Il neo tecnico rossoblu Gaetano Fontana attende l’arrivo di pedine funzionali al suo modulo di gioco offensivo. Lo spettacolo al “S.Vito” è un evento raro
Quando il presidente Guarascio rilascia delle dichiarazioni, molto di rado come è sua consuetudine, bisogna cercare di leggere tra le righe il senso delle sue parole. Perché è sempre stato molto abbottonato e in alcune occasioni enigmatico. Nel corso della conferenza stampa di presentazione di Trinchera e Fontana, il patron ha rivelato di aver dovuto cambiare per risolvere delle criticità che erano emerse in seno al Cosenza Calcio.

Solo lui sa i veri motivi che lo hanno spinto all’ennesimo azzeramento dello staff tecnico della sua gestione. Di sicuro si tratta di un cambiamento di mentalità epocale. Il nuovo tecnico Fontana, nella sua prima uscita da oratore in riva al Crati, ha confermato la fama che lo accompagnava: che è quella di allenatore dal credo prettamente offensivo con una spruzzata di “Sarrismo“. Nel corso della sua storia recente la Cosenza sportiva e il bel calcio si sono incontrate di rado. Nella lunga schiera di allenatori che si sono seduti sulla panchina rossoblu negli ultimi 25 anni, si contano sulle dita di una mano quelli che hanno pensato prima a segnare che a non prenderle.
In tempi non troppo recenti il “S.Vito Marulla” assistette allo spettacolo della formazione allenata da un emergente Alberto Zaccheroni, fautore del 4-3-3 che qui riuscì nella grande impresa di trasformare una squadra che sembrava spacciata per i 9 nove punti di penalizzazione che le erano piombati sul groppone, nella rivelazione del campionato di serie B 1994/95. A facilitare il compito del tecnico romagnolo furono le capacità realizzative di un attacco stellare composto da Marco Negri, Francesco Palmieri e Gigi Marulla, supportati dall’estro del piccolo genio Enrico Buonocore.
Qualche anno più tardi (1996/97) ci riprovò Franco Scoglio ma gli andò male. Il professore, armato di buone intenzioni, sbagliò praticamente tutto. Nemmeno Bortolo Mutti (2000/01) e il suo Cosenza che primeggiò per larga parte del torneo, accarezzando il sogno della serie A, riuscì a dare un tocco di spettacolarità. Quella compagine era basata principalmente sulla compattezza del gruppo e su una solida organizzazione di gioco. Si giunge così al biennio targato Mimmo Toscano (2007-2009). La doppia promozione dalla serie D alla serie C1 fu memorabile ma mai caratterizzata da un gioco scintillante.

Per tornare a vedere 11 lupi affamati e vincenti, ma soprattutto divertenti, bisogna andare alla stagione 2011/12, agli albori dell’era guarasciana. Mister Tommaso Napoli è stato l’ultimo di questa lista, con lui alla guida tecnica i tifosi rossoblu non si sono mai annoiati. Su tutte due partite: semifinale e finale dei playoff. La prima, vinta in maniera rocambolesca ai calci di rigore, e giocata a Matera contro il S.Antonio Abate. Il Cosenza è in netto controllo del match, nonché in vantaggio con un rassicurante 4-2, ma spegne inspiegabilmente la luce e si fa recuperare sul 4-4. Il merito poi sta tutto nelle doti da ipnotizzatore del pipelet silano Franza, che decide di blindare la porta nella lotteria dei calci di rigore.
La seconda è l’indimenticabile 3-2 in rimonta nella finalissima di Arezzo contro il Sandonà Jesolo. Una vittoria, colta in zona Cesarini, che poi si rivelò inutile ai fini del ripescaggio. Quel Cosenza fu un esempio di bel calcio, trascinato dal tridente ben assortito formato da Arcidiacono, Longobardi e Mosciaro, e dalla fantasia di Provenzano a centrocampo. Il passo indietro della guida Roselli, nonostante il conseguimento di alcuni risultati storici, è evidente. Il tecnico umbro non ha mai dato un’impronta spettacolare al suo gioco, i suoi dettami erano ben altri, palla lunga e pedalare.
Stefano De Angelis ha iniziato la sua breve avventura sulla panchina bruzia con idee alquanto sparagnine. Peccato che il cambio di mentalità sia durato giusto l’arco di poche partite, dopodiché anche lui, conscio di un organico che poco si adattava a queste caratteristiche, è tornato sui suoi passi arretrando notevolmente il baricentro degli undici in campo. In mezzo a tutto questo turbillon di allenatori e idee di gioco, è il caso di isolare un singolo gesto tecnico.Il manifesto del culto del bello: Pietro Maiellaro e quella serpentina meravigliosa con cui fece cadere tutti i difensori della Fiorentina come birilli, prima di depositare il pallone alle spalle del portiere viola Toldo. Pura meraviglia, forse la cosa più bella ammirata da queste parti.
Ora la palla è nelle mani di Gaetano Fontana. Riuscirà a farci divertire? Riuscirà a presentare un Cosenza brioso e votato all’attacco? Lo stabilirà il campo, unico giudice supremo.
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