Ventisette anni dopo quel terribile boato che squarciò l’Italia dell’antimafia, Palermo e l’Italia tutta ricorda il giudice ucciso, Paolo Borsellino e i suoi angeli, gli agenti della scorta che persero la vita proteggendo il magistrato del pool antimafia. Oggi le idee di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino camminano sulle gambe dei cittadini onesti che, nel corso della loro vita hanno “accolto e accoglieranno” la “nave della legalità” per salparla secondo i principi della giustizia.

A Cosenza in Piazza XI Settembre Rievoluzione Calabria, associazione politico-culturale ,capitanata da Giuseppe d’Ippolito e Angelo Brutto, in memoria di un uomo dello Stato,ha organizzato una fiaccolata nel pomeriggio del 19 Luglio,dove ha partecipato la deputata Wanda Ferro,che si è detta fiduciosa sul lavoro della Commissione Antimafia, la quale ha deciso di desecretare gli atti e gli audio del magistrato, infine ha lanciato un monito “L antimafia non ha colore politico”; è intervenuto anche Nicola Caruso di Rievoluzione Calabria, augurandosi che su quell’attentato, per troppo tempo ricoperto da molte ombre, si possa fare chiarezza. Ciò che desta ancora molta preoccupazione è il mancato ritrovamento della famosa agenda rossa, quel diario da cui il giudice rimasto ucciso in via d’Amelio non se ne staccava mai.
Secondo la testimonianza del figlio Manfredi, le indagini sulla sua morte avrebbero certamente preso un’altra direzione se l’agenda fosse stata restituita con l’intera valigetta, e su questo fronte sì sono schierate sia la sorella Maria che le figlie di Paolo.
Al presidio erano presenti anche alcune figure istituzionali,come il sindaco di Cervicati Gioberto Filice, l’assessore al Comune di Carolei Antonio Pulice, Angelo Greco, vice sindaco del Comune di Mendicino, Giuseppe Brugnano(Fsp Polizia di Stato),tutti convinti che la cultura dell’antimafia si deve e si può costruire insieme.Il lavoro cominciato a Capaci fu completato a Palermo, cinquantasette giorni dopo, in via Mariano d’Amelio. Dopo Giovanni Falcone era la volta di Paolo Borsellino. Anche stavolta con il carico aggiuntivo degli agenti di scorta, saltati in aria insieme all’obiettivo che avrebbero dovuto proteggere. Era scritto, e Borsellino lo sapeva bene.
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