Il piano del settore Welfare prevede un supporto costante alle vittime e percorsi mirati per la rieducazione degli uomini maltrattanti
Proteggere le donne e i bambini significa agire prima che la violenza torni a manifestarsi. Da questo principio nasce il lavoro che l’assessora al Welfare del Comune di Cosenza, Veronica Buffone, porta avanti con gli uffici comunali del settore Welfare e con le realtà specializzate impegnate sul territorio.
Uno degli strumenti attivati è lo Sportello di ascolto per gli uomini autori di maltrattamenti, nato dal protocollo d’intesa sottoscritto il 5 novembre 2024 tra il Comune di Cosenza e l’Associazione Italiana Mediatori Penali, A.I.Me.Pe.
Un percorso promosso e seguito dall’assessora Buffone fin dalla fase iniziale, con l’obiettivo di costruire un servizio stabile, collegato al sistema comunale del Welfare e capace di intervenire sui comportamenti violenti, sul rischio di recidiva e sulle conseguenze prodotte all’interno delle famiglie.
«In questi mesi ho lavorato insieme agli uffici Welfare per rendere concreto il protocollo e trasformarlo in uno strumento realmente accessibile», afferma Veronica Buffone. «La tutela delle donne resta il punto di partenza di ogni nostra azione. Intervenire sugli uomini autori di violenza significa affrontare i comportamenti di controllo, la gestione della rabbia e le dinamiche che possono generare nuovi maltrattamenti. Dobbiamo fermare la violenza prima che si ripeta».
Lo Sportello accoglie uomini che scelgono di affrontare le proprie condotte e di intraprendere un percorso di responsabilizzazione. Gli interventi riguardano la gestione delle emozioni e dei conflitti, l’affettività, le relazioni e il riconoscimento della gravità delle azioni commesse.
Un ruolo centrale è svolto dai Servizi sociali del nostro Comune, che hanno già segnalato e guidato allo Sportello alcuni uomini presi in carico nell’ambito delle proprie attività. Il primo utente è stato segnalato pochi giorni dopo la sottoscrizione del protocollo e ha scelto volontariamente di iniziare il percorso.
Il raccordo tra gli uffici Welfare e l’A.I.Me.Pe. permette di seguire le singole situazioni nel tempo, attraverso il confronto tra assistenti sociali, mediatori, psicologi, legali e istituzioni.
«La collaborazione con il settore Welfare è stretta e quotidiana», spiega la presidente dell’A.I.Me.Pe., Mariacristina Ciambrone. «Ogni situazione richiede continuità, competenze specifiche e un lavoro condiviso. Il percorso aiuta l’uomo a riconoscere le proprie responsabilità e a modificare i comportamenti che hanno generato sofferenza, paura e insicurezza».
Accanto agli invii dei Servizi sociali comunali, lo Sportello riceve segnalazioni da avvocati, Questura e Ufficio di Esecuzione Penale Esterna. I dati disponibili, ancora orientativi, fanno riferimento a circa 180 situazioni riconducibili all’attività svolta in raccordo con la Questura e a una quarantina di casi collegati all’UEPE.
Nel tempo sono aumentati anche gli accessi spontanei. Uomini venuti a conoscenza del servizio hanno scelto di chiedere aiuto direttamente, mentre diversi legali impegnati in procedimenti relativi alla violenza domestica e agli atti persecutori hanno richiesto informazioni sui percorsi disponibili.
La rete territoriale si amplia anche grazie alla collaborazione tra A.I.Me.Pe. e MoCI Cosenza, che opera attraverso il proprio CUAV, Centro per Uomini Autori di Violenza.
«Ho scelto di sostenere un modello fondato sulla collaborazione e sul collegamento costante tra servizi», sottolinea Buffone. «Gli uffici Welfare rappresentano spesso il primo punto di contatto con le famiglie e sono parte attiva di ogni percorso. Manteniamo un confronto continuo con i Centri Antiviolenza, le associazioni, le forze dell’ordine, i professionisti e tutte le realtà che intervengono nella gestione del fenomeno. Fare rete è essenziale. Oltre alle attività passate, stiamo partecipando ora ad un importantissimo progetto “NODI”, promosso dal Centro antiviolenza “Roberta Lanzino”, al quale abbiamo anche messo a disposizione una sede definitiva e idonea per lo svolgimento delle future attività del Centro. Siamo partner anche nel progetto “IO Scelgo Me” della Casa Rifugio “Gocce di Rugiada”, un progetto integrato di accompagnamento all’autonomia destinato a sei donne vittime di violenza ».
«Ho seguito con grande attenzione anche questo passaggio», prosegue l’Assessora. «Mettere a disposizione una sede significa offrire stabilità a un servizio essenziale per il territorio e creare le condizioni per programmare interventi duraturi. Il progetto NODI rafforza una rete che deve essere presente ogni giorno, vicina alle donne e alle famiglie».
Un impegno che unisce il sostegno alle donne, la tutela dei minori e il lavoro sugli uomini autori di maltrattamenti. Particolare attenzione viene anche riservata ai figli esposti alla violenza familiare. In alcuni dei casi seguiti è stato necessario coinvolgere professionisti specializzati nell’infanzia e mantenere un monitoraggio costante delle relazioni all’interno del nucleo familiare.
Il lavoro di prevenzione raggiungerà anche le scuole, attraverso incontri dedicati all’educazione all’affettività, al rispetto e alla gestione delle emozioni. Un’attività pensata per intervenire fin dall’adolescenza sulla costruzione delle relazioni e sul riconoscimento dei comportamenti aggressivi, possessivi e controllanti.
«Contrastare la violenza significa sostenere le donne, proteggere i bambini e responsabilizzare gli uomini. È un lavoro che porto avanti con presenza quotidiana, insieme agli uffici Welfare e alle realtà specializzate. Ogni percorso avviato può impedire che una donna e i suoi figli tornino a vivere nella paura», conclude Veronica Buffone.

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