D’Amore: «E’ un film di estremi». Servillo: «L’Uomo in più la mia prima grande occasione»
La serata evento di presentazione del film “Caracas” è stata organizzata da Giuseppe Citrigno, Presidente Anec Calabria e amministratore della CGC sale cinematografiche. Nel corso dell’evento hanno rilasciato delle dichiarazioni al cronista di CosenzaPost Vincenzo Campanella.
Partiamo dal regista D’Amore: vorrei chiederle di questa pellicola ambientata in una Napoli cupa, dove l’integralismo dell’Islam e l’estremismo del neofascismo si incontrano.
Mi permetto di fare una considerazione diversa: perché per me questo non è un film di estremismi o di integralismi, ma di estremi. Gli integralismi hanno molto a che fare con le ideologie e gli estremi con i sentimenti.
E’ la ragione per cui gli esseri umani spingono il loro vivere e il loro sentire alle periferie del proprio animo. Nel caso di Caracas per trovare un posto nel mondo e una comunità che li accolga. E’ anche una ragione per sentirsi vivi e sicuramente ci sono due macromondi che vengono raccontati, quello dell’estrema destra e quello della religione islamica.
Che servono, così come sono serviti all’autore Ermanno Rea, per descrivere un essere umano che passa da un estremo all’altro, nella ricerca disperata di quella che lui stesso definisce ‘’ la luce dell’appartenenza politica e quella di Dio’’
Servillo, veniamo a lei: parliamo dell’”Uomo in più”, quello che è considerato il più grande capolavoro di Paolo Sorrentino, che poi è anche stato il primo lavoro dell’immenso regista napoletano, e della sua interpretazione iconica di Toni Pisapia. Non pensa che questo grande film debba essere riscoperto?
Non sta a me dire se sia la pellicola migliore di Sorrentino. Sicuramente è stata la mia prima grande occasione, quindi devo molto a quel film.
All’epoca ebbe anche un ottimo successo, venne presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2001 e fu candidato al David di Donatello, mentre poco dopo nel 2004 con “Le conseguenze dell’amore” ottenemmo la nomination per la palma d’oro a Cannes. Niente male per opere prime.
In Caracas vediamo una Partenope oscura che diventa teatro della violenza degli estremi.
E’ un film che si addentra anche in questi mondi che a Napoli sono molto più vicini di quanto si possa immaginare. Io interpreto Giordano Fonte che nel libro rappresenta Rea, l’autore del romanzo.
Fonte racconta di come al suo ritorno a Napoli si smarrisce rivedendo anche i suoi strumenti. Perdendosi si rinnova. Caracas lo accompagna anche in questo scenario della disperazione che è il quartiere della ferrovia. Sono molto diversi, ma riescono a stringere un’amicizia improbabile.
Produttore Curti, quali sono i progetti del futuro di Teatri Uniti?
Diciamo che Teatri Uniti è cambiata nel corso del tempo. Adesso molte funzioni del passato non ci riguardano più. Tutti conoscete la nostra storia, siamo partiti dai film di Mario Martone per arrivare a produrre i primi due di Paolo Sorrentino. Io ho esortato Toni ad aprirsi al Cinema e i risultati sono sotto gli occhi di tutti perché è davvero un grande interprete.

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