Banner Conad

Cosenza: Aeham Ahmad incanta Piazza Duomo

E’ al pianoforte del siriano Aeham Ahmad che il comune di Cosenza ha dato l’incarico lo scorso giovedì di aprire la ricca stagione di eventi firmata “Confluenze-Festival delle Invasioni 2017” che animerà l’intera estate cosentina. La sua musica sembra scandire il battito del cuore di chi ascolta non appena raggiunge il palco di Piazza Duomo. Ad assistere alla straordinaria esibizione anche il Sindaco Mario Occhiuto con il Vicesindaco Jole Santelli e molti membri della giunta e del consiglio. “Music for hope” è il titolo dello spettacolo dalle note avvolgenti che trasmettono un’invocazione alla purezza, alla solidarietà, alla pace.

Aeham Ahmad

Il concerto di Ahmad inizia con “Dimentica il mio nome”, un brano molto denso ed evocativo dell’infanzia del cantante, momento di desideri e tempo “congelato come se si fosse bloccato in un pezzo di pane”. Poi la serata continua con il racconto intimo e commovente dell’artista su Yarmuk, il campo profughi vicino a Damasco dove, sulla scia del nonno, suonò per il popolo distrutto dall’accerchiamento dei soldati di Assad. Il racconto riporta al senso del ricordo pieno di sofferenza per il terribile stato della gente in Siria, devastata dalla fame e dalla guerra e in particolare la rimembranza va al fratello in carcere. «Devo capire perché il mio Paese viene distrutto pezzetto dopo pezzetto»: con queste parole l’io narrante sembra sostituirsi al musicista, sovrapponendosi, in un gioco intrecciato tra musica e parole. Poi riparte il pianista ossequiando i più importanti pianisti tra cui Beethoven di cui suona “Per Elisa” e Mozart con la “Marcia Turca”. Ma ancora è il racconto a prevalere. I testi pieni di dolore raccontano la morte di un giovane assassinato con i libri sulle spalle ma anche di tante altre storie di povertà e miseria causate dalla guerra, di una comunità privata dei principali diritti umani, del frastuono delle bombe e del silenzio assordante della morte. Alla denuncia si mescola anche la nostalgia per il proprio Paese e per la propria gente. E’ così che emerge il senso vero del proprio canto vissuto come uno strumento per auspicare alla pace.

La serata, piena di emozioni sia per la musica sia per il racconto, si conclude con l’invito ai presenti da parte del cantante a intonare all’unisono un pezzo dal carattere “catartico”. E’ così che tutta la Piazza si trasforma in una splendida baraonda dove gli applausi scandiscono un’atmosfera splendida. Questa canzone diventa in questo contesto una sorta di inno alla pace e alla gioia per un mondo che troppo spesso sembra essere dimenticato.

Condividi questo contenuto