Angelo Bonaventura Ferri lo vogliamo ricordare inoltre, con un suo racconto a metà tra una favola e una metafora, che ben descrive il suo carattere, sempre al servizio della collettività
Caporeparto dei Vigili del Fuoco di Cosenza e sindacalista UIL, Bonaventura Ferri – detto Angelo – è morto nella mattina di oggi 13 aprile, al Policlinico Universitario Mater Domini di Catanzaro dove era ricoverato da metà marzo.
La malattia lo aveva condotto dapprima all’Ospedale Ss. Annunziata di Cosenza, dove gli era stata accertata la positività al Covid-19. Successivamente, a seguito del peggioramento delle sue condizioni, venne trasferito a Catanzaro. Ferri ha lottato per un mese contro il Covid-19 ma nella notte è peggiorato ulteriormente e nonostante i sanitari abbiano tentato il tutto per tutto, non sono riusciti a salvarlo.

Ferri lascia la moglie Marialina e un grande vuoto, non solo fra i colleghi dei Vigili del Fuoco. Un vuoto vissuto infatti, anche dai tanti giornalisti che negli anni hanno avuto modo di lavorare e interagire con lui. Angelo Bonaventura Ferri lo ricordiamo sempre come un professionista molto preciso e tempestivo, un punto di riferimento importante per noi giornalisti ma anche per tutta la regione.
Ferri, come detto, era sindacalista UIL dai toni pacati ma determinati che lo portavano a lottare per i diritti dei suoi colleghi. Tanti gli impegni di Ferri per il sociale, non ultima quella che lo ha visto anche contro la violenza sulle donne. Come spesso si ama dire, un uomo di altri tempi, dal temperamento educato ed elegante quando si trattava di sensibilizzare verso un tema caro non solo a lui, ma alla collettività.
Lo dimostra “L’aquila e il pappagallo. Una favola o una metafora dei nostri tempi?” , un racconto scritto da Ferri per descrivere la politica ed i loro interpreti al giorno d’oggi, che riproponiamo in suo ricordo.
Alla sua famiglia, al corpo provinciale dei Vigili del Fuoco ed al loro Comandante Massimo Cundari, giungano le più sentite condoglianze della nostra redazione. Rip Bonaventura.
“L’aquila e il pappagallo. Una favola o una metafora dei nostri tempi?” di Bonaventura Ferri
In una terra vi era un’Aquila che sapeva volare in alto, molto in alto, era capace di librarsi in volo così in alto da vedere cose, agli altri, sconosciute. Dall’alto poteva vedere facilmente risorse importanti. Se gli uccelli avevano sete, l’Aquila sapeva dove era la fonte più vicina. L’Aquila, illuminata dal sole, non perdeva occasione per aiutare tutti gli altri uccelli a volare più in alto. Per condividere con tutti le gioie del volo in alto, ed anche le risorse disponibili, l’Aquila spiegava come alzare il più possibile la testa, come allargare bene le ali per mettere la massima forza ed impegno nel volo. Così, pian piano, in quella terra, tutti gli uccelli iniziarono a volare più in alto, non era importante quanto in alto ma, ognuno di loro, volava più in alto di prima. A guardare bene sembrava che tutto si fosse innalzato, che tutto fosse più vicino al cielo.
In un’altra terra vi era un pappagallo, sapeva svolazzare appena, poco più di una gallina, aveva sentito parlare delle aquile ma, la natura, lo aveva fatto pappagallo. Piuttosto che impegnarsi nel volo, per imparare a volare in alto, cercava un modo per convincere gli altri di essere un’aquila anziché un pappagallo.
Un giorno, qualcuno, mise sulla sua strada un piccolo trespolo sul quale arrampicarsi e poter stare, senza fatica, un po’ più in alto del suolo. Dal piccolo trespolo con le sue penne, quasi inutili ma colorate, il pappagallo esercitava un discreto fascino sui polli che avevano le penne quasi incolori, riuscendo a convincerli che, seguendolo, prima o poi, avrebbero avuto anche loro le penne colorate. In quella terra accadde una cosa strana, il pappagallo, aiutato dai polli, attaccò al piccolo trespolo la scritta “aquila”, ed impose a tutti gli uccelli di volare più in basso perché era solo l’aquila a poter volare in alto, così, tutti gli uccelli furono costretti a volare rasoterra, rischiando di morire di sete non vedendo più fonti di acqua. A guardare bene sembrava che tutto si fosse abbassato, allontanandosi dal cielo.
Triste è la terra in cui si fa’ in modo che i pappagalli possano credersi aquile, aiutati dai polli, impedendo a tutti gli uccelli di volare più in alto.
Senza futuro è la terra che da’ il comando del volo ai pappagalli al posto delle aquile.
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