La delegata al Welfare replica duramente all’attacco telematico apparso sulla testata online dopo la manifestazione
L’assessore al Welfare replica all’articolo pubblicato da Iacchitè: «Il confronto pubblico richiede responsabilità, rispetto delle persone e aderenza ai fatti. Continuerò a svolgere il mio lavoro senza farmi intimidire»
«Questo è il linguaggio scelto da Iacchitè. Nell’articolo pubblicato oggi viene formulato nei miei confronti l’augurio di patire le stesse sofferenze vissute dalla madre di Momo. Una frase che consegno integralmente alla valutazione dei cittadini».
L’assessore al Welfare Veronica Buffone interviene dopo la pubblicazione dell’articolo apparso sulla testata online, nel quale la sua partecipazione alla manifestazione viene accompagnata da espressioni offensive e da un esplicito augurio di sofferenza personale.
«Le critiche politiche fanno parte del ruolo che ricopro. Le ascolto, le affronto e rispondo nel merito. L’insulto personale e l’augurio del dolore appartengono a un altro terreno. Le parole possono umiliare, intimidire, colpire la dignità di una persona e alimentare un clima di aggressività».
«Da anni sono destinataria di attacchi che superano il confronto sulle scelte amministrative e investono la mia persona. Ho sempre scelto la misura, il rispetto e la responsabilità istituzionale. Continuerò a farlo. Il silenzio, di fronte a espressioni di questa gravità, rischierebbe di renderle normali. Normali non sono e non devono diventarlo».
L’assessore richiama il valore della coerenza nel contrasto a ogni forma di violenza.
«Ogni giorno chiediamo alla società di riconoscere la violenza anche quando non lascia segni visibili. La riconosciamo nelle minacce, nell’umiliazione, nella delegittimazione personale e nelle parole utilizzate per ferire. Questo principio vale sempre, per ogni donna e per ogni uomo, senza distinzioni legate al ruolo pubblico, all’appartenenza politica o alle opinioni espresse».
Buffone respinge anche ogni tentativo di trasformare una vicenda dolorosa in uno strumento di aggressione politica.
«Il dolore di una madre merita rispetto assoluto. Non può diventare un’arma retorica da rivolgere contro altre persone. La ricerca della verità e della giustizia richiede serietà, rigore e rispetto dei fatti. Usare quella sofferenza per augurare lo stesso dolore a qualcun altro non contribuisce alla verità e non restituisce dignità alla vicenda».
«Ho partecipato alla manifestazione con rispetto, ascoltando le persone presenti e svolgendo il mio ruolo istituzionale. Continuerò a essere presente, a confrontarmi con i cittadini e a lavorare ogni giorno per le persone più fragili, per le donne, per i bambini e per le famiglie seguite dai servizi».
«Non accetto che l’offesa venga presentata come libertà di critica. La libertà di informazione rappresenta un presidio essenziale della democrazia e porta con sé una responsabilità altrettanto essenziale: raccontare i fatti, verificare le informazioni e rispettare la dignità delle persone».
«Non risponderò con lo stesso linguaggio. Non arretrerò di fronte all’intimidazione verbale.
Proseguirò il mio lavoro con la fermezza e la serenità che hanno sempre guidato il mio impegno. Ogni eventuale iniziativa a tutela della mia persona e del ruolo istituzionale che rappresento sarà valutata nelle sedi competenti».
«Condivido pubblicamente le parole che mi sono state rivolte affinché ciascuno possa leggerle e farsi la propria opinione. Una comunità cresce attraverso il confronto, anche duro. L’augurio della sofferenza non è confronto. È un limite che nessuno dovrebbe oltrepassare».

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