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Cosenza accoglie Roberto Andò: bagno di folla alla Feltrinelli per il Premio Sila

Roberto Andò presenta alla Feltrinelli di Cosenza “Il coccodrillo di Palermo”. Un viaggio tra noir sciasciano, Thomas Bernhard e i segreti di un padre.

William Klein ha fotografato New York per tutta la vita. Nella prefazione al suo libro scrive: tutti questi scatti li ho fatti all’insegna della vendetta. «Lo potevo dire anch’io per questo romanzo», ha esclamato Roberto Andò, giovedì sera alla Feltrinelli di Cosenza per presentare il suo “Il coccodrillo di Palermo” (La Nave di Teseo), entrato nella Decina 2026 del Premio Sila. Vendetta e amore insieme. «Non avrei scritto un libro come questo se non amassi Palermo alla follia. È un tentativo struggente di afferrare ancora una volta qualcosa che mi sta sfuggendo». Ha continuato Andò, in dialogo con Enzo Paolini, presidente della Fondazione Premio Sila.

Tutto ha sempre un inizio

«Quella storia l’ho scritta perché molto tempo fa, in una serata confidenziale, un magistrato mi ha raccontato qualcosa di sconvolgente che riguardava un grande magistrato, oggi non c’è più, e il suo rapporto con una certa intercettazione». Roberto Andò ha spiegato come nasce il romanzo. Da un pettegolezzo, da una confidenza, da un dato reale che ha lavorato dentro di lui fino a diventare questa storia. «Ci sono molte più cose vere di quanto si possa immaginare».

«Amo molto la letteratura gialla che non ha una soluzione. Il giallo più autentico è quello che scrivevano Gadda e Sciascia, romanzi dove la verità è irraggiungibile». Roberto Andò ha parlato del rapporto tra giustizia e verità. «Questo padre è un officiante di questa giustizia impossibile. Un uomo che si è dedicato con grande scrupolo alla giustizia, conosce il limite, sa riconoscere nella giustizia anche l’aspetto tecnico, disgiunto dalla verità». Rodolfo ascolta le bobine. Dodici persone, sei conversazioni. Comincia a seguirle, a essere incantato dalle storie che ognuno di questi personaggi propone. «Si perde in questa missione. Sente che questi testi, queste conversazioni, alludono, rimandano, creano un’aspettativa che non riesce ad afferrare. Il tema vero è cosa sia rimasto leggibile di questa città».

Palermo come personaggio

Enzo Paolini ha sottolineato come le sei registrazioni offrano una ragnatela di Palermo. «Evocano le atmosfere di una certa Palermo, una certa filmografia. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, le atmosfere di Elio Petri».

«L’evocazione dei film di Petri mi lusinga moltissimo – ha risposto Andò –. In Palermo c’è una città interiore e una città oggettiva, che si è pietrificata, che è rovinata, che è nuova. Poi c’è la città interiore, altrettanto importante. Ho creato un dialogo tra queste due città. E poi c’è la città dei morti».

Una città che pensa di avere già realizzato tutto. «Pensa di essere il centro del mondo, di avere già fatto un viaggio completissimo. È stata visitata da tutte le civiltà possibili: arabi, spagnoli, francesi. Pensa di essere il culmine della raffinatezza e del pensiero. Dietro questa immagine c’è l’incapacità di fare i conti con sé stessi».

Thomas Bernhard come guida

Ogni capitolo del romanzo si apre con una citazione di Thomas Bernhard. «Il vero coccodrillo è Thomas Bernhard», ha detto Andò. «Il controverso scrittore viennese. Da lui ho preso il camminare, il rapporto ostile verso la sua città d’origine, la passione per la musica, il senso del vivere». Una città che Andò descrive attraverso le parole di uno psichiatra del romanzo: «Questa città riserva sempre sorprese, nonostante abbia un carattere e una psiche con tratti coattivi e imprevedibili. È una città pensosa, il che non vuol dire che abbia un pensiero, un progetto. Non li ha mai avuti, o meglio, non fa in tempo ad averli che subito li uccide con il suo micidiale cinismo».

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LA SCHEDA DEL LIBRO

Roberto Andò – Il coccodrillo di Palermo – La nave di Teseo

Rodolfo Anzo è un regista di documentari che abita a Roma. Da più di dieci anni non torna nella sua città natia, Palermo, con cui ha un rapporto conflittuale tanto che sarebbe felice di non farvi più ritorno. Improvvisamente, è costretto a cambiare i suoi piani: la vicina di casa dei genitori, ormai defunti, lo avverte che qualcuno si è introdotto nell’abitazione, dileguandosi senza trafugare alcun oggetto di valore. Sembrerebbe un furto andato a vuoto, in casa Rodolfo si imbatte in sei bobine di intercettazioni telefoniche che il padre poliziotto aveva illegalmente conservato, insieme a un messaggio in cui si chiede di restituirle alle persone intercettate. L’uomo decide di mettersi alla ricerca dei misteriosi intercettati, non sa fin dove questo incarico lo porterà: con la complicità di una Palermo stregata, dai contorni sinistri e surreali, Rodolfo affronterà la verità tra le ombre della memoria di suo padre. Seguendo l’indagine di un figlio sui misteri di un padre, Roberto Andò ci accompagna tra le strade e gli incontri di una città fascinosa e malata, sospesa tra il peso della colpa e il desiderio di redenzione e giustizia. Un labirinto magico di voci e volti che emergono da un passato ambiguo e reticente.

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LA BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Roberto Andò

Nato a Palermo nel 1959, è regista di teatro di prosa, lirica e cinema. Tra i suoi film, premiati con importanti riconoscimenti, ricordiamo “Sotto falso nome” con Daniel Auteuil, “Le confessioni” con Toni Servillo e Pierfrancesco Favino, “Una storia senza nome” con Micaela Ramazzotti e Laura Morante, “La stranezza” con Toni Servillo, Salvo Ficarra e Valentino Picone. Dal suo romanzo “Il trono vuoto”, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2012, ha tratto il film “Viva la libertà” con Toni Servillo e Valerio Mastrandrea. Il suo ultimo film è “L’abbaglio”. “Il coccodrillo di Palermo” ha già vinto il Premio Elsa Morante per la Narrativa 2025.

Roberto Andò a Cosenza
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