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Cosenza, deciditi! Vuoi spiccare il volo oppure ristagnare nell’anonimato?

L’attuale e tribolata stagione, che sembra tanto la continuazione di quella passata, eccezion fatta per la mini cavalcata durante i playoff, pone la tifoseria rossoblù dinanzi ad un triplice interrogativo. Il martellante dubbio è di quelli esistenziali: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove vogliamo arrivare?

Se le risposte alle prime due domande sono relativamente semplici (“simu u Cusenza” e veniamo dall’inferno della serie D, da uomini “liberi”, dopo circa ottocentosettantotto miliardi di campionati consecutivi in serie B, da “schiavi” e con Pagliuso come presidente), risolvere il terzo dilemma, “ca para u terzo mistero i Fatima”, è veramente operazione ardua.  “Na fatiga” che oggi sembra ai limiti dell’impossibile, tanto che perfino Eracle preferirebbe ripetere all’infinito le sue dodici, rinunciando così all’espiazione dei peccati commessi. Il presidente Guarascio guida il Cosenza dal 2011 ormai. Son passati diversi anni, troppi per poter legittimamente opporre alle naturalmente ambiziose aspirazioni della piazza una non conoscenza del mondo del calcio. Sia chiaro, i modi di gestire la società rossoblù da parte del patron non sono messi in discussione. Non potrebbero esserlo. dopo tutte le peripezie che la tifoseria è stata costretta ad affrontare a partire dall’annus horribilis 2003!

Paolo Fabiano Pagliuso, ex presidente del Cosenza Calcio
Paolo Fabiano Pagliuso, ex presidente del Cosenza Calcio

Fin dal suo insediamento alla presidenza della società bruzia, Guarascio ha doverosamente ed opportunamente attuato la politica dei “piccoli passi”, la cui stella polare è la virtù del bilancio, ridando dignità e credibilità alla Cosenza sportiva, raggiungendo la terza serie nazionale e vincendo anche la Coppa Italia di Lega Pro. Per questo egli merita gli applausi ed i ringraziamenti del popolo rossoblù ma non anche una wild card che gli consenta di sedersi al tavolo delle Potenze. Per tutta una serie di ragioni, tra le quali spiccano una discontinuità progettuale ed una certa confusione programmatica, fino ad oggi il Cosenza non è riuscito a fare quel salto di qualità necessario per consacrarsi tra le grandi della serie C. Il treno per la cadetteria è stato perso almeno un paio di volte e, diciamocela tutta, forse anche in maniera pacchiana. Come dimenticare il clamoroso errore di non rinforzare a dovere il tosto Cosenza di Roselli nel mercato di gennaio di due anni fa quando si era ad una manciata di punti dal primo posto?

Alla base dei malumori e, forse, della rassegnazione attuale da parte della tifoseria sicuramente c’è quella sensazione, derivante dai grandi errori commessi nel passato, di “unn’essa né carne e né pisce”. Recita una famosa réclame pubblicitaria: “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”. Invece, a Cosenza questa attesa, unita alla sensazione di cui sopra e ad un avvio di campionato shock, ha portato disturbi umorali e depressione. In una parola anedonia.

Marco Negri, 59 presenze e 23 gol con la maglia rossoblu
Marco Negri, 59 presenze e 23 gol con la maglia rossoblu

Solo le prossime decisioni della Proprietà potranno svelare l’arcano. A Guarascio la scelta di rinvigorire il morale di un ambiente orfano di entusiasmo, oppure di lasciarlo naufragare definitivamente facendolo campare di ricordi. Il gol di Marulla a Cesena, la tripletta di Negri a Venezia, il gol di Lucarelli nel derby contro la Reggina, quello di Riccio a Napoli oppure quello di Zampagna contro la Salernitana, solo per citarne alcuni. “Belli i tiampi da serie B!“. Poco importa se, per aggredire con decisione il ritorno nella categoria dalla quale i lupi furono ingiustamente estromessi tanti anni fa, anche stavolta ci vorrà un bel repulisti in applicazione della regola della tabula rasa tanto cara al presidente. L’importante è “ca a su giru si quaglia”. E non è mica detto che non lo si possa fare già in questo campionato. Ora testa, cuore e attributi in casa contro la Juve Stabia e poi “supa u cuazzu”.

Federico Perri, libero pensatore.

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