Il giudice Bilotta dispone tre mesi di pena detentiva, un’ammenda da 10.000 euro e il risarcimento danni per il dipendente, ordinando la trasmissione di tutti i fascicoli amministrativi alla Procura.
La CGIL: non bisogna mai chinare la testa davanti alle ingiustizie. La dignità del lavoro viene prima di qualsiasi posizione di potere.
Dopo quattro lunghi anni di attesa e di battaglie, si conclude in primo grado di giudizio una vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la vita professionale e personale dell’architetto Giovambattista Barberio, già dipendente del Comune di San Giovanni in Fiore, iscritto alla CGIL e primo degli eletti nella RSU dello stesso Comune.
Il Tribunale Penale di Cosenza, nella persona del dott. Marco Bilotta, ha pronunciato una sentenza di condanna nei confronti della già sindaca del Comune di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, condannandola a tre mesi e dieci giorni di pena detentiva e al pagamento di un’ammenda di 10.000 euro, oltre agli accessori di legge.
La sentenza ha inoltre riconosciuto il diritto dell’architetto Barberio al risarcimento dei danni subiti, la cui quantificazione sarà demandata alla competente sede giudiziaria civile. Disposto anche il pagamento delle spese legali, quantificate in 3.500 euro per ciascuno dei due avvocati, Leo Morabito, difensore della CGIL, e Brunetti, difensore dell’architetto Barberio, oltre agli accessori di legge.
La CGIL si è costituita parte civile al fianco del proprio iscritto, scegliendo di difendere non soltanto un lavoratore, ma un principio fondamentale: la dignità, la sicurezza e il rispetto dei diritti di chi lavora. La nostra organizzazione aveva chiesto simbolicamente un euro a titolo di risarcimento del danno, proprio per sottolineare che questa battaglia non aveva alcuna finalità economica, ma un profondo significato morale e sindacale.
La vicenda nasce dalla destinazione dell’architetto Barberio a prestare servizio presso l’ex sala mortuaria del cimitero comunale, una struttura che era stata chiusa per oltre un anno e mezzo dagli organi ispettivi competenti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e per la quale erano state impartite precise prescrizioni che l’amministrazione comunale di allora non aveva provveduto a completare. Nonostante ciò, il dipendente aveva continuato a lavorare all’interno di quei locali.
Il giudice ha inoltre disposto la trasmissione di un atto amministrativo alla Procura della Repubblica, per le valutazioni di competenza.
Per la CGIL questa non è mai stata una questione personale o politica, ma una battaglia di civiltà, giustizia e tutela dei lavoratori. Un sindacato non può restare in silenzio davanti a situazioni che mettono in discussione la dignità e la sicurezza delle persone: deve esserci, intervenire e avere il coraggio di difendere chi subisce un’ingiustizia.
A tutti i lavoratori vogliamo lanciare un messaggio chiaro: non bisogna mai chinare la testa davanti alle ingiustizie. I diritti non sono favori, la sicurezza non è un optional e la dignità non è negoziabile.
Dopo quattro anni questa vicenda ci lascia un insegnamento importante: bisogna avere il coraggio di denunciare, resistere e guardare avanti a testa alta. Nessuno deve sentirsi solo quando rivendica i propri diritti.
La dignità non si piega. I diritti non si calpestano. La CGIL sarà sempre al fianco dei lavoratori, senza paura e senza condizionamenti.
Così in una nota la Segreteria Provinciale CGIL Cosenza.

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