Banner Conad

Condannato a 30 anni il presunto killer del boss Antonio Sena

Sono accusati di essere gli autori dell’omicidio del boss consentino Antonio Sena, Mario Gatto e Giuseppe Perri, per i quali la Corte d’Assise d’Appello, ieri, ha sentenziato una condanna di 30 anni di reclusione per Gatto e 20 per Perri

tribunale07Due anni fa vi era stata un’assoluzione, ma la cassazione, accogliendo il ricorso della Procura generale aveva annullato quella sentenza.

Si è ripartiti dunque dalla sentenza pronunciata tre anni fa dal gup Patrizia Maiore, con il rito abbreviato. Un dibattimento quello, che si era chiuso con lo stesso verdetto di ieri ossia con 30 anni di reclusione per Mario Gatto, che la DDA indica come il killer, e 20 anni per Giuseppe Perri, accusato di essere colui che assicurò la fuga a Gatto e all’altro assassino.

I due imputati speravano in una assoluzione che però, non è giunta. I dettagli del delitto di Antonio Sena erano stati messi in evidenza dalle inchieste della DDA, ed in particolare dai dettagli portati alla luce scavando nelle storie di quegli anni dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo, l’aggiunto Vincenzo Luberto e il pm antimafia Pierpaolo Bruni, ricostruendo trame di sangue che erano state per troppo tempo confinate nei risvolti di sole ipotesi investigative.

Proprio dai risvolti di quelle indagini era emerso l’agguato che segnò lo spartiacque tra la vecchia mafia e quella nuova che diveniva così padrona della città di Cosenza.

Era la mattina del 12 maggio del 2000, quando a Castrolibero, un commando assassinò Antonio Sena, boss della malavita consentina. Un uomo di carisma, con amicizie del reggino, che venne ucciso presumibilmente perché la malavita emergente temeva un suo rientro nella gestione degli affari illeciti al fianco di un altro temuto boss, Francesco Bruni, alias “Bella-bella”, anche lui vittima di agguato, freddato dieci mesi prima davanti al carcere di via Popilia.

Sena fu individuato a bordo della sua Rover, in contrada Motta, insieme al suo autista e ad uno dei suoi figli.

All’improvviso sbucò dal nulla una Lancia Thema che tamponò la vettura che stava procedendo alla manovra per uscire da un parcheggio. Dalla berlina uscirono i killer armati di pistola e col volto coperto da passamontagna che fecero fuoco ferendo a morte il boss, ma risparmiando gli altri due che riuscirono così a mettersi in salvo scappando lungo il verso di una discesa.

A distanza di 15 anni, su quella storia difficile da dimenticare, fatta di morte e di protagonisti che portano il nome di assassini di mestiere, la corte d’assise d’appello, ieri ha dunque detto la sua.

Condividi questo contenuto