Banner Conad
“Cosenza nel ’900. Storie e personaggi” di Paride Leporace

“Cosenza nel ’900. Storie e personaggi” di Paride Leporace

Di Anna Maria Ventura

Paride Leporace, con “Cosenza nel ’900. Storie e personaggi”, Luigi Pellegrini Editore, ci consegna un’opera rara: un affresco corale, teso tra la memoria e la cronaca, che riesce a raccontare una città intera, con i suoi uomini, le sue lotte, le sue utopie, restituendole il respiro di un secolo.

Non è solo una ricostruzione storica. È un atto d’amore verso la propria città. Ma un amore intelligente, critico, consapevole. Un amore che sa ricordare senza mitizzare, denunciare senza cedere alla rabbia, raccontare senza mai smettere di cercare. E per questo, è un libro che resterà.

Un libro scritto con la partecipazione emotiva di chi Cosenza “ce l’ha nel sangue”, e con la lucidità dell’osservatore, che, per mestiere, ha imparato a vedere, ascoltare e restituire la complessità.

In un’epoca che tende a svuotare il senso delle appartenenze, Leporace ci mostra che si può essere locali senza essere provinciali, anzi, che è proprio nella cura meticolosa della memoria locale che si trovano le chiavi per decifrare i fenomeni globali.

Cosenza, con le sue contraddizioni, le sue rivoluzioni incompiute, i suoi eroismi taciuti e le sue derive, esce da queste pagine come un simbolo più che come una città. E l’autore, che non si nasconde mai dietro il racconto, ma cammina fianco a fianco con le sue storie, dimostra che si può essere insieme cronista e protagonista, analista e figlio affezionato. E per questo, è un libro che resterà.

Giornalista di lungo corso, Direttore di testate e protagonista del dibattito meridionale, Leporace in questa sua opera letteraria, incrocia due linguaggi: quello del cronista, asciutto e documentato, e quello del testimone, capace di commuoversi davanti a una vecchia insegna, una voce di piazza, un profumo che riaffiora. Il risultato è un libro che non si legge soltanto, ma si attraversa, come si attraversano i vicoli della città vecchia di notte, sentendone i respiri più antichi.

Tra i numerosi fili che attraversano l’opera, ne emergono alcuni di straordinaria forza simbolica. Uno è certamente quello della cultura, intesa come leva di riscatto collettivo. La nascita dell’Università della Calabria non è solo un traguardo istituzionale, ma un punto di svolta antropologica.

L’autore ne segue le premesse già nel Settecento, con lo “Studio” dei domenicani, fino al Sessantotto cosentino, alle maisonnettes di Arcavacata, alle prime lauree dei figli di contadini, fino ad arrivare al presente in cui l’Unical studia l’intelligenza artificiale. È un’epopea civile che parte da un analfabetismo dilagante e arriva a una città che legge di più, ascolta più musica, si apre al mondo.

Altro filone potente è quello della resistenza politica e culturale. Leporace scava con cura nella memoria antifascista della città, portando alla luce figure straordinarie come Mario Martire, pilota e partigiano morto a Mauthausen, o come Salvatore e Cesare Curcio, comunisti perseguitati, organizzatori di congressi clandestini e testimoni integri di un’idea di giustizia sociale che resisteva anche nei luoghi della tortura.

La vicenda del congresso segreto del PCI a Perito, con la presenza di Umberto Terracini e il dibattito sulle tesi di Gramsci e Bordiga, è narrata con tensione narrativa degna di un romanzo di formazione, ma anche con un rispetto rigoroso per la storia e i suoi protagonisti.

Da lì si diramano i capitoli che compongono il mosaico: troviamo il fervore urbanistico e civile del Ventennio, con l’opera modernizzatrice di Tommaso Arnoni e il volto controverso del fascismo cosentino, restituito nei suoi tratti pragmatici più che ideologici. Poi le stagioni dell’antifascismo militante, con figure chiave come Fausto Gullo, Pietro Mancini e Nicola Misasi, fino ad arrivare alle battaglie sociali del secondo dopoguerra, all’emergere della sinistra riformista, e alla lunga stagione socialista dei Mancini, protagonisti e insieme simboli della cultura politica calabrese.

“Cosenza nel ’900. Storie e personaggi” di Paride Leporace
“Cosenza nel ’900. Storie e personaggi” di Paride Leporace

Leporace non giudica: racconta, illumina, mette in relazione. È capace di narrare la lotta politica, le manifestazioni e le rivolte, ma anche le pause, i silenzi, le ombre che fanno la storia tanto quanto i proclami.

Un altro asse fondamentale del libro è quello dello sport, e in particolare del calcio, raccontato non solo come passione popolare ma come campo di battaglia simbolico tra identità politiche e appartenenze sociali. La rivalità fra il Cosenza Calcio e la Morrone si trasforma così in un confronto tra socialismo e democrazia cristiana, tra il cuore dei Casali e il potere cittadino, tra una memoria romantica e un pragmatismo amministrativo. Leporace ricostruisce con dovizia i decenni di calcio cittadino, le squalifiche del San Vito, le imprese di Gigi Marulla, le parabole degli imprenditori-presidenti come Morelli, Carratelli, Lecce, consegnando un vero e proprio saggio di sociologia urbana mascherato da narrazione sportiva.

Anche il racconto urbanistico e architettonico – dalla modernizzazione razionalista del fascismo ai quartieri popolari, dalla nascita dello stadio dei trentamila all’industrializzazione mancata – viene trattato con intelligenza critica, rifiutando ogni retorica progressista. La parabola del pastificio Lecce, con la sua innovazione pionieristica e il tragico epilogo industriale, è forse l’esempio più emblematico della tensione tra sogno e realtà, tra visione e disillusione, che attraversa tutta l’opera. Quello che colpisce, pagina dopo pagina, è la capacità dell’autore di tenere insieme le grandi traiettorie con i dettagli minuti, la politica con lo sport, la cultura con la cronaca, la piccola storia con la grande storia, offrendo al lettore un’esperienza di lettura che è al tempo stesso istruttiva, commovente, e profondamente umana.

Uno dei tratti più affascinanti del libro è il modo in cui l’autore dà spazio alla vita culturale: dai teatri cittadini al fermento giovanile, dalle redazioni dei giornali agli angoli delle piazze. Racconta la nascita delle radio libere, i cineclub, gli scontri verbali tra intellettuali, l’arrivo a Cosenza del Living Theatre, i concerti di Lou Reed e Patti Smith, ma anche il cinema di quartiere e la “cinematica militante” dei ragazzi dei licei. Ogni gesto culturale ha un’eco sociale: fare cultura, in questa città, è anche un modo di resistere.

Ecco allora le storie di Radio Ciroma, fondata da Franco Piperno, simbolo di controcultura universitaria e libertà espressiva. Ma anche quelle della movida anni Ottanta e Novanta, che fece di Cosenza una capitale inconsapevole di una gioventù inquieta e creativa.

Rilevante anche l’attenzione alle figure femminili: Evelina Cundari, Rita Pisano, Sandra Savaglio, fino a Geneviève Makaping, la prima donna di colore a dirigere un giornale in Italia, da Cosenza, e dunque emblema di un Sud che sorprende, accoglie, si trasforma.

Il capitolo finale è un congedo struggente, un canto notturno che fonde realtà e sogno, cronaca e mito. “Sogno di una notte alla ficuzza” è ambientato in un luogo simbolo della città, “quasi irreale”, dove Leporace si abbandona a una riflessione più intima e universale. Qui, Cosenza non è più solo città fisica, ma paesaggio interiore, evocato tra ricordi d’infanzia, fantasmi del passato e presenze che tornano per una sola, irripetibile notte.

Il tono cambia: diventa più lirico, più rarefatto, come se il libro volesse salire in quota, lasciando la cronaca per raggiungere la nostalgia, quella vera, che non è rimpianto ma desiderio di permanenza. È il sogno di una città che non vuole sparire.

È in questo momento che anche chi Cosenza non l’ha mai conosciuta, finisce per sentirla familiare, come un luogo dell’anima. La ficuzza non è solo un luogo fisico o un albero, ma la soglia tra ciò che siamo stati e ciò che restiamo.

“Cosenza nel ’900” è un libro che lascia il segno, perché sa tenere insieme rigore e sentimento, memoria e visione, cronaca e racconto. Fa parte di quella letteratura civile che non separa mai lo stile dall’etica. Un libro che parla ai cosentini, certo, ma anche a tutti quelli che credono che ogni città, anche la più periferica, possa contenere il mondo.

Leporace, da vero narratore del reale, ci restituisce la geografia di un’identità: quella di una città, che ha lottato, amato, perso, sognato. È un viaggio attraverso un secolo, un viaggio di quelli che restano nel cuore. E che, come le strade di Cosenza vecchia, si fa sempre più bello quando ci si perde.

Condividi questo contenuto