Mi auguro che l’incarico di direttore generale della Soprintendenza speciale di Roma, strategico e delicatissimo poiché ai compiti di tutela dell’enorme patrimonio archeologico della Capitale unisce quelli di conservazione del tessuto urbano storico, sempre minacciato dagli appetiti dei palazzinari, non sia manipolato con ulteriori giochi di prestigio. La pubblicazione della circolare n. 305 del 23 settembre 2019, infatti, cioè dell’interpello ai dirigenti MiBAC interessati a ricoprire quel ruolo, disponibile dal 19 settembre, tenta di sanare (con insolita celerità) una grave stortura allegramente avallata fino al giorno prima.

Il passato, però, non si cancella con un colpo di spugna e una domanda s’impone: è esistito realmente ed è stato registrato, e quando, il decreto di nomina della dott.ssa Porro a dirigente ad interim della SSABAP in luogo dell’arch. Prosperetti? La disponibilità dell’incarico che da ultimo è stato di questo chiacchieratissimo dirigente, responsabile di una gestione che ha portato l’Istituto sull’orlo del collasso, situazione che mi riprometto di approfondire, presuppone la sua uscita di scena mediante la messa in aspettativa o la sospensione, provvedimento assunto, però, solo qualche giorno fa. La sua assenza per malattia dopo il rinvio a giudizio per la nota vicenda dello stadio della Roma, preludio all’imminente pensionamento (che ragioni di opportunità suggerivano non dovesse passare dal rientro in ufficio), aveva intanto aperto la strada alla sostituzione con un facente funzioni, privo del potere di firma di atti contabili e di impegni di spesa.
L’interim consente, invece, al sostituto di firmare da vero e proprio dirigente generale, come ha fatto la designata dott.ssa Porro. I casi sono due: se la suddetta è stata pagata con il 35% del compenso per l’interim, si profila un reato amministrativo di competenza della Corte dei Conti, perché il MiBAC avrebbe pagato due direttori generali per la stessa posizione. Se invece la dott.ssa Porro era inquadrata e compensata come mera facente funzioni, c’è da chiedersi su quali basi giuridiche poggiasse un interim che si sovrapponeva, di fatto, ad un direttore generale assente per malattia ma ancora in servizio e quale valore abbiano gli atti contabili e gli impegni di spesa da lei eventualmente sottoscritti. L’ambiguità della situazione impone che si faccia chiarezza. Chiederò, pertanto, al Ministero oggi a guida Franceschini di poter consultare i documenti relativi a quanto accaduto prima della sospensione/aspettativa dell’arch. Prosperetti, per capire dove si sia inceppata la catena di comando permettendo che un dirigente si firmasse Soprintendente speciale ad interim senza averne titolo o avendolo in forza di un reato amministrativo che il suo superiore diretto, fra gli altri, non poteva ignorare.
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