico e virtuoso, che imbraccia la chitarra così in alto, che questa sembra fluttuare nell’aria.
Nessun effetto sulla voce di Patti, che nuda e cruda ha viaggiato su note di standard come My Romance, God Bless You, take a my breath away.
Lui, Tuck Andress quando Patti gli lascia il palcoscenico, regala al pubblico 8 minuti di “Over the Raimbow”, cambiando spesso tempo durante l’esecuzione e arricchendo la performance di virtuosismi degni di nota.
Lei, Patti, decide di cantare “time after Time” con il suo pubblico, dividendolo in tre parti e attribuendo ad ognuno una una tonalità nella quale cantare e così, “in prima, terza e quinta”, il pubblico del Morelli diventa un immenso coro che accompagna le note delicate e avvolgenti di uno dei pezzi che ha reso famoso il duo.
Ma ieri sera è avvenuto anche che su quel palco, una eccellente coppia artistica di “casa nostra” ha aperto la serata, e così Marida Longo e Marcello Politano, hanno catalizzato l’attenzione di un pubblico in attesa di emozioni che non sono tardate ad arrivare.

Marida, che ha una ottima presenza scenica e una estensione vocale pazzesca, ha saputo dare mostra delle sue capacità attraverso brani blues, pop e jazz, con la leggiadria di chi sa dove posizionare le note e come dare loro intensità. Una voce caratteristica la sua che, accompagnata dalla bravura di Marcello Politano al basso, hanno dato vita ad una performance degna di nota e che si è trasformata in finale di concerto, in una vera e propria jam session, insieme a Tuck e Patti.
E così al termine di questa avventura targata AlterAzioni, i responsabili della fortunata rassegna si concedono alle mie domande, fatte a caldo, a conclusione di quella che è stata una sfida, divenuta poi un successo a tutto tondo.
Cristian Romeo, di B-Alternative mi sorride e mi consegna le sue riflessioni sulla kermesse.
Quando gli chiedo quale sia il primo pensiero che passa per la testa, alla fine di un percorso così prestigioso lui mi risponde: “il primo pensiero è … Già finito? I pensieri in realtà sono tanti, e sono tutti primi pensieri, che si accalcano, al termine di progetti come questo. Si va a ritroso e si pensa a tutto il lavoro fatto, dalle riunioni iniziali per disegnare questo festival, alle discussioni di strategia comunicativa, alla decisione artistica. Personalmente non ho avuto un primo reale pensiero ma tantissime emozioni. Per me è stata la prima volta in un teatro, la prima volta con artisti di questo calibro e di un genere a me nuovo. Questa esperienza è stato un vero salto di qualità e in questa bella esperienza ho dovuto superare alcuni miei limiti, modificare le abitudini lavorative dettate da impostazioni relative ad altra tipologia di spettacolo … Tutto nuovo, tutto sperimentale. Il vero primo pensiero dopo questa esperienza l’ho rivolto egoisticamente a me stesso, a quanto questo festival mi abbia fatto crescere professionalmente e culturalmente.”
S: Ci sarà una prossima edizione del festival AlterAzioni?
C: AlterAzioni è un progetto nato con lo scopo di dare alla città di Cosenza un festival annuale che cresca ogni anno sempre di più. Certo che ci sarà un’altra edizione, spero altre cento edizioni! Siamo consapevoli di quanto questo festival possa dare alla nostra realtà sociale, e ci auguriamo solo che questa consapevolezza colpisca anche chi può contribuire a far si che questo sogno si realizzi.
S: C’era, secondo lei qualcosa che potesse essere fatta meglio?
C: A mio parere, nulla poteva essere fatto meglio di come è stato fatto. Cioè con le risorse che avevamo, il tempo e le idee, abbiamo fatto del nostro meglio, per realizzare il meglio che si potesse.
S: Cosa lascia questo festival alla città di Cosenza?
C: AlterAzioni lascia tanto a questa città. Lascia un segno indelebile, dimostra che anche qui si può fare questo genere di musica, e dimostra che anche a Cosenza come nelle grandi metropoli dello stivale, c’è gente che ama questa musica, c’è un pubblico di appassionati e che sa lasciarsi “contaminare” dalle cose belle. Dal punto di vista culturale credo con un pizzico di presunzione, che AlterAzioni abbia messo un importante mattone sul quale si potrà sicuramente edificare un futuro.
S: Se ci fosse stato un aiuto più sostanzioso da parte dell’Amministrazione Comunale come si sarebbe evoluto il progetto artistico?
C: Se ci fosse stato un aiuto finanziario da parte delle istituzioni molte cose sarebbero state più curate. Avremmo di certo puntato in una comunicazione più regionale che provinciale, avremmo potuto coinvolgere le maggiori testate giornalistiche come i media (TV e radio), avremmo potuto osare un po di più ed anticipare quelli che sono i progetti per la crescita di AlterAzioni e che per mancanza di fondi, sono rimasti soltanto una speranza e un disegno su carta. Avremmo potuto inserire delle “clinic” per i musicisti della città con gli artisti ospite, avremmo potuto avvicinare i piccoli studenti di musica della città con delle masterclass, seminari, documentari, presentazioni di libri, mostre fotografiche (ovviamente inerenti al ramo musicale ed agli artisti protagonisti di alterazioni) … Avremmo potuto fare molto di più, ma non ci lamentiamo. Questa prima edizione di AlterAzioni ci ha soddisfatti, rimaniamo fiduciosi e cominciamo già da ora a lavorare all’edizione 2016 sperando che chi di dovere abbia carpito e compreso a pieno l’importanza culturale di questo festival. Poi, considerato il potenziale che questa rassegna può rappresentare per una città come Cosenza, serve l’attenzione delle istituzioni, serve che queste si discostino dal pensiero riduttivo che vede AlterAzioni come una semplice rassegna di concerti in un teatro.
Prima di salutarci con un “Arrivederci” ed una vigorosa e significativa stretta di mano, Cristian Romeo mi ringrazia non solo per la presenza durante le serate, ma per l’attenzione che io ed il nostro giornale Cosenza Post, abbiamo avuto verso quella che fino ad oggi, resta la migliore rassegna musicale, che sia stata “regalata” alla città di Cosenza.
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