Il Rotary Club Cosenza Sette Colli ha ospitato la presentazione del volume di Paride Leporace “Cosenza nel ‘900”.
Un tuffo nel passato, un ricordo vivo che restituisce dignità alla memoria e ci riconsegna, con intensità, l’identità di una città. È questo il senso profondo di “Cosenza nel ‘900”, il volume di Paride Leporace edito da Pellegrini Editore, che è stato al centro di un incontro partecipato e vibrante, capace di trasformare una presentazione in un vero momento di comunità. L’iniziativa, promossa dal Rotary Club Cosenza Sette Colli nell’ambito del progetto “Il Rotary per la Cultura”, ha visto la presenza dell’autore e la partecipazione di soci rotariani dei club dell’area urbana e di numerosi cittadini. Una sala attenta, coinvolta, spesso emozionata: perché il Novecento cosentino, nelle pagine di Leporace, non è solo un elenco di fatti, ma un corpo vivo fatto di volti, di luoghi, di voci, di svolte improvvise e di piccole storie che diventano storia comune.
Nei saluti introduttivi, Vincenzo Divoto, Presidente del RC Cosenza Sette Colli, ha ricordato come la storia del Novecento si intrecci simbolicamente con quella del Rotary, nato nel 1905 a Chicago e giunto a Cosenza nel 1949 con la nascita del primo club cittadino.
A seguire, Luigi Caputo, Presidente della Commissione Immagine Pubblica e Comunicazione del “Sette Colli”, ha guidato un dialogo serrato e proficuo con l’autore, toccando temi che hanno acceso curiosità e partecipazione. Anzitutto, la Cosenza “Atene di Calabria“, che nel secolo scorso conobbe una risalita culturale e sociale legata all’alfabetizzazione e alla scuola di massa, con la coincidente ascesa politica di Riccardo Misasi, cosentino ministro della Pubblica Istruzione, fino alla nascita dell’Università della Calabria, motore di opportunità e mobilità sociale e oggi centro di ricerca tra i più attivi a livello internazionale nell’Intelligenza Artificiale.
E poi la politica, che nel Novecento cosentino è stata protagonista in diverse fasi, e che sul finire del secolo ha consegnato alla città una stagione di rinnovato splendore grazie alla sindacatura di Giacomo Mancini. Una stagione che Leporace ha ricordato con emozione, per averla vissuta da vicino insieme al nucleo di Radio Ciroma, emittente cittadina che divenne presto una delle scintille della rinascita culturale del Centro storico.
Non sono mancati i temi che parlano ancora al presente: le fratture urbane, le ferite sociali, l’espansione verso Nord con il conseguente sviluppo urbano della vicina Rende, il rapporto tra Cosenza “nuova” e Cosenza “vecchia”, il senso dei luoghi e la responsabilità della memoria. Argomenti stimolanti che hanno spinto l’autore a “riavvolgere il nastro” con partecipazione evidente, restituendo al pubblico non solo una ricostruzione, ma un clima, un’aria, un battito collettivo.
Un momento particolarmente intenso si è avvertito con la riproduzione di un servizio televisivo del settembre 1987, realizzato da Leporace all’indomani del match di calcio Cosenza–Cagliari. Non solo sport, ma sociologia, sentimenti collettivi, identità. Da lì il dialogo si è aperto sul tifo ultrà e sui suoi tratti più anticonformisti e solidali, richiamando una figura che ha lasciato un segno profondo nella città: Padre Fedele Bisceglia.
Suggestiva, infine, la chiusura affidata alla lettura di “Sogno di una notte alla Ficuzza“, capitolo conclusivo del libro: una pagina poetica e gentile in cui l’autore affida all’immaginazione il compito di evocare persone, voci e presenze che hanno attraversato la Cosenza del Novecento. Da Ernesto D’Ippolito a Ettore Loizzo, da Stefano Rodotà a Luigi Gullo, Fausto Lio, Bernardino Alimena, Vincenzo Ziccarelli, alla maestra Iole Pizzuti, a Piero Romeo, a Mario Gualtieri. Espressioni di una città che è stata e che non c’è più. Un modo per dire che la memoria non è un museo: è una forma di gratitudine verso chi ci ha preceduto, e una responsabilità verso chi verrà.
Un incontro intenso, capace di riportare al centro la nostra storia comune: quella che, quando qualcuno ha il coraggio e la sensibilità di raccontarla, continua a parlarci.

Vai al contenuto



