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Cosenza, la delusione dei tifosi: il branco è inferocito

‘ I sacrifici, i Km e tutti i problemi li portiamo dentro di noi, li portiamo con noi, ma non ci hanno mai impedito di dare il massimo e di sostenere OVUNQUE & COMUNQUE i nostri colori…’ anni ’80 Cosenza.

Che cosa ha fatto il Cosenza?

Ormai non serve più nemmeno chiederlo, perché si sa.. ciò che questa squadra produce, è zero. E non importa se siamo in 10.000 o in 3000, non importa di chi possa essere la colpa se del presidente o dell’allenatore, perché chi soffre è la tifoseria. Tutti presenti e seduti su quel seggiolino che inizia a diventare sempre più caldo. Sempre più scomodo. Entrare nel tempio, il nostro tempio, perché diciamolo… a nessuno è mai appartenuto il San Vito Marulla se non ai suoi tifosi. Quelli veri. Quelli che urlano a squarciagola. Quelli che macinano chilometri. In nome di un ideale. In nome di una fede. Dai colori rossoblù.

Che cosa resta alla fine?

Il diniego di Trincherà che a fine partita non vuole parlare con i giornalisti; il neo sconosciuto Direttore Generale che a testa bassa cammina silenzioso; le indiscrezioni sull’esonero di Mister Braglia; il volto contrito di Guarascio che ha perso la Dea bendata x strada.
Bhe.. a noi di certo resta solo rabbia, delusione, amarezza, rammarico, verso tutto quell’amore provato e mai sopito che, da troppo ormai, è diventato più croce che delizia.

Tra e fuori gli spalti c’è chi se la prende con Braglia, chi con il presidente, chi con la squadra. Ma a chi importa veramente di chi siano le colpe?

Ciò che conta sono le espressioni di quei volti che appaiono completamente defraudati da ogni altra emozione se non dalla vergogna di riconoscersi in due colori simbolo di appartenenza e di rispetto. Quello stesso rispetto che ormai manca.

Cosenza, la delusione dei tifosi: il branco è inferocito
Cosenza, la delusione dei tifosi: il branco è inferocito

Smettiamola di utilizzare specchi per le allodole e iniziamo a dire le cose come stanno: il Cosenza non si discute. Si ama. Perché quella maglia si deve conquistare col sudore e con l’amore. Quello vero e incondizionato. Che tanto il 26 dicembre saremo comunque tutti qui allo stadio San Vito Marulla a continuare a lottare e ad incitare non la squadra di oggi, bensì quei ragazzi che abbiamo ognuno di noi nella testa e nel cuore: persone come Padovano, come Massimiliano Catena, come Donato Bergamini. Persone che oggi non ci sono più e che non trovano pace nemmeno da lassù. Perché di giustizia mai se ne parla. Tanto quella può aspettare. Ma per chi resta qua, perché ancora crede che qualcosa possa cambiare.. per tutte le persone che quest’oggi erano sedute a guardare la partita.. chè la nostra giustizia è sul campo di calcio. Purtroppo gestita dalle gambe e dai piedi di quegli stessi giocatori che non nutrono nemmeno un minimo di amore per la maglia che indossano.

Ora basta con le mezze misure. Basta con le frasi a metà. Tutti i giocatori sono colpevoli. Nessuno escluso. Fino a qualche tempo fa il San Vito Marulla era motivo per molti, di ansia, di paura e di preoccupazione. Per il semplice fatto che dal Marulla non si passava. Oggi purtroppo dal San Vito non soltanto si passa con estrema facilità, ma si vince umiliando la gente di Cosenza. Costretta a guardar un indegno spettacolo immeritato. Si lotta contro la squadra avversaria, contro i nostri stessi giocatori e perfino contro la terna arbitrale. E dunque altro non resta a noi tifosi, gente di Cosenza.. che leccarci le ferite. Ancora una volta. Che tanto siamo bravi a farlo. Ma attenzione perché un lupo ferito diventa estremamente pericoloso. E questa volta non parlo dei giocatori, quelli non sono lupi, ma pecore. I lupi quelli veri, sono seduti sugli spalti e iniziano a fremere. Il branco è INFEROCITO.

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