L’assessore comunale di Cosenza rompe il silenzio dopo la nota dei Democratici Progressisti Meridionalisti: “Ho agito prima delle interviste di De Cicco per tutelare la mia dignità”.
Rispondo alla nota pubblicata dai Democratici Progressisti Meridionalisti e firmata dal suo presidente Francesco Intrieri. Vi sono contenute affermazioni che non corrispondono alla verità, e il presidente lo sa, così come era a conoscenza della mia decisione di rassegnare le dimissioni già da tempo. Mi sorge perciò un dubbio, che al resto del Movimento non sia stato detto nulla. Con il presidente ho parlato, ed era suo il ruolo di ascoltarmi; con il segretario Francesco De Cicco non ho avuto alcuna possibilità di confrontarmi.
Rispondo per un motivo soltanto: quando vengono dette delle falsità, si ha il dovere di tutelare la propria dignità. Non ho mai voluto che volassero gli stracci, e non li faccio volare adesso.
La data è scritta nel mio comunicato e non è contestabile: la scelta era maturata da molto tempo e si è determinata il 9 ottobre, prima e indipendentemente dalle dichiarazioni che Francesco De Cicco ha rilasciato a TEN. La formalizzazione della mia uscita era già spiegata nel comunicato precedente. Evidentemente quel testo non è stato letto: si sono fermati al titolo. Definire oggi “surreali” quelle motivazioni è una bugia detta sapendo di mentire.
È vero che in politica contano i numeri, ma su questo progetto io lavoro dal 2021: dal 2021 condivido l’idea di una realtà politica radicata sul territorio, con un impegno costante nella costruzione del partito. Un impegno che non si liquida con una cifra di preferenze. E la cifra che è stata usata non corrisponde nemmeno a quella reale: i risultati sono facilmente verificabili. Un simile argomento degrada il livello del dibattito politico, e dice della stima con cui si guarda alle persone.
Che l’atteggiamento del Movimento nei miei confronti fosse cambiato era una mia sensazione, ma il presidente me ne ha dato conferma ogni volta che ci siamo parlati, e in modo definitivo dopo l’intervista dell’8 ottobre (rilasciata all’emittente La C News 24 e pubblicata il giorno successivo), quando mi fu detto con chiarezza che avevo messo in imbarazzo il Movimento e che la mia posizione era ormai compromessa. Gli dissi che il giorno dopo avrei rassegnato le dimissioni, e lui mi confermò che era la cosa migliore: come se non si stesse aspettando altro.
Da tempo aspettavamo di sapere con chiarezza quale sarebbe stato l’orientamento del DPM, anche per capire quali scelte io e l’assessore Sconosciuto avremmo dovuto compiere nei confronti e nel rispetto della giunta comunale. Perché a quel punto avremmo davvero dovuto lasciare la poltrona, nel momento in cui il partito avesse deciso di prendere le distanze dall’attuale amministrazione. Quel chiarimento non è mai arrivato, fino a quando non avevo già preso le distanze da DPM. E nessuno, così mi è stato riferito dal presidente Intrieri e dall’assessore Sconosciuto, sapeva quali dichiarazioni sarebbero arrivate da quella trasmissione; oltretutto si è trattato di una decisione importante, che riguardava oltre che il partito anche me in prima persona, per il mio ruolo in giunta.
Ho lavorato alla nascita del DPM, mediando tra due gruppi con storie diverse — quello di De Cicco e quello dei meridionalisti — e componendo i contrasti fisiologici che si incontrano quando anime politiche diverse provano a costruire qualcosa insieme. Il mio obiettivo era dare vita a un partito organizzato, con regole e una linea, e non restare ancorato a una dimensione movimentista sempre a rischio d’implosione.
Sull’assessorato, so bene di essere un assessore esterno, e lo sono perché ho creduto a un progetto politico: non per questo esiste una delega in bianco sulle mie decisioni. Nessuno può fare il timoniere delle scelte che riguardano me e quelle politiche del sindaco Caruso in merito.
Dopo le mie dimissioni, le mie posizioni non sono affare del DPM, che farebbe bene a guardare alle proprie. A oggi non mi risulta che alcun assessore abbia rassegnato le dimissioni, neppure chi è ancora in quota DPM. E se il segretario del DPM dichiara in un’intervista televisiva prima, e in un breve video dopo, di lasciare liberi i suoi assessori, mi chiedo perché chieda le dimissioni di chi dal partito si è già dimesso.
Infine la famiglia, anche su questo c’è stata una caduta di stile. Alla mia famiglia devo la serenità con cui svolgo il mio lavoro, ma è anche il luogo del confronto, della crescita e delle scelte condivise. Alludere a presunte influenze familiari è un’offesa alla mia persona, perché significa immaginarmi manovrabile: nessuno mi manovra, e non mi faccio guidare da nessuno. La respingo al mittente. Il fastidio, con molta probabilità, è tutto del DPM per posizioni politiche non coincidenti con le sue, che la mia famiglia esprime in un dibattito politico che non riguarda Cosenza, e che più volte mi è stato fatto notare. Anche su questo il presidente Intrieri mi ha riferito l’imbarazzo che il DPM nutriva, ma senza mai cercare un confronto chiarificatore e nel rispetto delle idee di ognuno.
Il presidente dei Democratici Progressisti Meridionalisti sapeva tutto questo, ed è la ragione per cui ho risposto. Con questo comunicato la vicenda è chiusa: non rilascerò altre dichiarazioni né alimenterò altre polemiche.
Giovanni Gianluca Orrico

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